POT POURRI DI  DOLCI DELLA TRADIZIONE NATALIZIA  CAMPANA

 

di Laura Bufano

La ricca tradizione dei dolci campani di Natale annovera tra quelli più belli da vedere la “Pasta reale”. L’origine del suo nome pare risalga all’epoca di Ferdinando IV. Si racconta che il re si recò un pomeriggio in visita al Convento delle Suore di San Gregorio Armeno ;  egli  visitò la Cappella , poi le sorelle lo portarono nel  refettorio,dove su un tavolo era preparato un buffet in cui facevano bella mostra di se : aragoste, pesci arrostiti, polli e fagiani oltre a della splendida frutta, ma tutto ciò non era altro che dolci scolpiti con la pasta di mandorle e certosinamente  dipinti a mano. Ancora oggi i mucchietti di paste di mandorle vengono  sistemati su di un’ostia tagliata che serve da base, lavorate nelle forme più svariate e colorate con delicati colori pastello, ed ecco una vera opera d’arte di golosità pronta per la tavola delle feste di Natale.

Rimanendo nel  Centro Antico di Napoli e precisamente a Spaccanapoli, dove si trovava il Convento delle monache del Divino Amore, vennero preparati in onore della madre di Carlo II d’Angiò, gli omonimi dolcetti, i “ Divino Amore” appunto. Dell’antico Convento oggi è rimasto ben poco, si può visitare solamente il chiostro, il resto è occupato dall’Ospedale Incurabili, ma la ricetta è fedelmente custodita dalla antica pasticceria Scaturchio e rappresenta uno dei cavalli di battaglia della “Cattedrale dolciaria “ ( così definita ) per i buongustai e gli amanti della tradizione gastronomica campana.  I Divino Amore sono dolcetti di Natale,essi sono  riconoscibili dalla glassa colorata rosa.

Altro dolce tipico natalizio, questa volta della costiera sorrentina, è la “ zeppola “ , si tratta di una ciambellina fritta preparata con una pasta a base di farina, acqua, latte ed  anice. In altri tempi, tra i mestieri napoletani esisteva, e non solo nel periodo delle feste, anche quello della “ zeppolara “ che in strada friggeva queste ciambelline in strutto o grasso animale e le serviva ricoperte di miele.

 Dallo spagnolo “grafioles”,  il raffiolo è di origine conventuale e risale al Settecento, ne erano specialiste le suore del monastero di San Gregorio Armeno. Tra le versioni : semplici, monacali o sorrentini , a cassata o cassatine, quelli a cassata sono una delle specialità tipiche della pasticceria  Bellavia, ma non  disdegnerei i raffioli di” Santoro”, pasticceria di Via Simone m Martini al Vomero.

E non finisce qui , vi racconterò  di altre perle dolciarie della tradizione natalizia campana,  perché i dolci mettono allegria a chi li mangia e a chi li fa.

Per saperne di più:   “ I SAPORI DEL SUD “  di Mariano e Rita Pane . Ediz. Rizzoli

“ LA PASTICCERIA NAPOLETANA “ di Lya Ferretti e Piero Serra . Ed. Il libro in piazza.

 

Napoli, 28 novembre

 

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