Blanca, il noir napoletano di Patrizia Rinaldi

di Francesco D’Agostino  

Sull’accostamento Napoli-noir si potrebbero scrivere fiumi di parole – Napoli è sostanzialmente una città nera – ma a mio parere Patrizia Rinaldi, autrice del romanzo Blanca, ha il merito di avere scritto un noir napoletano non convenzionale, mostrando al lettore una Napoli per ceri versi impopolare, non tanto violenta quanto rassegnata, privata del folklore e demistificata.

Questa è una novità nella narrativa “di consumo” per un pubblico drogato da sole, pizza e mandolini, camorra e arte di arrangiarsi. E invece la Rinaldi ha (per fortuna) la sfacciataggine di propinarci una Napoli del tutto simile a quella che viviamo quotidianamente, nei ritmi e nella decadenza, bella come una bella donna che invecchia e che un tempo è stata bellissima. Persino il mistero viene derubricato a semplice delitto che si giustifica con le ragioni di sempre, l’amore e il denaro, che in fondo sono le stesse a tutte le latitudini.

Tutto in questo romanzo contribuisce a creare un’atmosfera di attesa e di abbandono, di rancorosa accettazione del declino, raramente e marginalmente di desiderio di riscatto. In principio ho creduto di riconoscerla nello stile narrativo e in certi particolari: la punteggiatura, le frasi brevi, le pause, persino il modo di mettere su carta i ragionamenti dei protagonisti.

Eppure c’è qualcosa di non detto che lega i personaggi della storia alla loro città: l’ispettore Liguori, che è ricco e aristocratico e fa il poliziotto per scelta, potrebbe fuggire via da Napoli ma non lo fa; Giulia, figlia del commissario Martusciello, potrebbe fare carriera al nord e invece torna a Napoli con una bambina in grembo; il sovrintendente Blanca Occhiuzzi, ipovedente esperta di decodificazione con trascorsi professionali in Belgio, chiede il trasferimento per tornare a Napoli: sarà lei a sbrogliare la matassa.

Blanca è certamente una figura chiave, con una storia particolare alle spalle – non a caso da il nome al libro – e nel romanzo è una persona speciale. Aggiungo che, seppure con personalità del tutto diverse tra loro, sono speciali tutte le donne del romanzo, che decidono il proprio e l’altrui destino con la forza dell’istinto e senza protagonismi, nel bene come nel male.

I quattro poliziotti della nostra storia sono agenti di Polizia sui generis, per quanto risultino creazioni magistrali ai fini della finzione narrativa. Peppino Carità, ad esempio, agente scelto specializzato in caffè da prepararsi nello stanzino quattro stelle del commissariato di Pozzuoli, ha una teatralità tanto equilibrata quanto invidiabile.

Ovviamente non ho alcuna intenzione di svelare la trama del romanzo poiché non voglio privare alcuno del piacere della scoperta. I commenti dei lettori – perché i lettori non fanno critica letteraria ma si limitano a raccontare le proprie emozioni, emozioni che possono anche divergere dalle intenzioni degli autori, nonché a giudicare le opere più o meno sommariamente e, si spera, senza peli sulla lingua – non dovrebbero mai includere la sinossi e rivelare i retroscena o le situazioni più scabrose.

Ho sicuramente apprezzato le storie nella storia, come quella di Margherita e Ninì. I colpi di scena non mancano, così come i riferimenti a luoghi, strade e palazzi della città di Napoli e di Pozzuoli, il territorio dove si svolgono i fatti e avvengono gli omicidi.

Non c’è particolare violenza nella narrazione, che è forte come richiede un noir, ma del tutto priva di particolari macabri e inutilmente morbosi. La morte è presente, mentre c’è minore azione e suspense rispetto a un thriller e pertanto classifico il romanzo come giallo-noir.

 

Patrizia Rinaldi è una scrittrice napoletana, autrice di gialli, libri per ragazzi, racconti e novelle. Nel 2012 ha pubblicato con Edizioni E/O Tre, numero imperfetto.  Blanca è stato pubblicato la prima vola nel 2009 da Flaccovio Editore. L’edizione esaminata è del 2013, edita da Edizioni E/O, ISBN: 978-88-6632-369-3.  

 


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