TUTTI A TAVOLA

di Laura Bufano

Ci sono momenti di consapevolezza che ti fanno comprendere il senso delle consuetudini, ed è così che le cose che fai da sempre le vedi con più chiarezza; mi sono detta: “ il cibo è aggregante “, sembra scontato, ma  è stato  il pretesto per riflettere sui valori sociali e relazionali del banchetto, della convivialità a tavola. Il convivio non si esaurisce in uno sterile nutrirsi, è un momento di riunione, di scambio di opinioni, di confidenza, di rispetto nei confronti di coloro che condividono lo stesso desco, tutto questo accompagnato da un’atmosfera di piacere. Il concetto della convivialità legata al pasto è antico quanto l’uomo; sin dai tempi più remoti, con il banchetto si suggellavano gli eventi più importanti: la decisione di entrare in guerra o il ritorno alla pace, il matrimonio, la ricorrenza religiosa o le onoranze del defunto. Nell’evoluzione della convivialità è importante la nascita, intorno al 1700, di un ambiente fisso per i pasti: la sala da pranzo. Essa diventa il luogo principe della socialità, della relazione e della condivisione, le persone si trovano una di fronte all’altra con la propria individualità, con il proprio volto ed insieme condividono i beni della terra e la propria vita. Il cibo è alimento per vivere e costituisce una prima relazione con noi stessi, con la nostra salute e con il piacere stesso  sviluppando momenti di solidarietà e di condivisione con gli altri, infine con il cibo l’uomo stabilisce un rapporto con il cosmo al quale appartiene, infatti attraverso di esso realizza con la natura una relazione profonda. Il mangiare è assunto dalle religioni come paradigma simbolico della relazione fra l’uomo e le divinità. Nel Cristianesimo, Cristo stesso si fa alimento per indicare una nuova relazione con l’umanità, alimento che crea comunione, affratella. Il cibo appartiene alla cultura  e alla identità dei popoli che si distinguono anche per gli alimenti, c’è nel mangiare un rapporto stretto con i propri antenati e con la tradizione locale, che si rinnova in ogni generazione. Il perpetrare nel tempo la tradizione nel momento conviviale, è carico di emozionalità, crea appartenenza, esprime i tratti caratteristici della propria cultura, ed è forse questo l’aspetto più alto e più nobile che la cultura del cibo abbia saputo consolidare nel tempo. Ebbene c’è tutto questo ancora quando si dice: “ Mangiamo insieme? Ognuno porta una cosa! “. E’ bello vedere mettere sulla tavola le varie specialità, ognuno per conto suo prepara del cibo, quello che gli riesce meglio, quello che ha un significato nostalgico o pratico, ognuno si esprime attraverso di esso e crea condivisione. Poter assaggiare il cibo altrui e dire: “ ma è squisito come lo prepari? “ e sentirsi svelare la ricetta, crea socialità e anche di più … Con la convivialità può nascere la consapevolezza di condividere con l’altro i beni della terra e la vita, superando ogni sopraffazione , si matura così una relazione autentica.

Ho trovato molti aforismi che riguardano la convivialità e il cibo, ecco i miei preferiti:  “ Non  riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo“. Oscar Wilde

“Ricordati che non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma fra Capodanno e Natale“. Anonimo

“A tavola perdonerei chiunque, anche i miei parenti”. Oscar Wilde

“Solo gli imbecilli non sono ghiotti … si è ghiotti come poeti, si è ghiotti come artisti ... “. Guy De Montpassand

 

Per saperne di più :   -  In principio era la tavola - di Gopnik  Adam Ed. Guanda

Napoli, 2 gennaio 2013

 

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