CRONACHE DAL CASTAGNARO (7)

VALUTAZIONE DELLE ALTERNATIVE E CONTRO-PROPOSTE FLEGREE (2.):

RITORNO ALLA DISCARICA:

L’ Equazione di Colucci e LA TINOZZA DI PIRIFUSCOLI

A considerarlo con una fredda, femminile mente nordica, avvezza a disporre metodicamente le cose ciascuna al suo posto e in bell’ ordine, secondo una gerarchia ragionevole e rigorosa, il problema dei rifiuti in Campania potrebbe apparire l’ esito combinato di una terribile sbornia collettiva di Lachrima Christi e di una pazzesca, cocente insolazione civile; insomma, il sortilegio di una negromanzìa da Fata Morgana di Forcella, tutta meridionale. A considerarlo con la mente calda, eruttiva, maschile e meridionale, che si imbroglia nel fare due più due, però sa uscirsene sempre in  quatt’ e quatt’ otto”, traendo profitto dalle cose, dei nostri amministratori e politici del Sud, quello dei rifiuti è un problema invece immaginario, purtroppo frutto di un blocco mentale, una fissazione, quasi una somatizzazione, della gente campana. Una malattia sociale, insomma: NIMBY, La Pandemica. Però Loro, tutti altamente graduati, secondo gerarchie però molto sfumate per non far torto a nessuno - come  usavano quei nostri poveri, compianti Borboni  - alla Regione, al Commissariato, alla Provincia, alla SAPNA, ci stanno mettendo tutta la gattopardesca pazienza di questo mondo meridionale… Per ora, ancora remissivi come dei martiri e miti come dei santi, i Votati alla Sacra Munnezza continuano a sgranare il Loro rosario di preghiere e di misteri dolorosi, ribadendo il dogma laico che la Matematica non è una opinione e che i calcoli, Lorsignori, sanno farli bene. E che sanno, Loro, egregiamente, come risolverlo all’ istante, per il tempo a venire, questo fantomatico problema reale: occorrerebbe solo qualche altro potente micciarello… e qualche altra, semplice buca…  

 

A quest’ ultimo riguardo, le innumerevoli cave, soprattutto abbandonate ed esauste, censite dal P.P.A.E. (Piano Provinciale Attività Estrattive) del 2004 e dal P.R.A.E. (Piano Regionale Attività Estrattive) del 2006, offrivano da tempo anche alle istituzioni e ai politici – oltre che a Galantuomini Organizzati e Disorganizzati - numeri aritmetici e coordinate trigonometriche di assoluto conforto. Servite su un piatto d’ argento, contengono anche le prescrizioni generali di interventi di ripristino/ricomposizione ambientale post-utilizzo delle cave non più in esercizio. Bisognava allora solo chiudere il cerchio e legalizzare le cose, facendole finalmente col nostro bel Sole nfronte, in piena Luce. Per fare una buona volta “chi song’ io e chi sì tu” con la camorra, si è perciò dovuto legiferare in tal senso.

 

Partiti dalla “Provincializzazione” (dicembre 2009) del “problema” degli impianti, le competenze tecnico-operative del ciclo rifiuti sono state conferite alla SAPNA Spa (Sistema Ambiente Pirifuscoli della Provincia di Napoli – soc. della Provincia; marzo 2010; Dir. Tecnico: mons. Giovanni Perrellapardon!, prof. ing. Giovanni Perillo); è stato quindi istituito un Commissariato Straordinario alle Tinozze…pardon!, alle Discariche (marzo 2011; dr. Tino Vardè); poi sono state adottate le “Linee Guida per la Mitridatizzazione della popolazione campana”pardon!, il “Disciplinare tecnico per l’ utilizzo del bio-stabilizzato ottenuto dal processo di stabilizzazione delle matrici organiche dei rifiuti” (estate 2011); quindi è stato definitivamente adottato il “Piano Campano dei Cavolini di Bruxelles”…pardon!, il “Piano Regionale Rifiuti Urbani”, che direttamente su carta riciclata-riciclabile (effetto dei GPP?! scioè: dei Green Public Procurements?!) ripropone la magnifica versione partenopea de “L’ Arena del nostro scontento”, di johnstambecchiana concezione (gennaio 2012); infine è stato conferito potere di deroga al buon senso e alla decenza… pardon!, alle vigenti normative, al Commissario alle Tino… insomma, ci siamo capiti…. (gennaio 2012) …. Per le cave, di bello, c’è in ballo la FUTCom’ è buono, Lei, direbbe quel ragioniere Ubi major, minor se ne va ‘int’ ‘o….e i Conti son presto fatti, aggiungerebbe don Anselmo Tartaglia …   

 

Il territorio provinciale è suddiviso in n. 7 Aree Omogenee (A. Nolana; A. Acerrana; A. Nord; A. Metropolitana; A. Domitio-Flegrea; A. P. Sorrentina; A. Vesuviana); nell’ A. Domitio-Flegrea rientrano n. 12 comuni (Bacoli, Giugliano, Isola di Ischia n. 6, Isola di Procida, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto); nel puteolano sono censite n. 6 cave dismesse, di cui n. 3, praticamente contigue, al Castagnaro. Facendo allora “scarte frùscio e piglie primmèra”, il Commissariato ha messo i suoi occhi di falco su una dozzina di povere tinozze provinciali, tra “praticabili” e “supplenti” (2011), come possibili invasi di…. FUTS. Le tinozze “di ruolo” sarebbero n. 6 (Chiaiano; Comiziano, loc. “C. F. Faibano”; Giugliano, loc. “M. Monticelli”; Marano, loc. “C. dei Cani”; Pozzuoli, loc. “Castagnaro Ovest”; Sant’ Anastasia); quelle “supplenti” altrettante (ad es. Palma Campania, loc. “Novesche”). Si è dunque partiti con le progettazioni preliminari…

 

Anche il “Progetto” inerente la “Ricomposizione ambientale della cava dismessa del Castagnaro Ovest”, presso Montagna Spaccata, che interessa la più grande (oltre ha 5,0 = mq 50.000) delle n. 3 e tanto fuori specifica sta facendo infessire il Commissario Straordinario alle Tinozze…pardon!, alle Discariche è… scioèsarebbe, per ora, solo un “P. Preliminare”. Sulla carta. In realtà, sarebbe “IL “ Progetto, perché le notizie circolano, fuori dalle Segrete Stanze Nostrane, anche senza Cardinali di Stato e Alti Maggiordomi. E quello del Castagnaro sarebbe l’ unico progetto, sul quale hanno realmente sgobbato quelli della SAPNA, mentre per gli altri n. 5 tini…pardon, siti provinciali non si sarebbe nemmeno allo stadio di “P. Preliminare”.

 

Anche se già ci sarebbe un parere preventivo negativo da parte di mons. Perrellapardon!, dell’ ing. Perillo (e dàlle, accidenti!; d’ ora in poi, lo dico una volta per tutte: quando dico “mons. Perrella”, leggasi per favore senz’ altro “ing. Perillo”!, grazie…), manca “però” il definitivo giudizio di idoneità tecnico-ambientale, per il progetto esecutivo e la programmazione effettiva. Per emetterlo, occorrono rilievi tecnici in tinu…ahè!, in situ (carotaggi, ecc.), dall’ esito non scontato, si fa sapere, per poterli iniziare. Siccome nessuno crede che si possa mai ufficialmente certificare coi sondaggi la già autorevolmente conclamata inidoneità della Polpetta ambientale in questione e l’ esperienza insegna che ovunque siano stati esperiti i “rilievi tecnici del ca…” …si, dico bene… “…del caso” ( ad es. Chiaiano e Terzigno), la funzione di discarica è poi sempre stata attivata, previa militarizzazione del ti…del sito, c’è una opposizione strenua all’ ingresso dei tecnici. Non fosse il popolino napoletano così atavicamente malpensante delle istituzioni, gli esperti SAPNA si andrebbero a prendere di corsa a casa loro, pagandogli anche il pranzo, a spese personali dell’ avv. Luigi Rossi, presidente del Comitato del Castagnaro: anche perché la cava di lapillo negli ultimi 3-4 decenni è stata, tra l’ altro, abbondantemente ricolmata fino a quota di campagna da “ordinari materiali campani di riporto” e un sequestro giudiziario coi fiocchi, che taglierebbe le corna allo… stambecco, non glielo toglierebbe nessuno.

 

 

Ma che dice, in sostanza, ‘sto “P. Preliminare” ?! In sintesi estrema dice che, pur fatta la ricolmatura della cava, manca ancora la risagomatura del costone roccioso originario, valutato in MC 800.000. E che Loro lo vogliono ripristinare, ‘sto costone roccioso mancante, con circa Tonn 500.000 di FUTS miscelata. Ci metterebbero 5 anni di attività, 30 anni di controlli post-esercizio e circa € 43,00 milioni totali.  

Alloora, vediamolo un po’ in dettaglio, ‘sto “P. Preliminare”….

Innanzitutto, se ne è occupata una robusta e variegata struttura tecnica, coordinata da mons. Per….dall’ ing. Perillo (Responsabile Unico del Procedimento = RUP). Spiccano per l’ assenza dal gruppo di progettisti geologi, agronomi e specialisti di compost. Il Progetto si articola in una non trascurabilissima documentazione tennica, costituita da svariati elaborati graffici e svariate relazioni tenniche. Queste si appoggiano ad una vasta letteratura tennico-spescialistica multidisciplinare, per la descrizione e caratterizzazione del sito e del suo contesto urbanistico, territoriale e ambientale, sotto ogni possibile punto di osservazione. O guasi. Veniamo all’ incartamento.

 

Si incomincia col delineare gli obiettivi generali del Progetto, precisare che cos’è la FUTS (=FUT Stabilizzata = Frazione Umida Trito-vagliata Stabilizzata), come si ottiene, che cosa se ne può fare per legge. Si illustrano criteri e metodi di lavoro; si precisa ripetutamente che seguiranno accurati rilievi tecnici e analisi più approfondite e puntuali in successivo “Progetto definitivo”. Le Relazioni passano quindi in rassegna normative urbanistiche, paesaggistico-ambientali, igienico-sanitarie e sui rifiuti; statistiche demografiche, economiche, “consumistiche”; studi geologici, idrologici, climatici, ambientali, archeologici, agronomici; dotazioni impiantistiche attuali e programmate del ciclo rifiuti; sistemi impiantistici programmati di produzione della FUTS.  Esaminato nel suo contesto territoriale il ti….il sito del Castagnaro Ovest, si evidenziano poi, con molta onestà e vigove, vigenti vincoli, limitazioni e prescrizioni normative generali e particolari; possibili criticità impiantistiche, in fase di allestimento, gestione, controllo post-chiusura.

Esaurita la illustrazione del progetto impiantistico, tornando sempre a precisare che seguirà progettazione definitiva, lo studio espone infine il piano economico-finanziario e gli atti amministrativi connessi.

Insomma, tutto a posto, si direbbe. Tutto a posto e niente in ordine, si ribatte dal Castagnaro…. Incominciamo a vedere perché.

 

Precisiamo subito che FUTS è suppergiù sinonimo di FOS (Frazione Organica Stabilizzata), di compost grigio, di compost fuori specifica, di compost da immondizia indifferenziata. Si ottiene negli STIR (Stabilimento-Tritovagliatura-Imballaggio-Rifiuti), già impianti di CDR (Combustibile Da Rifiuti), che hanno sfornato le famigerate eco-balle. A questi impianti arriva l’ indifferenziato tout court e il rifiuto del differenziato (rifiuti urbani residuali = RUR). Per oscura, storica vocazione, non è da escludere materiale altro… La munnezza viene sottoposta a lacerazione involucri e triturazione meccanica, quindi a vagliatura e deferrizzazione. Il fiume originario ha quindi un delta tripartito: materiale ferroso (recupero); materiale secco, ad alto potere calorico (inceneritore); materiale umido (= FUT). Quest’ ultima, per essere avviata a discarica (proibito conferirla tal quale), deve essere stabilizzata (= FUTS). Un breve videoclip del 2011 sullo STIR di Tufino è al link:  http://www.youtube.com/watch?v=Y_SncRwnLAk . Lasciamo stare gli scopi propagandistici, tipici delle regìe di ogni “regime” (con tutti i distinguo del caso, ovvio). Dal filmato emerge chiaramente la forte contaminazione da materiali estranei della frazione organica, valutabile grosso modo nel 40%-50% in peso della stessa e nel 35%-40% in peso della munnezza totale di partenza (l’ umido da solo è più del 30% del totale tal quale). La FOS si può usare in conformità al “Disciplinare” del 2011 di sopra cit. Questo richiama, per i parametri chimico-fisici e microbiologici da soddisfare, i “Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica”, di cui alle vigenti norme nazionali.

La FOS , esclusivamente in miscela con terreno vegetale, deve trovare impiego come materiale tennico in discariche (coperture giornaliere, in esercizio; coperture di accopping, a fine ciclo). Ma il “Disciplinare” precisa anche, in una specie di trafiletto, che il biostabilizzato può trovare altro impiego, per “riempimento di cave, da attrezzare a discariche, attrezzate a norma, tendendo alla preesistente morfologia”. Tutto il “Progetto” del Castagnaro, in definitiva, si basa su questo trafiletto. Dedicato, non so.

La progettazione prevede dunque, per 5 anni presunti di attività, di “depositare” FUTS proveniente principalmente dall’ area Domitio-Flegrea (circa 87.000 ton/anno) e da quella Acerrana (circa 46.000 ton/anno) - in funzione degli andamenti delle RD nelle due aree e verosimilmente nell’ intera Provincia. Lo scopo dichiarato è di ricomposizione ambientale, finalizzato alla rivegetazione dell’ area e dunque al potenziamento e valorizzazione di un polmone verde di grande imbordanza.

In sostanza la FUT verrebbe “stabilizzata” (bio-ossidazione intensa) per 21 giorni - durante i quali, “igienizzata” per almeno 3 giorni a 55°C e “maturata” per altri 90 giorni (bio-ossidazione lenta). Trasformata così in FUTS, risulterebbe finalmente “priva di fermentescibilità”. Si miscelerebbe dunque con terreno vegetale nel rapporto di 4:1 (80% FUTS, 20% terreno vegetale), ottenendosi una matrice pedologicadel tutto analoga a quella dei terreni naturali originari”. A questo punto, si abbancherebbe tranquillamente nel ti…nel sito.

 

L’ impianto prevede l’ apprestamento di aree logistiche (uffici, personale), di servizio (piste, impianto lavaggio automezzi, ecc.), tenniche (cabina energia elettrica, ecc.) e tennologiche (vascone di stoccaggio del percolato).

 

Previ sterri e riporti di livellamento del piano di posa, si realizzerebbero innanzitutto idonee barriere geologiche e tennologiche, per la impermeabilizzazione del fondo e l’ isolamento dalle pareti rocciose sub-verticali, con opportuni aggrappaggi e tirantaggi. “Confinata l’ area”, si provvederebbe alle sistemazioni idrauliche, realizzando reti interrate di raccolta di acque di percolazione (drenaggio profondo con tubazioni di elevato diametro raccordate al vascone del percolato) e un sistema di “canali” di raccolta e regimentazione delle acque superficiali. La tennica di coltivazione adottata, a settori progressivi, consentirebbe di abbancare i materiali, riducendo i rischi di instabilità dei versanti neoformati. I materiali discaricati verrebbero continuamente compattati e le pendenze dei fronti di avanzamento sarebbero ridotte (inferiori al 30%). Sperimentate tenniche di ingegneria naturalistica garantirebbero poi rapido attecchimento e potenziamento di efficacia delle piantumazioni. In superficie, si farebbe ricorso all’ uso di geo-stuoie bitumate da rivestire con cotico erboso, a cavallo di canalette di smaltimento delle acque superficiali, a stuoie antierosione in juta lungo le scarpate e a viminate vive e morte; al di sotto del franco di coltivazione (“terreno superficiale di ricoprimento”, circa m 1,0), si metterebbero in opera tricompositi di aggrappo, separazione e drenaggio, geomembrane in HDPE (polietilene alta densità) ovvero geocompositi per il drenaggio del biogas e si allestirebbero trincee  di convogliamento di acque drenate. A fine esercizio, la chiusura della discarica avverrebbe in due fasi, provvisoria e definitiva, con completamento delle opere ingegneristiche superficiali di sopra cennate. Il monitoraggio della discarica ricolma sarebbe continuo, per 30 anni in post-chiusura.

Gli stessi progettisti, per primi, fanno presenti comunque “le criticità” dell’ operazione, le enumerano e le esaminano con sevenità. Rilevano il pregio dell’ area, ma precisano che è esclusa dal Parco dei Campi Flegrei e che non vi sono siti monumentali di rilievo con relativi vincoli archeologici. Per i fischi alluvioni e frane minimizzano, anzi sostengono che l’ impatto ambientale delle opere sarebbe vantaggioso, determinandone una riduzione, per effetti protettivi diretti sulla stabilità dei terreni e dei versanti rocciosi naturali e per intercettazione delle acque superficiali e profonde. Gli assestamenti dei materiali abbancati e le deformazioni delle risagomature sarebbero inevitabili, ma non rischiose e tenute sotto controllo. La rimodellazione della morfologia e delle quote originarie del sito e la sua completa rivegetazione  - con essenze autoctone – avverrebbero “nel rispetto di particolari neo-formazioni di habitat e di geo-morfologie di interesse, costituitesi successivamente allo sfruttamento della cava”. Lo schema di sistemazione idraulico-agraria, verosimilmente a gradoni realizzati con tenniche di ingegneria naturalistica avanzata, gavantivebbe vapido attecchimento della vegetazione. Mezzi e tecniche di coltivazione previsti sarebbero di sicura efficacia, per ridurre instabilità, contenere erosione superficiale e profonda. La fauna selvatica sarebbe certamente disturbata, ma all’ allontanamento iniziale seguirebbe un ripopolamento a fine esercizio, in habitat più adeguato.  

Le polveri sollevate dal trasporto su gomma si abbatterebbero con l’ uso di acqua a pioggia o cannole. I rumori (da operazioni interne di gestione della attività) si conterrebbero con adeguati silenziatori o sfruttando motori elettrici. Oltre che parlando a voce bassa.

Il potenziamento della rete viaria di servizio arrecherebbe danni solo nel breve periodo, determinando al contrario migliore urbanizzazione della zona. Solo l’ intenso traffico su gomma causerebbe, innegabilmente, dei problemi: ma in un arco temporale di soli 5 anni, con successivi benefici nel lungo periodo.

La salute pubblica insomma non sarebbe a rischio, né per diffusione di polveri, né per propagazione di fetori persistenti (ci sarebbero nel caso i deodoranti), né per inquinamento chimico o microbiolgico dell’ ambiente e del territorio, né per inquinamento acustico.

Le specifiche tenniche del progetto, viene precisato, saranno ulteriormente puntualizzate in fase successiva. Passati in fase esecutiva, espropriate le aree (private: circa € 1,30/mq), potenziata la viabilità di servizio (via Grotte del Sole), si riuscirebbe in breve tempo a completare le opere e a rendere agibile il sito.

 

Sinterizzando, questo sarebbe il pensiero stupendo dei progettisti preliminari: la FUTS è sicura sotto tutti gli aspetti; la legge regionale ne consente l’ imbieco tappabuchi; l’ alluvione, le frane e l’ erosione sarebbero tenute sotto controllo; i vulcani sono spenti, nessuno li vuole accendere; i gufi fuggirebbero, ma poi tornerebbero; l’ aria si farebbe più pulita, l’ ambiente più salubre; aggrappaggi rafforzerebbero le pareti rocciose in tinu e queste assicurerebbero alle giarrettiere tennologiche un tirantaggio forte per cento cavalli; per finire, detto chiatto chiatto: si saprebbe dove andare a buttare un po’ di munnezza, in grazia d’ ‘e ddios….

 

 

Le prime obiezioni sostanziali vengono da personaggi realmente emeriti, ma in piena attività. Tra questi, alcuni docenti universitari, di cui due della Federico II, Franco Ortolani e Giuseppe Rolandi, uno della Università del Molise, Claudio Colombo. 

 

Franco Ortolani, ordinario di Geologia, rileva innanzitutto le funzioni di ricarica della falda locale, rispetto al sistema idrologico flegreo, che defluisce tra il porto di Pozzuoli ed Arco Felice, con una potenzialità di 100 milioni di MC/anno. Osserva inoltre che, in generale, i criteri rigorosi prescritti per legge per impermeabilizzare e confinare le discariche non garantiscono un bel nulla, perché possono essere vanificati da sversamenti troppo massicci. Insomma, sembra dire Ortolani: lo strato di argilla compatta, malgrado l’ “impermeabile” di plastica,  posto come fondamenta di un grattacielo di rifiuti, è destinato a fluidificarsi e fratturarsi, come un pezzo di burro incartato sotto la ruota di un camion, ovvero una cocozza sotto una zampa di elefante. Se “si dovesse lacerare l’ impermeabile imbottito” della discarica, peraltro testato per l’ acqua, non per il percolato, insomma: a quella profondità, come si farebbe a controllare e intervenire?, finge di domandarsi lui. E parla di giacimenti tumorali. E poiché, oltre a saperla lunga anche sulla questione rifiuti, è anche un passionale caustico ma raffinato, l’ Ortolani, soprattutto, alterna a puntuali rilievi scientifici, ambientali e normativi, riferimenti e accostamenti a pregresse vicende munnezzare campane e zappate socio-antropologiche personali. In particolare, abituato a classificare rocce e minerali, il Professore sta creando le basi per una tassonomia specifica di cose e persone del Campanian Garbage World e dintorni, e non le manda a dire. Delinea quindi, più che uno scenario, un campo di battaglia, in cui il mercenario-generale Annunziato Patton, duro come l’ acciaio di Calabria, comanda una schiera di specialisti DAM (diversamente abili mentalmente) per il trionfo della lobbycrazia parassitaria dei SI.de.RI. (signori dei rifiuti) contro un “nemico” di rivoltosi incasinati (n.d.a.) che, poverini, si limitano in realtà a domandare: Come ce lo volete fare?! Quando?! Una buona volta, nel nome di Vardè, DI.TE.CI. (difensori del territorio e dei cittadini) !!! In sintesi: un connubio perfetto di rigore scientifico, sarcasmo raffinato e umoralità ortolana. Chapeau!, veramente, Professore; mi consenta.

 

Giuseppe Rolandi, del Dipartimento di Scienze della Terra, vulcanologo, afferma in sostanza che la ricomposizione ambientale, così com’ è prospettata, è inaccettabile, sotto un profilo statico. Tecnicamente, non si può infatti procedere ad abbancamenti in rilevato che diano nel tempo garanzie di stabilità, con materiali - destinati peraltro ad auto-compattarsi progressivamente, checché si progetti - di densità molto inferiore a quella delle rocce di contenimento, peraltro caratterizzate da angolo di declivio maggiore, prossimo a 90°. Il Professore aggiunge che, dato il carico di inquinanti, la operazione è anche assai rischiosa sotto il profilo ambientale, a causa della alta vulnerabilità idrogeologica del sito. Al Castagnaro sono infatti coesistenti due sistemi vulcanici: di Montagna Spaccata e di Monte Gauro. La attività del vulcano di Montagna Spaccata, peculiare, rispetto a quella del complesso dei Campi Flegrei, si è caratterizzata per lancio di scorie. Questi materiali scoriacei, cui sono ridossati quelli eruttati da Monte Gauro, costituiscono il substrato roccioso effettivo del tino. Caratterizzati da forte attrito e coesione bassissima o nulla, i materiali rocciosi in posto presentano permeabilità assai elevata. A questo, il Vulcanologo aggiunge che la falda freatica, che si dirama da una tavola idrica flegrea unica, declinante verso la costa, è molto superficiale, trovandosi a circa m 20,0 dal piano di campagna attuale.  La evidente, certa conseguenza di un cedimento, anche minimo e localizzato, delle difese apprestate per confinare l’ area sarebbe l’ immediato recapito di inquinanti, attraverso la falda, nel sistema idrologico flegreo e dunque in tutta l’ area flegrea. Inoltre, secondo il Professore, le opere di impermeabilizzandone del fondo e di captazione del percolato, di per sé di scarsissima garanzia di efficacia in terreni piroclastici, non sarebbero progettualmente adeguate. Rolandi conclude quindi rincarando la dose. Paventa l’ immanente rischio vulcanico nell’ area flegrea, precisando che questa costituisce un campo vulcanico attivo. Nella imminenza della ripresa delle sue attività, cicliche per loro natura, il sottosuolo tipicamente si alza e si abbassa. Questi movimenti tellurici disegnano sul territorio delle isocinetiche, tra cui quella che passa per il Castagnaro, a CM 20-30 dalla superficie. Insomma, gli strati di impermeabilizzazione non reggerebbero, in caso di crisi bradisismica, che semplicemente li farebbe a brandelli. Sintetizzando: inesistenti difese naturali; impossibili o velleitarie difese antropiche; instabilità garantita e inidoneità congenita degli abbancamenti; instabilità del substrato di contenimento; alto rischio di veicolazione degli inquinanti attraverso il sistema di falda flegrea. Insomma: un bassorilievo magmatico; un vero e proprio rolando compressore.

 

Il prof. Claudio Colombo, segretario della Società Italiana della Scienza del Suolo e docente di Pedologia, osservato che la realizzazione impiantistica richiederebbe uno sforzo tecnico-ecconomico assai notevole e dagli esiti incerti, concentra la sua analisi sulla natura di rifiuto del compost fuori specifica e sulla funzione di pattumiera che si conferirebbe al suolo. Il Professore osserva che l’ intervento programmato si inserirebbe in un contesto ambientale di pregio, vocato a funzioni agricole e naturalistiche di pregio, condannandole. Tale intervento andrebbe peraltro in direzione contraria a quella indicata nei più recenti provvedimenti legislativi europei e nazionali di tutela della risorsa “suolo”. Egli lascia infine intendere che l’ intervento sarebbe più dannoso, rispetto a una mera cementificazione dell’ area, per una duplice ragione. La prima, dovuta alla necessità di costituire una miscela con almeno il 20% di terreno vegetale, che renderebbe necessario il riporto di inerti da altri siti, con sbancamenti fino a Tonn. 100.000, pari a oltre MC 60.000. La seconda, legata all’ inquinamento ambientale generato nel medio-lungo periodo, per rilascio di inquinanti, a seguito di degradazione della sostanza organica, sia per processi aerobi (superficie), sia anaerobi (profondità). Nelle conclusioni il pedologo, da un lato, decanta il valore fertilizzante (ammendante) del “compost”; dall’ altro, sottolinea l’ inganno della dizione “compost fuori specifica”, la sua incompleta bio-stabilizzazione e residua fermentescibilità, l’ uso limitato che talvolta ne è consentito per fini non agricoli (max m 1,0 di profondità). Sintetizzando: una disamina completa, a volo d’ uccello, da manuale di pedagogiapardon, di pedologia, sulle problematiche poste dall’ uso “in quatt’ e quatt’ otto” di un rifiuto come risorsa.

 

Qua, guardata l’ ora, mi trovo di fronte a un bivio: continuo, o mi fermo, con gli illustri e gli emeriti?! Perché rischio di far saltare pure ‘sta parte qua…. Allora, per sicurezza, sospendo e mi fermo. Però ‘st’ altra parte qua mò ce la azzecco…

 

Nell’ epoca felice in cui per me la munnezza, sempre lì, però meno di oggi, per scampoli estivi, serviva solo a fare i pali delle porte e poi per assegnare la Coppa Rimet al goleador di turno, venne un giorno ad abitare in quel palazzo (cfr. “C. dal CASTAGNARO” tout court, che poi sarebbe “C.d.C. 1” ), un signore dalla distinzione assoluta, dirigente dell’ ENEL, ingegnere (ne ero circondato! – C.d.C. cit.), assillato dall’ ansia per il decoro della sua macchina, dalla preoccupazione della sua sicurezza familiare, dai fastidi di una sciatica ricorrente (forse per una scossa elettrica giovanile), col sano “vizio”, tutto napoletano, del presepe. Una volta mi accorsi dal citofono che doveva aver “cambiato cognome”, forse per quella sua ossessione dei rapimenti e dei furti, perché il suo era sparito e ve n’ era un altro. Così, quando rincasava, nascosto in fretta il pallone, io correvo ad aprirgli il portone, salutandolo riguardosamente, per fargli piacere: “Buongiorno, sig. Colucci!”. Lui mi lodava come ragazzino molto ben educato; io, ancora troppo piccolo, non potevo purtroppo dargli anche le 5-10 £ necessarie, a farlo risalire il prima possibile… Un pomeriggio la partita fu definitivamente sospesa, perché invece di prendere l’ ascensore e andare a dare il ritocco quotidiano al presepe, che occupava in modo permanente una intera stanza ed era una piccola-grande opera d’ arte, l’ ing…. Colucci si mise a sproloquiare con una Ada, professoressa di Matematica - mai più vista così rapita da un altro interlocutore - di tremende, cogenti questioni generali, condominiali e personali… di come un tempo i treni erano puntuali, la posta arrivava, le strade erano pulite e si dormiva con la porta aperta… “Poi, Signora… dobbiamo deciderci a cambiare le palle… scusi l’ espressione!”, guardando ai lampioncini a braccio, ai lati dell’ ascensore … e la sciatica tremenda che lo affliggeva… per ritornare poi sempre al suo tormentone favorito: la delinquenza trionfante. Quella volta si dovette proprio accalorare, perché d’ un tratto, forse per un corto-circuito sciatico-cerebrale, riflettè e sbottò: “Signora, Le faccio una equazione: Italia uguale banditi…ma Napoli è troppo!....” … Giuro di non essermela inventata. Col tempo, ne avrebbe coniate parecchie altre, di frasi memorabili. Ma quella, la prima, restò la nostra favorita, nota in codice come “l’ equazione dell’ ing. Colucci”. Vedrò se riesco a farne un sistema, potrebbe essere una idea….e mi farebbe piascère, perché era un galantuomo vero…però ora smetto proprio, perché se esiste qualcuno in odore di santità che è arrivato fin qui potrebbe anche usarla contro di me, quella parola; magari senza nemmeno dire: “scusa l’ espressione!”.

 

 

 

 

  

 

 

Condividi