RIGUARDATI, BEFANA! E … ARRIVEDERCI!

 

 

 

Cara Befana,

ho sentito una certa, strana apprensione, oggi… ed è stata una mattinata molto particolare, questa, per me… forse addirittura più del solito… Anche questa Epifania, come tutte le altre, mi sono alzato inspiegabilmente più contento e pieno di aspettative, eppure come se non avessi dormito difilato tutta notte e con l’ insidia nuova di un sottile, subdolo senso di tristezza, da tenere a bada … Per prima cosa, anche questo 6 gennaio, lo ammetto!, mi sono guardato un po’ attorno, ma così, svogliatamente, per prendere non so manco io che cosa… niente di importante, no, naturalmente; maQUALCOSA c’è, ci deve essere, per forza!, il bicchiere e il piatto sono vuoti vabbé, non importa!...però io  lo so, lo sento … ma SVEGLIATI, che fai?! … mi sono finalmente detto, come da un bel po’ a questa parte: ormai sei un ciuccio vecchio…ti stessi pure rincretinendo?! … Fatti un caffè, magari doppio e ben forte, che è meglio… 

Però in cucina, cercando di non fare troppo rumore, con la moka da mettere sul fuoco, d’ un tratto, ho rivisto quel benedetto Alberto, chi glielo ha fatto fare di chiamarmi proprio ieri sera!… ed eravamo proprio lì, in quel refettorio in Villa Maria, a piazza Amedeo: lui coi suoi soliti formazzini tra i denti, che schifo e che odio imperituri, debbo rinfacciarglielo un giorno!, che faceva il saputello su Babbo Natale: e chissà che altro avrebbe voluto dirmi ancora, se non gli avessi infilato la forchetta nel polpaccio… e a poco a poco, quanti pensieri e quanti ricordi, Befana!... Ma quante stoviglie e roba di plastica da sciacquare e metter da parte, per potermi districare un po’, con quella benefica polvere scura…

Da bambino, la coca-cola era qualcosa di magico e di proibito, per me: come le banane e... hahah, forse avrei potuto metterle in una lista…ma cercavo di essere buono, allora: e certe cose non riuscivo nemmeno ad osarle…salvo quella fionda: che però forse non mi ero meritato… solo tempo dopo la comprai finalmente, di nascosto, per fare stragi di lucertole: da quel tabaccaio di Ventotene, così simile a quel tuoTira al pancione”, ricordi?…

No, Befana, non ti sto rimproverando, mai!: i tuoi doni mi hanno sempre fatto felice. È vero, però: bisognava un po’ attenderti, cercando di essere e mostrarsi realmente bravi, per tutto quel tempo: perché a te non sfuggiva niente!, ma come facevi?!; e poi, subito dopo, si doveva tornare a scuola…A me non interessava granché, lo sai!, Babbo Natale: strano però!, perché era rossiccio, bonario e rubicondo, proprio come quella bibita americana...e i regali che portava agli altri, e un po’ anche a me, non mi sembravano nemmeno “veri regali”: perché io attendevo i tuoi… E non capivo ancora quella commistione con Gesù Bambino, che già da piccolino mi sembrava “una cosa” piuttosto seria…In quella scuola straordinaria, che poi si trasferì in via Manzoni e oggi non c’è più, purtroppo, la “Scuola Svizzera”, non si parlava quasi di te, ma di loro due… e io, pur curioso di quelle tradizioni nordiche che non mi sarebbero mai appartenute, ma che pure si andavano diffondendo anche tra gli altri, napoletani come me, non riuscivo a distinguerli tra loro…Sankta Klaus, Sinterklaas, Babbo Natale …e mi sentivo un po’ un tuo alfiere segreto

 

Il 6 di dicembre, San Nicola, ci si divideva: lezioni regolari per noi altri (con gli insegnanti italiani a supplire gli stranieri); invece i compagni di classe stranieri - in quell’ epoca anche loro di nidiate numerose – cioè gli svizzeri, i tedeschi, gli americani, gli svedesi, che erano stati accompagnati dai genitori e dai parenti, vestiti a festa, carichi di pacchi riccamente incartati e infiocchettati, loro, festeggiavano e si scambiavano gli auguri… Credo, ma non ricordo bene, che anche i protestanti vi partecipassero: malgrado quella loro Riforma e i loro Christkind, che io ancora ignoravo…Poi veniva la festa del 21-23, non ricordo: bellissime!, ogni classe al completo, tutte con recite, poesie, canti e cori; tante lingue diverse, tanti parenti di tanto differenti nazionalità…”O-O-Taa-nnen-baum---O-O- Taa-nnen-baum…”, “Sti-ille Naa-cht, Hei-lige Naa-cht…”

Poi c’erano la Vigilia e il Natale, con decine di cugini, napoletanacci come me, a scorrazzare per quella casa enorme e a giocare tutti a “Le belle statuine”, “Un-due-tre…Stella!”…hahh, meno male che a nessuno è venuto in mente di rifarli, in questi giorni…ma i bambini potrebbero…forse loro sono troppo pochi però, oggi…o noi li educhiamo male, senza cose semplici… Sotto quell’ albero altissimo, simbolo della Luce Divina e dell’ Uomo ricolmo di Grazia, fa niente che non era una quercia!, c’ erano tanti pacchi, ed io aprivo i miei, senza grosse emozioni…Poi veniva la notte dei tric-trac, a cassette…avessi acceso una stellina, quest’ anno!...e, finalmente, incominciava per me il vero conto alla rovescia…non mi importava, allora, che finivano i miei giorni di vacanza, o di dover fare i compiti, né che sarei diventato d’ un botto a scoppio ritardato pure più grande di un anno…Perché tu, Befana, anche se ti descrivevano come una vecchia col naso adunco e forse sporco, le toppe scucite alla gonna lunga e macchiata, sopra dieci sottovesti sudice, i frungoli pelosi sulle guance, i capelli bianchi, lunghi, grigi di cenere, sotto un largo cappellaccio sgualcito e con una misera scopa volante…tu, Befana…come dirtelo?!...ecco, non sono le parole adatte, scusami tu non mi hai mai intimorito, né fatto ribrezzo, nemmeno un pò… E io non ti ho mai confusa con Frau Holle, o Holda, e Perchta o Berchta, mezzo streghe, mezzo divinità pagane, in fondo a un pozzo oscuro, con il tempo che scorre inesorabile, una matrigna cattiva e la morte sempre da affrontare…No, di Giano, Strenia, Diana, Abundia e Satia, divinità sì, ma soggette al Fato, a cominciare dal primo, non sapevo nulla, allora, e non capivo ancora i cicli della natura, la necessità ancestrale di fare auspici per il futuro…

Ecco, Befana: per me non eri nemmeno Brusa la vecia, la Pefana o Babuschka, tanto meno la Regina degli elfi o Teodolinda, figuriamoci!, la regina dei Longobardi, ahhahha… Per me eri…ecco, per me sei sempre stata…per me sei la MIA Befana

Quante letterine, ti ho scritto, col cuore…. E quanti regali mi hai portato: fortini e soldatini, mostri, costruzioni (no, le macchinine non mi sono mai piaciute: e tu, mai me le hai portate); pistole, asce e pugnali; acquerelli; libri di storie e di avventure, che certe volte però avrei letto solo molto tempo dopo; sistemi di comunicazione con l’ alfabeto Morse e con buatte collegate da un filo; la mia prima radiolina a transistor, una volta; e dolci, cioccolate, caramelle, torroni…tante cipolle e un carbone grosso, vero!, dopo quella litigata con mia sorella, ormai grandicelli entrambi, prima però che avessi la mia stanza: io mi ostinavo ad addentarlo, la bocca e le mani tutte nere, incredulo di non poterne far altro, che buttarlo in quella grossa stufa di ghisa, che alimentava allora la nostra grande “locomotiva”… infine il piccolo chimico, e il piccolo fotografo……

E poi…no, poi non lo so, che cosa successe, di colpo; non mi ricordo; ma non c’entra più, credo, quel disgraziato di Alberto … Non so come fu, insomma: poi non ti ho scritto più, ecco…eppure tu non hai mai smesso di venire da me, sempre con qualcosa di adatto, di bello, nel giorno in cui Gaspare, Melchiorre e Baldassarre giungono alla Grotta …e io a un certo punto debbo aver creduto che mi fosse sempre dovuto, non mi ponevo domande, non ci facevo nemmeno più caso. E poi…poi è andata avanti così, Befana, per tanto tempo…per tante Epifanie…E poi…poi, figurati: un bel giorno è successo anche che ho iniziato ad imitarti, addirittura!, come meglio potevo, incredibile!, hahhhah…E poi…poi, ecco, è passato altro tempo, ancora…e mi sono svegliato stamattina, come ti ho detto…e…e  poi, finalmente, mi sono potuto sorbire quel caffè, forte!…Va molto meglio adesso, grazie…E…e ora, metterò i tre Magi nel presepe…solo uno dovrebbe essere nero, però: invece ne ho due, di Baldassarre, quello con l’ incenso; non lo sapevo; e mi manca invece Melchiorre, quello con la mirra….debbo rimediare, perché è importante…sì, c’è, la gumbostiera…ma non mi è riuscito come volevo: quelle palle sono lune e stelle luminosissime, e questo non si capisce bene…l’ ho fatto solo il 31 purtroppo, ci ho messo un sacco di tempo…Dovevo farlo prima, così!...ma lo aggiusterò, si, lo aggiusterò…

Non so ancora, Befana, se pure oggi, dopo, troverò realmente qualcosa, come può ancora essere: debbo guardare meglio; no, non penso proprio di essermelo bevuto io, quel bicchiere di rosso…potrebbe pure essere, ma non me lo ricordo ancora, almeno…sarei andato in giro per casa a fare cosa, stanotte, secondo te?! In genere, cerco di dormire, la notte, io... Ma se pure non dovesse essere così, per una volta, non importa…perché una cosa, che è un vero dono in sé, finalmente la capisco qui, adesso, grazie a te, Befana: non bisogna temere il tempo che passa, se si è avuta una vita feconda, e si è disposti a dare. E i tuoi doni mi hanno sempre aiutato ad affrontare meglio la mia: più forte, più sereno, più consapevole…grazie alla tua bontà, la tua saggezza, la tua generosità luminosa.

E mi hai insegnato, con quelli, una cosa semplice, ma credo essenziale: bisogna saper ricevere, e si saprà anche dare. E se non si dà, con bontà, malgrado tutto, come tu sempre hai fatto con me, non si è nulla…e non contano tanto le parole…Ma io questa cosa te la debbo dire, non  posso non dirtela, prima di salutarti, Befana: ti voglio un grandissimo bene, te ne ho sempre voluto!: e senza di te, non so che cosa sarei, io, oggi…perché sei stata sempre tu, proprio TU, il mio vero dono! E infine, sappilo: anche se mai ti ho vista, purtroppo… ma non conta, questo!...non ci credo affatto, no, non ci ho mai creduto!, a quella leggenda, che ti vorrebbe in giro casa per casa col tuo sacco, perché pentita e presa dal rimorso…No, non ci crederò mai: perché lo so, io che ti conosco veramente, che anche tu dovevi essere Là, con quei tre Re: e a loro Tre avrai donato dei lunghi scialli di lana, per le notti fredde del ritorno in Oriente; e a Quel Bambino avrai portato semplicemente te stessa, il tuo cuore, e magari un semplice cappellino di lana colorata, o un po’ di miele, una marmellata…E per me, dovresti esserci anche tu, nel presepe… Adesso debbo proprio andare anche io, Befana. 

Buon anno anche a te, Mia Carissima, Mia Prediletta! Non saprò mai ringraziarti, per tutti i doni, quelli che veramente contano!, che continui a portarmi: come a tutti, sempre bambini, per te: “più grandi e più piccini”… perché sei ricolma tu stessa, di Quel DONO Immenso: e lo vuoi condividere con il Mondo intero, come tu sola veramente sai fare! Lascia però che ti faccia una sola raccomandazione, Befana: riguardati un po’ anche tu, adesso, più che puoi …perché sarai spero soddisfatta, oggi; ma anche infreddolita e… tanto, tanto stanca…Buon Anno anche a te, Befana! E…Arrivederci!!!

fabio.casamassima@fastwebnet.it

Quarto Flegreo 6/01/2012

  

 

 

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