Giallo d’Arte. Genesi di un concorso letterario.

 

di Francesco D'Agostino

 

Correva l’anno 2011. "Uscivo da una liaison tormentata, che da lì a poco si sarebbe chiusa con un tragico epilogo", ma allora non potevo saperlo. Sul finire del 2010 avevo conosciuto un uomo colto e riservato, dalla prosa gentile, ricercata. Andavo a trovarlo nel suo blog, traboccante di versi attinti da un vocabolario ricchissimo. Scriveva d’arte, musica, poesia, pulsioni dell’animo e mille altre cose che sembravano sfuggire alla mia mente piccola e analitica.

Del freddo di quel gennaio ho un ricordo nitido, dolce e allo stesso tempo amaro. Gli chiesi di partecipare a “un nuovo progetto editoriale” che eccitava la fantasia di un ristretto gruppo di persone. Molto ristretto. Non se lo fece ripetere due volte e accettò con slancio e generosità, la stessa che lo contraddistingue ancora oggi, a distanza di due anni e mezzo. Ad unirci la passione per la lettura e una strana chimica che unisce persone diverse, distanti, persino estranee.

Il calendario segnava 31 quando il primo post imbrattò la nostra carta virtuale. Ricordo ancora il titolo, “Don’t shoot the pianist!”, dal cartello presente nei saloon del Far West. Pare che all’epoca i pianisti scarseggiassero e che i frequentatori di questi locali fossero di pistola facile. Da qui la preghiera che recitava più o meno così: “Non sparate al pianista, fa del suo meglio”. Ne scrisse anche Oscar Wilde di ritorno da un viaggio in America.

Avevamo voglia di scrivere di cinema, musica, arte, libri. Non per fare informazione, non per soldi, non per l’audience, non per la gloria. Nossignore. Scrivevamo per noi. Quando guardavamo un film, ascoltavamo un album musicale, leggevamo un romanzo: era allora che avevamo voglia di farlo, di condividere su un blog senza l’ossessione della performance. Nessuno di noi anelava a fare il critico.

Fu allora che accadde il fattaccio. Due ingredienti della nostra dieta, a prima vista innocui e appartenenti a mondi lontani, finirono nello shaker - o forse era un frullatore o un reattore chimico - e si legarono. Sua Maestà l’Arte, amata, usata e abusata, si era concessa senza esitazione alcuna al Giallo dai mille volti di Chandler, Doyle, Simenon, Christie, Scerbanenco, Camilleri, Montalban e dei tanti autori che lo declinavano in thriller, poliziesco e noir. Nacque Giallo d’Arte.

Esistono migliaia di giochi, premi e concorsi letterari e tutti si somigliano almeno un po’, nonostante gli organizzatori ci tengano a precisare che esiste un motivo, recondito e profondissimo, che li rende unici, fa nulla che risulti incomprensibile al genere umano. Anche Giallo d’Arte è unico. Lo è per me e per Bruno Elpis, e tanto basta.

Giallo d’Arte è un concorso letterario per racconti brevi. Il tema dei racconti è libero, purché sia riconoscibile un riferimento all'arte - letteratura, pittura, scultura, musica, digital art o qualunque altra forma - nei luoghi, nei protagonisti, negli aspetti psicologici o emotivi, nella descrizione delle opere, nella trama o nella narrazione.

La prima edizione ha premiato due scrittrici in erba, i cui racconti sono stati inclusi nell’omonima antologia Giallo d’Arte 2011 (http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=765608) insieme a quelli più votati degli altri partecipanti, per un totale di diciannove opere. Quest’anno si replica con regole leggermente diverse, in particolare per l’introduzione di una Giuria che era invece assente nella prima edizione.

Per partecipare c’è tempo fino al 15 agosto: è sufficiente inviare un racconto di max. 5 cartelle (circa 9000 battute) all’indirizzo info@giallodarte.it. E’ possibile allegare un’immagine, che potrà essere usata per accompagnare il racconto in un’anteprima online. I racconti saranno esaminati dalla Giuria, che ne premierà un minimo di 5, da inserire in una raccolta che andrà in stampa in autunno. Il libro sarà presentato a Napoli e nella stessa occasione saranno decretati i vincitori.

Il sito ufficiale del concorso è www.giallodarte.it, dove è pubblicato il bando. Hashtag: #giallodarte2013.

Vi aspetto. Leggervi , leggerci, sarà piacevolissimo.

5 luglio 2013

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