CRONACHE DAL CASTAGNARO (5)

ALLA FINE DEL TEMPO

RESTANO SOLO UN CACTUS, cioè un’ agave, ancora un po’ di stretching E…

NU PUGN’ ‘INT’ ‘A PANZ’

Spesso ci pensa Madre Natura, una volta per tutte; altre volte, invece, quando non vi è assoluta certezza biologica, ci pensano i fatti della Vita…. e allora capita a un uomo con una donna, a un papi con la sua beba, a un nonno col nipotino omonimo. Nel mio caso, in certi momenti particolari confesso che mi sono venuti dei dubbi atroci, su come stiano realmente le cose. Mai immaginavo però che nella vita ci si potesse infessire anche per uno zio, sia pure napoletano… d’ America.  

Quando mi sono ritrovato all’ aeroporto faccia a faccia con quella familiare sagoma di sfottitore numero uno, il sangue mi ha preso a scorrere più forte e il sottilissimo ghiaccio del tempo si è rotto all’ istante….La solita andatura un po’ dinoccolata e sbilenca, la faccia sorridente, lo sguardo aperto e vivace, che subito comunica qualcosa o ti indaga, ma bonariamente; e a uno viene naturale parlargli o rispondergli, forse addirittura fare amiscizia… se lui però bruscamente non lo molla, perché magari gli fà sén-so così…Si, un po’ arrognato, dopo tutti questi anni, certo; forse anche più basso: in fondo è del ‘33; vabbè i capelli un po’ tinti, ma il giusto direi, lui che era rosso rosso, quando ne aveva tanti; poi la solita montatura dorata, quel non so che vagamente alla Woody Allen … “CHE PIACERE, ZIO, FINALMENTE!!! Hai fatto buon viaggio? …Dài, dammi la valigia…” ….”Ok Capità-no, take it, pigliatela pù-re, io còrro fuòri, want to smoke….hahhhahhh”…Immutata e inconfondibile, quella sua risata intercalare!; e adesso, quel suo parlare mezzo americano, faticando a trovare le parole italiane, però con l’ intonazione sempre romana e le “uscite” in napoletano e poi le guance, che quasi gli schioccano in quel modo strano, con le “ci” e le “gi” come se mangiasse, che ti mettono appetito… o come se una comare chiamasse dal balcone il verdummaio col treruote, il paniere calato: “Giuvinò…CICICICICI….chiammàt’ a chill’ d’ ‘e carciòff’’l’ pe’ piascér’, signurì….CICICICI…GIUVINòòòò….”

 “Zio, allora, raccontami qualcosa, adesso…sei ancora un napoletano, o sei diventato oramai anche tu un bastardo del Bronx?!Ma dài!, sto scherzando…E dimmi subito: a che sta il brevetto di quella turbina aerea?!” … “Ooh!, it’s a very nice place, where I live…un’ isola giù-dèa, tutti jewish there, come mie ultime due mò-gli….Ooh, yees, te ne avevo par-làto… Tutto proscedèva bene sai, ho speso anche a lot of money per il pro-tò-tìpo, ma alla fine l’ agenzia di riscèr-che mi ha comunicàto che al Patent Office, you know, c’è ggià something of similar, da po’-coO.K., come vedi non fà sén-so allora conti-nuh-àre… però quel materià-le spesci-àle in fì-bre di carbò-nio che ho cre-àto va bé-ne…così, per distràr-mi, ho comprato il mio quarto boat nel Maryland, prima di venì-re…” …”Tu hai QUAA-TT-RO BOO-A-TTT?! Caabbbinati!!! Ottimo, bravo zio! Eee…dimmi, ci esci, che te ne fai?!”, voglio sapere io; e lui: “Ooh, li ho comprati da po’-co…Tu sà-i che io ho sempre la pa-ténte per navi-gàre, Capità…. I don’t know, mi fascèva sén-so, you know; debbo fare sempre qual-còsa, dò-po-tùtto; così fa-scio qualche business, sometime…ora sto pen-sàndo a come applicare a questi boat un si-sté-ma di propul-siòne, e questo è il si-sté-ma… il si-sté-ma è che ci sono dei forti ggétti d’ acqua, you know e questi ggétti sono a for-ti-ssima pression, e il battello vola e va velosce…ma senza onde alte, you know …ma non ho molto tèm-po, ultima-méntedo you understand?! ”….”Ooh, I understand, I understand…Ma tu che sei, molto occupato, zio?!”, lo interrogo allora; e lui: “Ooh…. ho tutto il tempo che vò-glio…ma ho cono-sciùto una vecchiè-tta, you know ahahhhah….”, e se la incomincia a ridere; poi racconta un po’ la storia: “…… Così io ho bito ca-pìto què-sto… e l’ ho invited una sera al japanese restaurant, uno di clà-sse, you know… va tutto ok, you know; dopo andiamo ai tà-xi, e le-i è alta e aveva pure i tà-cchi; così sulla salita, you know, io vado a-vànti e mi metto in fronte a le-i…e allora le-i mi scà-nsa, va a-vànti e si mette in fronte a , mi guarda serious negli occhi e mi di-sce: and now, STRETCH, if you can!”….”…Allùn-gati, se ce la faihahhah…hai capito la  vecchietta…molto eloquente e provocatoria, direi… simpatica!….eee…e tu che hai fatto, un zompo, come quella volta che volevi dare un cazzotto al marine americano?!”; e lui: ”Ooh, sai anche tu il fatto…yes!, glielo di-édi, glielo di-édi ….ooh, una spé-scie… in fin dei cònti io so’ semp’ nu napulitàno, nu’ me perdo maje ‘e curaggio, Capita’ …e allò-ra ci aggio dato nu pugno ‘int’ ‘a panza, e l’ ho ba-sciàta, ahhahhhahhh…”…”Eee…e…dopo che l’ hai abbasciàta, zio, mica hai dovuto chiamare l’ ambulanza?!”….”NOOO, hahhah… poi abbiamo préso il tà-xi, e dopo l’ ho fatta allun-gàre ì-o a le-i, dove do-scévo io you know, però mica su una le-ttìgaahahhahhahh”… “For-mi-da-BI-LE!, le conosci proprio tutte, zio; ma dimmi: tu la chiami vecchietta, vabbè, ma così, per esagerare, scommetto…”…”Ooohthis is her picture…”…”Ooh…OOOOHH…!!! ...Interesting v…v… woman!...A really smart… tea-cher??!  Eee…la potevi portare con te, zio!; perché non l’ hai portata ?!”, commento io; e lui…”Ooh, le-i è molto in fòr-ma, visce-prèside ancò-ra…molto molto attì-va…tante tante amì-che, tante tante cò-se, tanti tanti…yees, inte-ré-ssi…figlie e ni-pòti, due proni-pòti…and drives the car come un pi-lòta, I really fear, hahhhhahjewish anche leiwidow anche lei… adesso, da un anno, è tutto ok, you know…e ha poco più di me…eighty, ottàn-ta, you know … e ‘o ssaje che te dico, Capita’?! tén’ ‘o ppépe!!! ….hahhahhhhahhh…”….”Sì...ESS’ !!!...”, faccio io; e ncorpo a me: “Che bello che lo zio è tornato e si sente subito a casa…e questo è solo l’ inizio, mi sa….” , dovendo però scacciare dalla mente, chissà perché, l’ immagine improvvisa del farmacista di Ventotene, che quella domenica mattina se ne andava allée et retour da “Zi’ Amalia” all’ affacciata su “Calanave” borbottando fra sé e sé: “Pàta-càzz’! UH PÀTA-CÀZZ’!... UUUHH PPPÀ-TÀ-CÀÀÀZZ’!!!”… 

E poi, varcate le quartaiole Colonne d’ Ercole di Montagna Spaccata, sono state interminabili giornate di full immersion in cose soprattutto parentali e personali, tra tanti visi cari, così diversi eppure così… ecco, si: così similar: in fondo tutti libri aperti gli uni agli altri. Ed è stato un continuo “sbucciar di cipolle”, con cose a volte un po’ grosse, ma mai per fortuna realmente Grass. E su questo comune rimestare nei miliari ricordi di famiglia, lo stillicidio di essenze nuove, distillate e condensate tuttora dai nostri personali alambicchi, con le fragranze degli anni mancanti, il sentore del tempo presente e forse il principio di quello a venire; ritornando poi sempre a un fittone comune. E sono state giornate di interminabili racconti e conversazioni, rispolverando e risfoderando di continuo quel nostro lessico familiare e inevitabilmente rinarrando e riascoltando tanti episodi e veri e propri aneddoti, di quel mondo di allora, peraltro già uditi e riuditi all’ infinito … come quella sera che tutta la tribù era ancora forzosamente a digiuno e accampata nel cortile, quando tutti gli altri inquilini raggiunsero l’ intera famiglia giù dalle scale gridando, per via dell’ improvviso fumo violento degli esperimenti del fratello maggiore, che avevano avvolto il palazzo; o quella altra volta che rimasero a letto perché “il ras della mattonella” (ancora “quella di casa”) non volle scendere al rifugio e l’ aereo tedesco sganciò la bomba…IIIIAAAAAAAOOOOOONNNNNNN….…ZZZZZZZZZZZZZZ  ZZZZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII……BBBOOOOOOOOOAAAAAAAAAMMMMM e centrò il vicino palazzo dell’ INCIS; o quando, tanto tempo dopo la fine della guerra, la strada diventò un improvviso formicaio eccitato e il cortile si riempì di curiosi e gente commossa…anche Frau Mutti, inebetita e incredula, la vista offuscata dalle lacrime, l’ infarto praticamente certo, si mise alla finestra: e allora fa il suo ingresso guascone dal portone un giovinastro irriconoscibile, Bubi, fratellone di un poi famoso Okulister neapolitanen, che si dirige proprio sotto seiner Mutti, si piazza a gambe divaricate e coram populo, guardandosi prima all’ insù, poi attorno, sbraita sguaiato, le braccia sui fianchi, a mò di saluto generale: “OOOHII MàààAà…..….’EEEE PAESAAAANE TUOOOJE ?!?!?!……………… sò ‘E DDDIE D’ ‘E FETIEEENTE !!!”; e lei: “Lo rikonosko talla fòce, è prò-prio lui, è prò-prio lui … Mein Gòòtttt!!!…. MEIN pputTzurrònekWél MIJO pPu-TTzu-rròne …mein Soooohn, jaaaaa…… …TTìo Mio, TTìo Mio, Ti… Ti rinkrààtzzzio!!!... Ti…TI…Salvo!!!”… e quasi gli cascava in braccio dal quarto piano … E poi tante gite, tra cui, ovvio, la Reggia di Caserta, Santa Chiara e quel Chiostro della chemical, Spinosa tenzòne sul restauro delle famose riggiòle e, alle spalle, quel Palazzo, una delle sedi dell’ Orientale; oltre al Lago d’ Averno, all’ Antro della Sibilla e altri luoghi: attraverso il presente rifrangendo sempre il passato, sperando magari di riflettervi anche un po’ di futuro …...

E poi quel gran pranzo di Pasqua, con tutto lo zoo di Ligri, Tigoni, Panda, Cigni, giovani Gerbilli, Puledri e Cavallucci marini e terrestri; e poi Istrici, Ricci di Mare e Stelle Marine…no, Purpi no…. l’ Ammiraglio, Cleopatra, la Sfinge, Carlo Cattaneo….ma taglio qui, perché forse ho fatto già saltare il prossimo pranzo pasquale….ma no, no: lo zio ce l’ ha, il sale nella zucca…le capisce bene le cose, lui, lo capirà che se non mi avesse fatto letteralmente infessire, non ne scriverei….che è nel mio cuore, profondamente….e che non sto violando la sua praivazy….o meglio, solo un po’ forse… ma a fin di bene…però lui è un uomo di mondo, dell’ altro mondo…e poi non è ancora finito, ‘sto pezzo… Dame e Cavalieri de Las Casas Maximas, tornate alla Tavola Rettangolare e …Ordine a bordo!, hahhah……

“Capità, what’s about ‘sti striscioni dappertutto, questi assémbra-ménti conti-nui, these people sleeping on the road!?”…”Sai, zio…qua vicino c’è un posto che si chiama Castagnaro, te lo ricordi mica?!, forse tu quel periodo che andavi in fungaia quella cava di lapillo l’ hai anche visitata – a proposito, mica ti sovviene niente, se dico: cà sta, dicette ‘o castagnaro?!….ok, lascia stare; adesso ti spiego però chi sono Annunziato Vardè, Stefano Caldoro, Giovanni Perillo e i suoi pirifuscoli – te lo ricordi il fatto di monsignor Perrella?!… - il Polpettoso Cesaro coi suoi magnifici tramonti e i tic-tac di Berlusconi..… “Ooh, I see… always garbage & waste, in this town … Capità, mò t’ ‘a(a) racconto io, na storia”, mi fa lui; e attacca: “Un giò-rno lé-ggo che Donald Trump deve costru-ìre per la Scitt-à di Nuova York un grande parco sul fiù-me, in cambio di tanti gratta-sciéli e che lui ha preso un grosso fainan-scia-mènto from the bank, you know …”….”Donald Trump…mica il marito, diciamo, di quella vecchietta, Ivana Trump, zio?!”…”Yees, yees, proprio le-i…scioè, proprio lui, Donald Trump, D.T. senior…Ok, passa il tempo you know e mi ri-tròvo lì a Manhattan, tra 59ma e 72ma I remember, e non vedo nulla…nothing…niente la-vòri, niente parco scitt-a-dìno sul fiù-me…ma lui aveva già preso money from the bank… a lot of moneyNon fà sén-so, you know… tu puoi essere pure Scrooge McDuck o Rockerduck, ma qua siamo in Amé-rica e io sono un scitt-a-dìno ameri-càno, e tu per me sei solo un Donald Duck, you knowsoo, io ggià avevo una scerta lawyal experience e cono-scévo ggià molto bene PRO SE OFFICE… ti ho ggià raccon-tàto di quando, da solo, senza lawyer….sì, senz’ avvocato, Capità!, ho fatto pa-gàre più dei loro dé-biti verso quella povera widow a tutte quelle ditte europee di strà-sci …perché sono solo stra-sciòni, quelle grosse compa-gnìe di export di te-ssùti che non volevano pa-gàre loro debts…oooh, ll’ aggio fatte chiàgnere, Capità, me songo proprio arricreato, chella vo’ta….. OK, allora mi stù-dio bene la -sa, pre-pàro le càr-te e vado in Court contro Donald Trump…” ….”Mi-staai-di-cééndo che tuu haai citààto in giudì-zio alla Còòr-te Fe-de-rààle DOOO-NAALD TRUMP, così, da soolo, una bella mattìna, perché non si decideva a costruire… dei gratta-scièli ?!?! vabbè, questa cosa qua che ti piacciono i gratta-scièli la posso anche capire dopotutto, col tuo cognome….”, lo interrompo io sbigottito, il bicchierino di traverso, mezzo affogato; e lui prosegue: “Capità, io sono un scitt-a-dìno ameri-cànoe meng’ pugn’ ‘int’ ‘a panz’, pecché songo semp’ nu napulitàno, nu’ te scurdàWell, viene il ggiòrno e i-o vado in Court, quella dello Stato di Nuò-va Yòrk this time i-o qui, alone, pochi sheets of paper; al scèn-tro the Judge; in fronte a me sette lawyers pieni di borse e di…how do you say…ooh, car-télle, ok…OK, i-o spiego al GGiù-disce le mì-e ra-ggiòni di scitt-a-dìno americano…docu-ménto project of park and buildings, parlo del grosso fainan-scia-mènto from the bank, di accordo tra Scitt-à di Nuò-va Yòrk e Donald Trump…un lawyer allò-ra mi do-mànda se appartengo a quelli del boss J.C. ….” Al che mi si ghiaccia il sangue ed esco proprio fuori dal seminato: ”Avvo-càti ‘e mmerda…eee… e chi cazzo è quella chiavica, esiste veramente?! Ma…ma…ma come cazzo si sono permessi!!! Che gli venga un Cramp, ma di quelli tosti, a tutti quanti…e a quello lì peggio!!!”, gli faccio io; e lui continua: “Calmo, Capità, calmo; non fà sén-so, dire così….Perché, forse i-o  n’ ‘e vulévo cecà ll’ uocchie, secondo te?!, ma gli dico only che sì, my brother è pure nu diéce ‘e boss, ok, ma in un altro sén-so e  pure scien-ziàto e mai ve-nùto in Amé-rica…… e poi a casa in ri-spòsta a tutto quel garbage dei sette lawyers preparo allò-ra altre carte, na mon-tàgna ‘e carte, Capità, col software  speak & write, hahahhah…e prì-ma di se-conda udi-ènza prendo telephone and say: a-tténti, don’t try to play dirty with me, do-màni è solo un antì-scipo di quello che vi fa-scio…”…”Noon ci po-sso cre-de-re…Bravissimo, zio! Eee…e come è andata, poi?!”, lo interrompo impaziente io; e lui: “Oooh, i-o tòr-no in Court, e judge si trò-va tutte ‘ste mon-tàgne di carte allò-ra … allò-ra sbù-ffa, pensa; poi pro-pòne di fare un gentlemen agreement… loro sette parlò-ttano un po’, i-o serious…poi lawyers dì-cono di asce-ttàre; i-o  prima aspè-tto un po’; poi anche i-o ascè-tto …e loro firmano che la-vòri saranno ini-ziàti entro una scerta dà-ta pre-scìsa…così tutto finì-sce; e i’ m’ arritìro, you know …..così Donald Trump poi fa i la-vòri….. e o-ggi, se -glio, io vado a passé-ggio con la mi-a vecchiètta, in quel parco…un gran bel parco, on the river, you know…”…”Zio, ma…ti rendi conto?! Tu sei stato un pà-zzo! Scusa, sai: ma mé-no male che è finita così e che è finita -ne!!!… Però senti un po’, mi hai fatto venire un’ idea: perché non vieni domani con me al Castagnaro, ti voglio presentare a delle persone; io li chiamo Nobili Cavalieri, penso che tu ci andresti d’ accordo…”…..”Capità, domani aggia partì, ‘a vecchierella meja me sta aspettanno, ‘o saje…hahahhhhh”, mi fa lui; e io: “Ah già, è vero…che peccato però, zio; che peccato….com’è volato, il tempo…..”.

E quando mi sono finalmente ritrovato di nuovo all’ aeroporto con lui,  lo zio mi fa: “Capità, dì-mmi na -sa, che non ho ca-pìto ancò-ra… ma tu che sei degli Spi-nélli, che sci azzécchi, col Casta-gnàro?! Stessi fu-mmàto?! Ahahh…”; e io a lui: ”Ahahah…no, niente, niente…però, che diavolo… quella è una questione quartaiol-flegrea, anzi regionale, molto grossa, zio; possibile che non sono riuscito a spiegartelo?! Dimmi, piuttosto: sei stato contento del pranzo pasquale?! Troppa gente, forse?!...” E lui: “Ooh, molto, molto, molto contento…ottimo servizio; e pure tu me l’ è fatto, Capità; l’ anno prossimo però, se torno, ricordati e purtà pure a Nanninella e tutti i tuoi dirimpettai, m’ arraccumanno, ahahhhhah…”. Sbrigate le prime formalità per l’ imbarco, lo zio mi fa: “Capità, a te te piasce ‘a monnezza, vedo; ma ricordati ‘o fatto: quando mio fratello lasciò l’ università pe’ fa’ l’ americano a Napoli coi fùn-ghi, mio padre esclamò soltanto: << Ho fatto studiare a mio figlio, per fargli mettere le mani nella merda!!!>>…e poi ne ho dovuta spalare parecchia pure io, per fare quel terriccio, figurati…pensa bene, Capità…”…”Ma i funghi allora era da grossi competenti riuscire a farli, manco a Portici ci riuscivano…tuo fratello fu il primo al Sud, l’ unico per tanto tempo e furono una ottima cosa…tu le sai, ‘ste cose….Che c’entra comunque questo, zio…la mia è un’ altra storia…io sto studiando un protocollo, il Protocollo…” ma lui mi taglia e fa: “Capità, non voglio sapere altro, ma ti rispondo così…tu ‘sto fatto nn’ ‘o(o) puòi sapére…una volta, a Ventotene, na Figlia d’ ‘O Pazzariello, ‘A Corta, entrò nella bottega di Capacchiòne, quando ancora non era sindaco, e mentre lui affellava la carne sulla chianca, cominciò a schifare gli erbaggi; però a un certo punto si lasciò scappare: <<’Uard’ cà….sò patàne, chéste?! E poje…’a patana meja è pure chiù asciutta!>> E lo -i Capacchiòne che cosa dì-sse, fermo col coltell-àscio a mezz’ à-ria?! Nulla; esclamò sempli-sceménte: PPPààà-ta-càààzzZ’ !!! …. Vieni a trovarmi in America, Capitò!!!” e mi dà nu pugn’ – vero - ‘int’ ‘a panza… Il tempo di riprendermi e lui è già lì al check in, che sorride a una gentile signora un po’ agée e manco si volta più… Intanto passano scèrte stangòne!, forse le hostess….Quando me ne vado finalmente anche io, la multa sul parabrezza, maledizione!, rabbiosamente mi tocca considerare: “Ci mancava pure questa… Diavolo di uno zio!!!… Però le vedo male, tutte quelle pollastrelle spilungone coi tacchi alti e quella gallinotta un po’ spennata…anche se lui è un sentimentale in fondo…e ho dovuto subito togliere il CD “The Gold of Napoli”…. quindi monogamo, almeno tendenzialmente….. però mena pure pugni ‘int’ ‘e panze…béh, si arrangino fra di loro…..si, quel sassolino dalla scarpa io me lo sono tolto, ma lui in extremis me l’ha fatta di nuovo…. Però ti voglio di nuovo qui l’ anno prossimo, zio, devi assolutamente ritornare, perché adesso tu avanzi proprio ….nu bellu pugn’ ‘int’ ‘a panza!!!” 

E poi, rivarcate definitivamente le Colonne d’ Ercole di Montagna Spaccata, che menano nella quartaiola conca di congiungimento tra Pianura, Pozzuoli e la Terra dei Fuochi, sono state altre interminabili giornate di forzose full immersions in tante altre cose, ma sempre con quel denominatore comune, questo spinoso riccio del Castagnaro…. Tante, troppe cose sono poi successe, tutte importantissime, e debbo proprio anche solo cennarne almeno qualcuna…perché, dopo essere uscito tanto fuori dal Castagnaro, posso sperare solo di rituffarmici a pesce all’ ultimo momento, anche se l’ altezza è parecchia e non so bene se quel riflesso laggiù è una pozza profonda, o la bacinella per paparelle di quel super-dotato di Natura, che vuole battere il record delle… multi-fratture corporee a tutti i costi….

Allòora, vediamo…Il Comitato ha ricevuto finalmente copia integrale del pacco: “Progetto preliminare di discarica al Castagnaro Ovest”, senza la relazione dell’ ing. Giovanni Perillo, contenente suo parere scritto di inidoneità ambientale – che è rimasta nell’ Area, o nell’ aria, o nell’ aia dello STIR; conferenze stampa; assemblee all’ ospizio e in piazza; riunioni varie tra politici, sindaci e vertici istituzionali; comizi e consigli comunali; blocchi stradali parziali, totali e di nuovo parziali, con i falsi allarmi (per fortuna) e tutti fuori alle 5.00 del mattino; manifestazioni ed eventi vari; convocazioni, rinvii e cancellazioni, da parte del Prefetto, di conferenze di servizio per l’ ordine pubblico (per poter programmare accesso di Commissariato alle discariche e Provincia al sito); poi le significative, clamorose dimissioni dell’ ing. Perillo, responsabile unico del procedimento (RUP) e supervisore-coordinatore responsabile del progetto di discarica; il rinvio sine die delle operazioni tecniche preliminari, per una “definitiva valutazione del sito”, deciso dal commissario Tino Vardè; le interviste agli esperti e rappresentanti del Comitato da parte dell’ inviata di “Ambiente Italia”, andata in onda su RAI 3 sabato 28 aprile (si vede che tagliarmi i peli dal naso, come mi era stato suggerito, non mi ha portato bene, perché loro poi mi hanno tagliato…in tronco, hahahhhh); programmazione e organizzazione di nuovi eventi; proclamazione di nuova giornata di lutto cittadino per il 2 maggio, stavolta in tutta l’ Area Flegrea; e tante altre cose. 

Ma ce ne sono tre, cose piccole, di per sé forse insignificanti, che mi hanno colpito su tutte, in modo particolare. La prima è che il “Nobilissimo Cavaliere dal Cervello Fino e dalle Scarpe Doppie, ma…Bucate” (mancanza di tempo, dice lui…hahhah), l’ avv. Luigi Rossi, ha dichiarato una volta al presidio delle Colonne d’ Ercole: “Il tempo è finito…non c’è più tempo ormai …adesso è il momento!, per tutti quelli che ancora non l’ hanno fatto, di scendere in campo….”. La seconda è stata alla manifestazione del 26 aprile, quando l’ennesimo corteo, stavolta di 10.000 persone, raggiunge piazza della Repubblica e poi il porto di Pozzuoli, il trattorino col carro in testa (senza tavuto stavolta…che sta ancora là, da qualche parte, però…), e rompe le uova nel paniere agli sposini, che stanno facendo le fotografie di rito….ma no, ma no!, si basciano, gli sposini, davanti a tutti, per l’ esultanza dei manifestanti e dei fotografi!, e quel povero incosciente, ancora ignaro di essersi consacrato al martirio…ma no, ma no, scherzo!, figuriamoci….tantissimi auguri, Sposini, siate felici! e… figli benedetti da Dio, da Madre Natura… e da tutti i quartaiol-puteolani!...oltre che da voi stessi, naturalmente…. quel novello “prode”, ahahhh… quel fortunatissimo, insomma, prende il microfono e partecipa, forse un po’ “intimidito”, visibilmente “infessito”: “No alla discarica del Castagnaro!” e giù applausi, cori ed altri basci… E la terza è il cactus della Pasionaria di Quarto…. Un’ agave veramente, a rigore…”La voglio piantare di fronte al presidio di Montagna Spaccata, all’ ingresso del Castagnaro…Fiorisce una sola volta, dopo 20 anni; poi muore…Sarà il nostro simbolo, il simbolo di questa battaglia: forse moriremo anche noi, ma fioriremo prima…stiamo già sbocciando…”…E adesso sta lì, in buona posizione, alla luce. E quasi sul ponte della ferrovia, con quel disegno sul muro….Fiorirà e morirà, quando sarà, si; ma poi se ne svilupperanno altre, da polloni radicali, cara Pasionaria: questo anche intendi, I understand. Hai veramente concepito e rappresentato una autentica Poesia.

E allora non so che cosa mi attende adesso – ma questo è il meno - perché sono in caduta libera e vedo già il pelo dell’ acqua, non più un semplice riflesso. Temo assai, eppure mi sembra proprio, ora, che tutto possa tornare... o almeno così spero……anche perché vedo addensarsi sulla East Coast un grande uragano, pronto a varcare l’ osceano con onde gigan-tésche….ma no, ma no, che diavolo!!! …..

Allòora, che cosa abbiamo….

…..I due…ehm… vecchietti….. Si…C’é quell’ ospizio (che ospita le riunioni del Comitato), che si chiama proprio “Nuovi Incontri”, proprio su quella salita, che mena però alla più casereccia pizzeria “Bella Figliola”….chissà chi ci sta lì, che storie ci sono là dentro; se quei vecchietti e quelle vecchiette hanno scarpe coi tacchi, parenti, magari qualche nipote o pronipote …se hanno mai visto “l’ America”….e quante bombe hanno acchiappato, o scansato…o quanta merda hanno spalato e se ne son venuti funghi o fiori, o ne può ancora venire qualcuno….e se quei vecchietti sono arrepezzati malamente e stanno co’ sale ngopp’ ‘a coda, o sanno ancora vottare carocchie e tenono ancora ‘o pepe n…insomma là, non specifichiamo… e se ce l’ hanno, quel vecchio disco: “Una carezza in un pugno”; sennò bisogna assolutamente darglielo!....e adesso dovrebbero trovarsi una discarica alle finestre?!.....e poi, c’è ancora “la povera Mammina”: chissà che cosa ne penserà la così apprensiva e ambasciata padrona di quasi tutta la cava, “la Mammina del Castagnaro”, come la chiama alle volte quel ciuccio vecchio del figliolo: di Adriano Celentano e dei japanese restaurants, oltretutto…e lui stesso, ‘O Riscignolo, che si sentirebbe di cantare, nel caso……ma qua mi fermo, per non rischiare effettivamente di entrare nella praivasy….ma non ho voluto insinuare nulla né offendere nessuno, sia chiaro….solo porre una domanda generale –visto che l’ esemplificazione cade a pennello….Ma c’è dell’ altro…perché si sa di tanti, che oggi – come ieri - si fanno spennare come dei polli, totalmente infessiti per una gonnella, non sempre poi così fresca…e allora uno deve anche domandarsi, al di là della apparente sostanza: where is the beef?!; e anche questo mi fa sé-nso, you know….

……Donald Trump e gli stra-sciòni…. Bèh, qui li abbiamo in Caldoro, con Purpette alla Romiti e Pirifuscoli alla Vardé…. Ma come si assomigliano tutti, con tutte quelle loro rassicuranti promesse, quel loro trionfalismo, ‘sti…Grandi Capitòni, ehh?!?!, hahhhahh …...............……

…….. il PRO SE OFFICE e il sistema giudiziario americano….Béh, noi abbiamo questa sorta di loro equivalente nazionale, i comitati dei cittadini, con e senza avvocati e uomini di legge e di giurisprudenza (meno male però che qui ci stanno…e sono pure aggratìsse…hahhahh), in cui chi fa da sé fa anche per tre, effettivamente… ma ammettiamolo pure: il nostro è un sistema catapasolo, buono solo per i vari Impregilo, Bassolino, Profumo ecc. ecc. ecc. e buono anche a perder tempo con le siderali costellazioni tipo Cassiopea e tutti quegli altri suoi infiniti, inutili capi di autosputtanamento, alla fine, specie sulle questioni decisive………Fiducia nella Magistratura?! Si, certo. Tantissima. Ma soprattutto nei Cittadini. E nei Comitati dei Cittadini. E in questo in particolare, il Comitato dei Cittadini del Castagnaro.

E poi, viene da considerare come sia una gran benedizione essere dei grandi buzzurroni, magari anche guasconi, piuttosto che cierti Dìie ‘e Fetiente ‘e … non so se mi spiego.…e chi siano gli uni e Gli Altri, oggi …per carità, fatte assolutamente le distinzioni debite tra Belzebù e “anime prave”…e così chissà che non possa venire l’ idea, al cantautore del bivio di Quarto (ma intendo del Bivio della Vita, di Quarto, di ispirazione cristiana), Enzo Montanero, di comporre la canzone: ‘A Gumbostièra, col ritornello: Noi-sia-mo-i-bu-zzurrò-ni-del-com-pòst (sarebbe una granda canzone, Enzo!...ma dài, lo sai che scherzo, hahhah…tu però provaci, dài!!!)…………

E per concludere, viene da considerare quanto sia fragile, quando ci sono appetiti smodati e spregiudicati in gioco, la umanissima, legittima speranza prima di benessere, di prosperità, di felicità, poi almeno di un po’ di serenità, di calore e di armonia, di un uomo e di una donna, qualsiasi, che a un certo punto desiderano nient’ altro che passeggiare insieme in riva a un mare limpido, o in un bel parco sul fiume, o tra semplici orti, con l’ aria però pulita, e in cuore la speranza di futuro per figli, nipoti e pronipoti, ma anche per sé…e come vadano difese in tutti i modi…. E come sia anche ingiusto parlare solo e sempre di futuro per i giovani, spesso ipocritamente, perché la vita intanto si allunga e uno, finché è vivo, non smette mai…non dovrebbe mai smettere, tutto sommato, di coltivare anche propri sogni, proprie esigenze, se gli è consentito e il catechismo per over 70 lo permette….

E ancora, pensando alle difficoltà e alle amarezze della vita, viene da pensare naturalmente soprattutto ai giovani, che si sentono così sicuri di sé, certi dei loro giudizi, molto più dei vecchi, a volte; ma non sanno per fortuna, spesso, che la Vita può menare anche tremendi calci ‘int’ ‘a panza; e che però i nostri progetti possono essere lo stesso buoni, anche se non sempre proscedono velosci, se sci sono onde alte; e soprattutto che non bisogna mai smettere di avere un progetto di Vita e non bisogna mai fermarsi, all’ occorrenza dovendo però tirare pure noi qualche pugno ‘int’ ‘a panza di “qualche imbecille” che sci ostacola ………E come è vero che bisogna allora allenare ed allenarsi anche ad allungarsi un po’, nella vita, fare un po’ di…stretching, insomma,  magari quando provocati, if you can; da soli o tutti insieme…con qualche piccolo trucco anche, magari; ma sempre in modo sano….

E infine, veramente, stavolta, hahhah…. Che bello, quel cactus, anzi quell’ agave: simbolo individuale e collettivo, allegoria dell’ intero Comitato, metafora del senso profondo di ogni storia umana, addirittura di un’ intera popolazione; spinoso, acuminato monito alle coscienze di ciascuno e a tutte le bolse e indifferenti panze ripiene di tutti quei Grandi Busti e MezziBusti nelle nostre Grandi Istituzioni…che bello quel cactus, anzi quell’ agave, che si sta lentamente già preparando a differenziare il suo fiore, che rappresenterà il coronamento degli sforzi di tutta una vita, preludio ai suoi frutti, ai suoi semi, nella danza di uccelli, insetti e pipistrelli…. ben irradiato, anzi irradiata, dove sta, dal Sole: il biondo, rosso, di sera talvolta grigiastro Helios…. e sul muro, dietro, c’è quel pugno chiuso….e queste due cose, non lo nascondo, mi fanno proprio molto, molto sén-so, you know……

Si, è vero che il tempo è finito: ma bisogna fare tanto stretching ancora, e ancora Tutti quei Grandi Busti e MezziBusti si debbono abbasciare, un altro po’… lo facciano finché sono in tempo, per il Bene di tutti; si decidano a stralciare finalmente, onorevolmente ancora, il Castagnaro dai Loro progetti di discarica….si sappiano abbasciare dignitosamente da soli, Tutti, se non si riconoscono in quei determinati soggetti, tipo, ripeto, compaesani di Frau Mutti, ma sentono di assomigliare almeno un po’ ai nostri Bubi quartaiol-flegrei …..lo faranno, si, lo faranno, se hanno sale nella cocozza… sperando che poi noi ci si possa basciàre, tutti ….e si nu’ vònno piglià pure… perché sta già là, pronto, con la potenza di un trenopatacàzz’ si nun è pronto!..............................................................

………………………………………………..……….nu granda pugn’ int’ ‘a panza…

 

Quarto, 28/04/2012                                                    fabio.casamassima@gmail.com

 

 

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