La religiosità popolare, a Napoli e provincia, nella trasmissione orale e dialettale di formulari di preghiere

 

di Antonio Cacciapuoti

Ci sono sempre stati due modi di intendere e di praticare la religione cristiana. Da un lato, quello delle classi colte e, almeno per il passato, dominanti; dall’altro, quello delle classi subalterne, incolte e alle prese con i problemi del vivere quotidiano. Il primo è dottrinario, dogmatico e, spesso, cerebrale; il secondo, invece, è emotivo e antropomorfico.

Da una ricerca effettuata sui documenti notarili dell’Italia meridionale, risulta che, dall’inizio del 700 fino alla metà dell’ 800, essi portano in calce, per l’85%, non la firma dei contraenti ma il segno di croce. Segno inequivocabile del diffuso analfabetismo tra la popolazione meridionale. Nei Paesi protestanti, invece, si evince l’esatto contrario. Secondo gli storici, la diffusione rapida del Protestantesimo tra la popolazione dei Paesi nordici, fu dovuta, tra l’altro, anche alla traduzione in tedesco della Bibbia fatta da Martin Lutero e diffusa tra il popolo. Essa, perciò, fu l’abbecedario sul quale, anche gli strati più umili della popolazione, impararono a leggere e a scrivere. Tra l’altro, l’invenzione della stampa avvenuta proprio in Germania già un secolo prima ad opera di Johann Gutemberg (1450), ne accelerò la divulgazione. La Bibbia, perciò, interpretata liberamente, fu ed è il fondamento della religiosità dei Protestanti. Non si poteva, e non si può, dire la stessa cosa dei Cattolici per i quali l’unica interpretazione che possono condividere dei testi sacri è quella del Magistero della Chiesa. Testi sacri la cui traduzione e diffusione in lingua italiana, era estremamente limitata fino agli anni cinquanta. Per far conoscere, perciò, i rudimenti della dottrina cristiana, Pio X con l’enciclica Quam singulari dell’8 agosto 1910, pubblicò il Catechismo dei fanciulli composto di stringatissime definizioni da imparare a memoria, ineccepibili sul piano teologico ma che non dicevano niente né all’intelligenza né allo spirito e al cuore. Ma prima ancora? E per gli adulti? Molto meglio i “racconti” degli episodi più salienti dell’Antico Testamento, della vita di Gesù e dei numerosi santi ai quali, per il passato, i sacerdoti facevano ricorso e che, per l’alone di mistero di cui erano circondati, si prestavano più facilmente ad infervorare l’immaginario sentimentale collettivo. E il popolo li reinterpretò secondo la sua fervida fantasia riportandoli alle necessità della sua vita quotidiana ed espresse e tramandò la sua antropomorfica religiosità nel dialetto locale, l’unica lingua che conosceva, e nella concezione che si era fatta di Dio, di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi. Era una religiosità, per così dire, addomesticata, fatta ad uso e consumo proprio, intrisa, molto spesso, di una mentalità superstiziosa ed espressa, con rituali e formule, sia per invocare l’aiuto dei Santi, sia per esorcizzare le energie negative che o avevano compromesso la salute del corpo o avrebbero potuto compromettere l’abbondanza dei raccolti. C’era, così, il rituale contro l’itterizia; quello per far “scendere” il latte alle puerpere; quello contro il malocchio e contro la “ianàra”, quello per fare la fattura o per toglierla e così via. Quelli, invece, che riguardava la religiosità, si dovevano all’estro poetico (si fa per dire) di anonimi curati di campagna solleciti di insegnare ai loro parrocchiani la pietà cristiana nella forma più idonea alla loro struttura mentale, quella della Lauda religiosa medioevale che, tramandata dalla mamma ai propri figli, si andò, via via, modificando e strutturando. S. Alfonso De’ Liguori ne fece largo uso:

                                  “O fieri flagelli che al mio buon Signore

                                   le carni squarciate con tanto dolore,

                                   non date più pene

                                  al caro mio Bene

                                  non più tormentate l’amato Gesù,

                                  ferite quest’alma che causa ne fu.

 Celebri furono, inoltre, quelle in lingua napoletana: “Quanno nascette Ninno a Bettalemme”; “Tu scendi dalle stelle”; “La cantata dei Pastori” con il celebre intermezzo “Viene suonno da lu cielo”. Sulla scia di S. Alfonso nacquero filastrocche che esprimevano l’abbandono fiducioso nelle mani di Dio, Padre amoroso e provvidente, o, molto più frequentemente, la richiesta alla Madonna e ai Santi di una loro protezione nelle vicende e nei pericoli della vita quotidiana. I poveri e i deboli non avevano nessun altro al quale far ricorso per essere aiutati o protetti. Eccone alcuni esempi tramandati, per il passato, dalle madri ai propri figli oralmente e di cui, nelle generazioni presenti, non  vi è più traccia  

 

1)    Per indurre al sentimento religioso

 

Maria stev’ ‘n càmera e piangeva                                     

Aspettava suo Figlio ca’ veneva.

Maria sente nu’ rummòre pe’ scalinate

Chill’era San Giuanno ca’ saglièva.

San Giuanno mio che nòva mi porti?

Ca lu figlio tuoie è muort’ e l’ hanno ‘ncruciato.

Maria si parte scàuza e ‘n capìllo

E trova o’ figlio suoie ‘ncroce appiso.

Chiagnèva ‘n terra ‘a croce e diceva.

          ‘o figlio mio m’ hanno levato

          e ‘n croce l’hanno ‘nchiudato

Chisto è ‘o bene che tu hai predicato

E chist’ è ‘o cumpènzo che t’ hanno dato.

 

 

2) Preghiera di ringraziamento prima di andare a letto

 

Bòna sera Marònna mia

Tutto il mondo a voi s’inchina

Che bel frutto che portaste

Tutto il mondo rallegraste

Rallegraste chest’anima mia

Bòna notte Maronna mia.

Io mi còcco ‘nda stu’ lietto

E Maria nda’ stu’ pietto

Io dormo e essa veglia

Si è ca’ ccòsa mi risveglia

Gesù Cristo m’è pàte

‘A Maronna m’è mamma

I Santi m’ sò parienti

E duorm’ Antonio

E nunn’ avè paura ‘e niente

 

 

3) Invocazione alla Madonna perché ci accompagni e ci scansi dai pericoli

    morali e fisici

 

Maronna mia bella bella

Stàie vestùta ‘a munacèlla.

Io con l’angelo mi ritiro

Vuie sit’ ‘a mamma mia.

Accumpagnàtemi sta notte

Ca’ nun faccio na’ mala morte.

Accumpagnàtemi diman’ e matina

Ca’ nun faccio na’ mala via.

Accumpagnàtemi a mmè

E a tutt’ ‘a famiglia mia

 

 

4) Invocazione del contadino colpito da insolazione e che, il giorno dopo, non può esimersi dall’andare a lavorare. In essa si avverte un residuo di paganesimo.        

 

 

Buon giorno santu sole.

M’addenòcchio ai piedi del Signore.

Da lu pietto lèvami l’affanno

Da la testa lu gran dolore.

Buon giorno santu sole.

 

 

5) Preghiera a Maria Maddalena per la conservazione della purezza

 

Maria Maddalena

Pe’ mare isti e pe’ terre venisti

Pe’ truvà ‘a croce ‘e Giesù Cristo.

Di peccati ti macchiasti

Ma e’ pière suoi t’addenucchiàsti.

Cu’ lli lacrime li bagnàsti

E cu’ ‘e capilli l’asciugasti

Per la tua santità

E per la mia verginità.

Famm’ ‘a grazia pe’ carità.

 

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