AskADL, la tweet conference secondo De Laurentiis

di Francesco D'Agostino

Di Aurelio De Laurentiis si dice che abbia costruito una società solida, tra le poche con bilancio in attivo,  leader nel proprio settore e quindi in grado di competere a livello sportivo con le big europee. Si dice che sia un uomo di business, di cinema e quindi di spettacolo; uno che ha un piede a Roma e l’altro a Los Angeles, che ha sempre un occhio puntato sugli States, quell’America che non smette di osservare neanche mentre si gode un film dell’immensa Anna Magnani.

Uno così, dicevo, non poteva deludere un popolo fatto di gente in carne e ossa, con un lavoro (o più probabilmente senza), una famiglia, una TV, un cane e la pensione dei nonni buona per far quadrare il bilancio familiare. Sono tifosi del Napoli, ma potrebbero esserlo di qualunque altra squadra e persino non esserlo. E’ un popolo mutante che si adegua velocemente ai nuovi riti di internet, alla comunicazione in tempo reale, alla tecnologia che annulla le distanze e ti fa essere always on.

Aurelio De Laurentiis dice addio ai vecchi e grigi riti del calcio: via le vecchie conferenze stampa, i comunicati diramati o peggio ancora letti da mummie davanti a uno stuolo di cronisti che riposano beatamente in attesa del dietro le quinte che varrà il prossimo scoop. Basta. Il Presidente comunica direttamente con i tifosi e lo fa con Twitter. Semplice, economico, simpatico, furbo.

La chiamano impropriamente tweet conference. Si tratta invero di qualcosa di molto diverso da una conferenza stampa.  Il 15 ottobre l’annuncio che il 16 ottobre alle 15:30 avrebbe risposto su Twitter alle domande dei tifosi inviate al suo profilo @ADeLaurentiis con l’ormai noto hashtag #AskADL.

La tweet conference è aperta a tutti, il meccanismo è semplice: chi vuole partecipare invia un twitt menzionando @ADeLaurentiis e aggiunge l’hashtag #AskADL, e in genera lo fa porgendo una domanda; il Presidente sceglie a chi rispondere e lo fa retwittando il messaggio, che fa seguire dalla sua risposta. Per chi usa Twitter è semplicissimo poiché il meccanismo è identico a quello di una comunissima conversazione.

La tweet conference è anche economica, in pratica si può fare in ogni momento e da qualunque luogo. De Laurentiis questa volta era a Los Angeles. E’ una grande operazione simpatia capace di prevenire e sminare il terreno dalle critiche, perché avvicina i tifosi al club e addirittura permette loro di dialogare direttamente con il Presidente, che nel rispondere regala due menzioni, la prima nel retwitt della domanda e la seconda nella risposta.

Ma c’è qualcosa in più. La tweet conference è marketing a costo zero, riflettori puntati sul massimo esponente del club con migliaia di account social pronti a partecipare, mentre i magazine seguono la vicenda costruendo in tempo reale mini news fantasiose. E i rischi? Nessuno. Le domande non sono poste da giornalisti, sono brevissime (restano meno di 120 caratteri) e in ogni caso si può scegliere a quali rispondere; non è previsto il contraddittorio e, per la gioia di essere scelti, spesso le domande non sono cattive o addirittura sono buoniste.

Si tratta di un fenomeno interessante: le persone hanno la sensazione di parlare direttamente con una personalità, con un VIP, e si predispongono ad essere serene; non fanno parte di un gruppo come accade per i membri delle gang o di taluni gruppi di ultras, ma si sentono singole persone interessate da un rapporto uno a uno, e questo le rende educate.

Ma la tweet conference è soprattutto furba. Innanzitutto perché, in barba alla caratteristica peculiare di Twitter che lo vuole re incontrastato delle conversazioni in tempo reale, garantisce adeguati tempi per elaborare la migliore risposta (sempre che la si voglia dare), che sarà breve e a cui non seguirà alcun dibattito (non c’è un giornalista che insiste o chiede chiarimenti). Inoltre il vasto pubblico pone tante di quelle domande da consentire praticamente di selezionare quelle gradite, nell’ordine migliore, che consentono di affrontare una questione nella maniera giusta oppure di sviare l’attenzione su altro, il tutto senza l’assillo delle telecamere: non c’è un giornalista che attende la risposta, non ci sono balbettamenti né silenzi né possibilità di sbottare per una domanda provocatoria o facce corrucciate. Tutto è ovattato, mediato da un mezzo che, nato per essere multidirezionale e in real time, finisce paradossalmente per creare un filtro a difesa di chi lo usa.

Quasi non si crede che tutto questo avvenga a Napoli in una società privata che si chiama come la città. In questo siamo primi, vivi e vincenti, moderni nel bene e nel male. Altro che dominati. #AskADL tra i trending topics italiani: non a Milano, Londra o Barcellona; a Napoli.

I giornalisti non ne sono entusiasti e ne hanno ben donde, poiché sebbene in minima parte vedono comunque usurpato un trono che fino a ieri spettava loro per conquista. Ma l’utente di internet è un prosumer, consumatore e produttore di contenuti e notizie, e il terreno sembra franare da sotto i piedi.

Come  quando alle 16:18 ora italiana un @diarionapoli qualunque, che altro non è che il nome utente Twitter di chi scrive, si è così rivolto al Presidente della sua squadra del cuore:

@ADeLaurentiis #AskADL Salve Presidente. Duvan ha caratteristiche diverse da Higuain. Può sostituirlo o lo vede come alternativa tattica?

Un unico twitt al quale Aurelio De Laurentiis ha gentilmente replicato:

@ADeLaurentiis: Duvan è molto giovane, si è ambientato molto bene. Mi piace la fiducia che Benitez gli ha dato @diarionapoli

Soddisfatto, felice. Fa nulla che la risposta sia stata furba ed evasiva. L’ho detto a tutti quelli che ho preso a tiro: ”We’, lo sai? ADL ha risposto a un mio twitt!

 


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