GENIO E TECNOLOGIA NAPOLETANI

 

di Silvana D'Andrea

 

Veramente credete che il sole, il mare e il Vesuvio di Napoli ispirino solo musica e poesia?

No, no, abbiamo tanti personaggi laboriosi e geniali che, con tanta musica nel cuore, hanno saputo dare lustro alla loro città: benemeriti napoletani, che con le loro idee, con la loro genialità, servirono ad allargare i confini dell’umano sapere: dagli artigiani più fantasiosi agli “industrianti” che con la loro genialità contribuivano ad allargare il sapere tecnologico.

A Napoli il 13 febbraio 1839, fu pubblicata sul giornale scientifico “Il Lucifero” la notizia dell’invenzione di Daguerre (fisico francese), sul primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini.

Solo 7 mesi dopo, fu realizzato a Napoli il primo dagherrotipo.

A compiere l’impresa, fu il fisico matematico napoletano Gaetano Fazzini, che ottenne risultati straordinari secondo le cronache del tempo.

Anche se l’interesse suscitato fu enorme negli ambienti accademio-scientifici, esso non provocò affatto, a Napoli un aumento di figure professionali dedite a questa novità.

Ben altro fu l’interesse internazionale.

Molti stranieri affluirono a Napoli, sia per la novità tecnologica sia per la magnificenza dei suoi panorami da immortalare.

L’interesse verso la città nacque precocemente in fotografi francesi e tedeschi, che realizzarono vedute dagherrotipe di Paestum, Napoli e Pompei, usandole come matrici per le incisioni e realizzando antiche calotipie di tutto i Mezzogiorno.

Nacque una specie di turismo di massa, attratto dalle immagini delle sue vestigia antiche, diffuse in tutta Europa.

Si sviluppò un buon mercato delle stampe, rivolto a dare un’idea di una Napoli piena d’incanto, di folklore, di vita, che animava le strade, i quartieri più poveri, la luce della città.

Ci fu un aumento esponenziale del numero delle officine fotografiche che raggiunse in città il numero di 49, indizio di una professione che prese piede a Napoli e che caratterizzò Napoli fino all’inizio degli anni 2000.

Anche il Vesuvio e i fenomeni legati alle sue eruzioni attrassero tanti vulcanologi stranieri, ma anche tanti inventori napoletani si soffermarono sulle “necessità” connesse al vulcano.

Domenico Salsano che aveva una bottega di orologiaio al centro di Napoli, inventò il “sismometro a Pendolo” e nel 1856 il prof. Luigi Palmieri, docente all’Università di Napoli e direttore dell’Osservatorio Vesuviano, inventò il “sismometro elettromagnetico”.

Salvatore lo Bianco, detto “Turillo” era un inserviente che lavorava nella Stazione zoologica di Napoli e divenne il più importante personaggio del regno dei biologi, solo grazie alla sua abilità, curiosità e gagliarda gioia di vivere.

Privo di conoscenze chimiche com’era, riuscì ad inventare un processo per la conservazione dei “Sifonori (placton marino)”.

Divenuto conoscitore profondo della fauna del Golfo di Napoli, raccolse numerose e preziose notizie intorno alla biologia di molti animali marini e trovò nuovi metodi per la loro conservazione.

La sua ampia conoscenza faunistica e geologica, acquisita in molti anni di paziente lavoro di pesca e di conservazione, creò un inventario faunistico del Golfo di Napoli, unico nel suo genere.

Grazie all’instancabile sua attività, aumentarono le esportazioni di animali marini, accrescendo una notorietà internazionale tale che, per oltre trent’anni, scienziati di tutto i mondo affluirono numerosi nella città di Napoli, riconosciuta centro internazionale di ricerche sulla vita del mare.

L’amore e la passione per la musica ha sempre accompagnato il popolo napoletano e l’ingegnosità dei costruttori partenopei riguardò l’ideazione di strumenti con ardite e inusuali soluzioni.

Il cav. Fummo inventò il “piano melodium”: un pianoforte a coda congiunto ad un harmonium ed ebbe una medaglia d’oro alla Mostra del Lavoro nel 1800.

Anche nella tecnologia bellica abbiamo chi ricordare.

Nel 1845 il Capitano Luigi Corsi inventò le “palle incendiarie”, una sorta di granate inestinguibili nell’acqua per questo motivo molto efficienti nelle battaglie navali.

Artigiano specializzato in meccanica era il napoletano Giuseppe Spanò, macchinista del Real Officio Topografico del Regno di Napoli, inventore anche di numerosi brevetti, e realizzò il teodolite (strumento ottico per la misurazione degli angoli azimutali (in piano orizzontale) e zenitali (in un piano verticale), usato per rilievi geodetici e topografici.

Naturalmente possiamo dare solo una pallida idea di questa Napoli, regno di invenzioni, di uomini che hanno lasciato tracce dei loro passaggi con documenti e pagine di storia.

Ci vorrebbero volumi per raccontarla tutta.

 

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