Caleidoscopio Napoletano

 

di Silvana D'Andrea

 

E' bello  raccontare  di Napoli dando visibilità a dettagli sopra e sotto l'orizzonte,  raccogliendo suggestioni, indizi, sensazioni, emozioni,  rivederla come  in un caleidoscopio con tutte le   sfaccettature rivestite di folklore, superstizione,,leggende, misteri  che non tutti i Napoletani conoscono. Se vi trovate a passare per via Tribunali, soffermatevi a guardare la Chiesa dei Gerolomini. Sul campanile di sinistra, vedrete un orologio  a sei ore , con i numeri romani intervallati da gigli schematizzati: gli orologi a sei ore erano  orologi solari, che indicavano, al suono delle campane, le antiche Ore Italiche  adottate, a Roma, dalla Chiesa verso la fine del XIII secolo.Queste Ore, venivano scandite  dall’Avemaria della sera, dopo il tramonto, e non più dalla mezzanotte, come era consuetudine.Erano quindi necessari quattro giri completi della lancetta per arrivare a insegnare le 24 ore. Napoli è  stata  una città  ambita,  per  il ritiro di grandi uomini, di poeti, di letterati, ma  anche di  tiranni che l'amarono così tanto da risparmiarla, ci vissero, e ci morirono:    nel Chiostro della Chiesa di Santa Maria La Nova, c'è una lapide , risalente al XVI secolo, con la rappresentazione di un drago e due simboli di matrice egizia,  precisamente  di due sfingi contrapposte, che rappresentano il nome della città di Tebe( in egizio  Tepes). Questa lapide potrebbe indicare il luogo di sepoltura di Vlad III, principe di Valacchia, noto con il soprannome di “impalatore” ma passato alla storia con l'appellativo di Conte Dracula. Recenti studi napoletani hanno dato notizie certe che, effettivamente il  Conte Dracula non morì in battaglia, ma venne fatto prigioniero dai turchi;  la figlia Maria riscattò il papà prigioniero e lo portò in Italia. Alla morte ,lo fece seppellire a Napoli. In quei simboli c’è scritto Dracula Tepes, il nome del conte.   Lo studio delle malattie del passato(paleontologia) ha avuto riscontro nella nostra città per due scoperte che  hanno riscosso clamore ed  anche  allarme.

 Nella sacrestia monumentale della basilica di San Domenico Maggiore.ci sta un nucleo di trentasette sarcofagi lignei, alcuni dei quali custodiscono i corpi di sovrani e principi aragonesi deceduti fra la fine del XV e la seconda metà del XVII secolo, custoditi al disopra di una tribuna lignea della sacrestia , ma la particolarità e meraviglia  fu destata, per lo stato di una  mummia di un bambino di appena due anni, che  presentava la superficie cutanea ancora completamente coperta da un'estesa eruzione di tipo vescicolo-pustoloso, che fu riconosciuta  come vaiolo. Lo studio al microscopio mise in evidenza che il virus, all'interno delle pustole, era ancora presente e reagiva ancora agli anticorpi specifici. La scoperta provocò, all'epoca, una tale  preoccupazione  che il reperto fu spedito negli Stati Uniti per ulteriori studi. Ed in un altro sarcofago,  si rivelò interessante,  un'altra mummia : una nobildonna napoletana, Maria D'Aragona, deceduta nel 1568, ben nota, sia per il suo  ruolo politico e letterario. Il corpo era così ben conservato, da mantenere addirittura l'aspetto gonfio ed edematoso degli arti inferiori al momento del decesso.L' interesse fu però attratto da una medicazione ancora in situ: una fasciatura, sotto la quale fu messa in evidenza un'ulcerazione, con relativa medicazione. L'esame istologico dimostrò che ci si trovava di fronte a un caso di sifilide , i cui germi rispondevano ancora agli anticorpi specifici. E dopo quattro secoli.

Se vi inoltrate nei quartieri spagnoli, chiedete della Santa dei quartieri oppure di Francesca..  Da sempre la popolazione, che vive nella penombra dei vicoli, poco battuti dal sole, a ridosso di Toledo, vi accoglierà con entusiasmo, perchè tutti riconoscono in Francesca  delle Cinque Piaghe,  motivo di orgoglio.. La Santarella visse al primo piano del numero 13  di vico Tre Re a Toledo e sotto la sua abitazione ci sta il luogo di culto della fertilità. C'è sempre una lunga fila di donne incinte o signorine, che chiedono parto indolore, e aspettano di poggiare le proprie mani  sul trono ligneo dei miracoli. I numerosi ex voto intorno all'immagine della Santarella, testimoniano  leggittimità popolare di Maria Francesca.

Quale Napoletano  non ha gustato almeno una volta, gli squisiti  zucchini alla scapece? Non potreste mai immaginare che non è  una ricetta  napoletana, ma romana. Un famoso cuoco romano  Marco Gavio Apicio,  nel 37 a.c.,inventò la deliziosa ricetta  in onore di un imperatore romano . 

La chiesa del Carmine a Piazza Mercato, è famosa per un miracolo avvenuto nel 1439 durante una battaglia.  1439, l'infante Pietro di Aragona fece dar fuoco a una grossa Bombarda detta la Messinese, la cui grossissima palla, (ancora conservata nella cripta della chiesa), sfondò l'abside della chiesa e andò in direzione del capo del crocifisso che, per evitare il colpo, abbassò la testa sulla spalla destra, senza subire alcuna frattura. Il giorno seguente, mentre l'infante Pietro dava di nuovo ordine di azionare la Messinese, un colpo partito dal campanile, dalla bombarda chiamata la Pazza, gli troncò il capo.

E inoltre si racconta sempre nella stessa Chiesa e la stessa figura del Salvatore che, gli crescevano barba e capelli. e per  anni, in un giorno fissato dalla tradizione, vi si recava il magistrato per assistere " ex officio"alla cerimonia del taglio della barba di Gesù.

Napoli  è avvolta dal suo  passato glorioso ma anche misteriosa .Il popolo  è così consapevole di questa ricchezza che  lo fa rivivere, attraverso le credenze, le superstizioni, le leggende, tanto da farle apparire  vere,reali  con una tale  convinzione che nulla è mistero e tutto appartiene alla verità, alla realtà attuale.

 

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