NEAPOLIS, ELLENISTICAMENTE PARLANDO…

 

di Silvana D'Alessio

 

Non è soltanto la celebrità degli antichi monumenti che richiama molti stranieri in questa meravigliosa nostra città, anche i fenomeni fisici che tali luoghi offrono ad ogni passo, invitano gli amatori della storia naturale ad ammirare un maestoso spettacolo della natura: vulcani estinti, montagne formate in una sola notte (Montenuovo), monti convertiti in laghi, acque minerali sorgive in tanti quartieri di Napoli e tante altre bellezze di ruderi greci.

Polibio la considerò "una città unica tra le Italo greche."

“La bella, la forte, la grande" primogenita figlia di Atena e Cicerone “Città famosissima".   Palepoli (città vecchia) Neapolis (nuova città) con il suo splendido panorama è come    un anfiteatro.

Il primo avamposto della città, fu fondato da un gruppo di navigatori Eubei nell'800 a.C. all’incirca, e poi ampliato e abitato da coloni greci di Cuma.

Corrispondeva alla zona compresa tra l'isoletta di Megaride (il Castel dell'Ovo) e la collina di Monte Echia (Pizzofalcone).

Questo primo nucleo abitativo fu chiamato Parthenope, in onore della sirena vinta da Ulisse, il cui corpo, secondo il mito, sarebbe stato trascinato dalle onde fino alle spiagge dell'isolotto di Megaride.

In quest'area, rimangono pochi resti della più antica storia di Napoli: in particolare, sul Monte Echia, si trovano resti di una necropoli dell'epoca cumana. 

Neapolis a differenza di Palepoli aveva una forma meno regolare, era stata progettata   seguendo il sistema ippodameo (plateiai e..in greco), strade regolari che si incrociavano ad angolo retto, resero la città ordinata ed efficiente, pur essendo particolarmente  scenica, adagiata su una serie di terrazzamenti e vista da mare, doveva somigliare ai presepi di San Gregorio Armeno.

Le sue mura, divennero leggendarie perché possenti, a doppia cortina, realizzate nel IV e V^secolo a.c..

Neapolis era un centro naturale, di vita culturale, letteraria ed artistica, mantenne nei tempi intatto il suo carattere di città greca, nella lingua, nelle istituzioni, nel felice temperamento dei suoi abitanti gioiosi e sereni. 

Considerata la vera Atene d'occidente, dotta, elegante, festosa con i giochi quinquennali isolimpici del suo grande ginnasio, gli agoni musicali e teatrali, la sagra di Demetra con la festa attica della lampadodromia (gara di corsa), i culti a tanti dei: Dionos, Hebon, al fiume Sebethos, alla ninfa Partenope, ad Eumelos.

Anche le istituzioni greche della municipalità, il demarcos, gli arconti, il gymnasiarca e le scuole di filosofi e di retori che convenivano da ogni parte del mediterraneo le dettero lustro.

Fu il principale centro dell'insegnamento dell'epicureismo dove l'asiatico Sirone ebbe come discepolo Virgilio.

Ma l'avvento dell'impero romano e le successive edificazioni e le distruzioni dovute ai terremoti e alle continue eruzioni del Vesuvio portarono (nel sepolcro di fuoco indurito) alla distruzione di tantissimi templi, edifici e magnificenze greche.

Napoli sotterranea conserva la testimonianza del passaggio greco.

Rimane intatto, invece il maestoso panorama da destra Erma (Pusilipo sedatrice di affanni), a sinistra il Vesuvio.

Un dio della buona sorte è stato sentito sempre come necessario a Napoli e i Greco-napoletani eressero il tempio della Fortuna nella Piazza del Plebiscito dove ora è  eretta la Chiesa di S. Paolo.

I santuari delle divinità "Politiche" venivano collocate sull'acropoli, vicino all'agora e le altre divinità sulle coste o situate fuori dalle mura.

Il popolo Napoletano non sa dimenticare di essere stato greco.

Conserva usi propri e il carattere: epigrammatico, litigioso, paziente alle sventure, chiassoso, superstizioso tanto da legare ad ogni attività umana un proprio dio protettore.

In questo, il popolo Napoletano si identifica: devoto al proprio santo protettore, ne ha a disposizione 72, uno diverso dall’altro.

Le venerazioni alle Madonne riecheggiano lontani baccanali: dalla Madonna dell'Arco  a quella di Montevergine, e l'altra " Festa di Piedigrotta" era una celebrazione in onore del Dio Mitra, che si svolgeva nella grotta di Priapo, sostituita poi dall'altrettanto chiassosa festa "cristiana" di Piedigrotta.   

Anche tante usanze e tante superstizioni hanno origini greche.

Persone dedite a "incantesimi" erano finalizzati agli scopi più vari: a guarire da fatture d'amore, da malefici o da esorcismi, per cacciare le sventure.

Talvolta questi personaggi erano definiti ciarlatani (gohtai) e avevano il compito di allontanare gli spiriti cattivi .

La magia era una pratica popolare ai tempi greci e magico era il cavallo di bronzo geroglifico di Napoli.

Veniva considerato un simbolo della nazione Pelasga della nobiltà macedone essendo  stati i Macedoni i primi domatori di cavalli.

Il popolo lo considerava fatato, convinto che guariva ogni male con magica potenza: ogni notte i cocchieri della città adornavano la criniera della statua con nastri rossi e verdi e collane di taralli, segno di abbondanza e prosperità e con gli infermi, i cavalli   giravano intorno alla statua sperando nel miracolo.

Anche le donne ricorrevano al cavallo di bronzo, per avere guarigioni. 

A togliere questa insana, che durava da oltre mille anni anche in epoca cristiana, idolatria, l'Arcivescovo di Napoli, nel 1596 ordinò che si disfacesse questa sublime opera greca e se ne facessero campane della Cattedrale.  

I Greco - Napoletani adoravano il sole, come nella madre Euboica, isola consacrata al sole e personificato in Apollo, come da alcune medaglie ritrovate, delineato in forma di "giovane crinito e coronato d'alloro definito " l'occhio del mondo”.

Il popolo Napoletano di oggi  non vive senza il suo sole, avendone un'esigenza naturale  ....e,  come dice una famosa canzone napoletana:

 "Basta ca ce sta o' sole, la tristezza s'allontana e torna  il sorriso..”

 

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