Il blogger, l’audience e l’improvvisazione

 

di Francesco D’Agostino

Non esiste un blogger senza audience: è stata la prima regola sul blogging che ho imparato lavorando nel web, ma anche il primo input che ho voluto condividere con gli studenti del Corso di scrittura e giornalismo durante la lezione del 17 febbraio scorso con Antonio Filippetti e Fiorella Franchini.

La seconda regola è: con l’improvvisazione non si va da nessuna parte. Chi pensa di potere trovare facilmente lavoro in internet inventandosi opinion leader, guru, star della blogosfera e dei social network rischia di restare deluso e i motivi sono almeno tre.

In primo luogo, se è vero che il web non è ancora maturo, è anche vero che il livello di competitività è altissimo poiché le barriere all’ingresso sono inesistenti se confrontate a quelle presenti in altre professioni. Tradotto significa che per cimentarsi in questo lavoro occorre fare a spallate con un esercito agguerrito in cui figurano tra gli altri europei, americani, indiani e cinesi.

Secondo. Quella digitale è per definizione una realtà a veloce obsolescenza, in perenne evoluzione, che richiede formazione continua. Alle competenze e all’esperienza non c’è limite, né spaziale né temporale. A complicare il quadro ci pensano i big come Google, Facebook, Apple, le cui decisioni di fatto incidono così pesantemente sui risultati individuali da costituire talvolta vere e proprie sentenze di condanna definitiva per quanti non si adeguano prontamente.

Infine, le metriche attualmente utilizzate per valutare il successo di un blogger, e in parte anche di un qualunque progetto di editoria online (ma tra blog e blogger c’è un abisso di significato), non garantiscono la sostenibilità economica e finanziaria. Questo vuol dire che, se è senz’altro vero che con un blog seguito e ventimila followers su Twitter oggi si potrebbe vivere decorosamente (basta, si fa per dire, essere influencer), tra due anni ci si potrebbe trovare con un pugno di mosche qualora non si abbiano un buon piano e la determinazione giusta nel seguirlo.

Come in qualunque impresa che si rispetti, anche le professioni del web richiedono un indubbio livello di rischio e il blogger in questo certo non difetta. Proseguendo nel parallelo con l’ardua impresa, di qualsiasi tipo essa sia, per avere successo come blogger occorre:

·         conoscere l’ambiente nel quale si opera, studiarne i trend, valutarne i rischi e le opportunità;

·         avere ben chiare le idee su cosa si vuole essere e dove si vuole arrivare;

·         stilare un progetto, anche semplificato, che comprenda i punti chiave della strategia di medio-lungo periodo e il piano operativo da aggiornare per il breve periodo.

L’improvvisazione nel blogging – ma in generale in tutte le attività legate alle professioni del web – è solitamente connessa ad almeno una delle seguenti cause:

·         deficit di know-how;

·         mancanza di metodo;

·         percezione di un perenne stato di emergenza.

La risposta alle prime due cause si chiama formazione, che richiede certamente un impegno iniziale ma anche continuo, innanzitutto a carico della persona che si vuole formare, anche se questa è immersa in un contesto di lavoro dipendente. L’azienda che non investe sulle risorse umane soccomberà oppure scaricherà le conseguenze della propria politica fallimentare sui dipendenti (leggi: li sostituirà con altri più preparati).

Lo stato di emergenza è causa ma anche conseguenza della carenza di know-how, metodo e organizzazione. Chi non sa come si fanno le cose è in perenne affanno e si affida all’arte dell’arrangiarsi, che però significa anche realizzare le cose male e in un tempo più lungo, oppure non realizzarle affatto.

Il panorama blog è decisamente variegato e non si dispone un’equazione universale, ma esistono comunque alcuni ingredienti che si rivelano alla lunga determinanti per il successo di un blogger. Tra i must rientrano sicuramente:

·         una forte preparazione nel settore di appartenenza (qualunque esso sia, che si tratti di motori o di moda);

·         la partecipazione attiva alla vita e agli eventi di settore, online e offline, finalizzata anche al networking;

·         versatilità, curiosità, tendenza a sviluppare competenze orizzontali;

·         empatia, capacità di relazionarsi e attitudine a mettersi in gioco.

Se non sono stati citati singoli strumenti (ad esempio l’uso di una specifica piattaforma come WordPress) non è perché non siano importanti, quanto piuttosto perché si deve dare per scontata la disponibilità a imparare cosa serve quando serve.

Quanto detto finora non è un esercizio di pura astrazione e per comprenderlo è sufficiente un esempio: un blogger che ignorasse i principi della SEO (Search Engine Optimization) non vedrebbe i suoi post tra i risultati di Google, e dovrebbe pertanto rinunciare ad una quota consistente di traffico, con conseguente minore capacità di conquistare nuovi lettori.

Nel prossimo appuntamento parlerò proprio di Google spiegando i principi della SEO a un aspirante blogger.

 

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