IL SAPORE DI ANTICHE TRADIZIONI: 

ROCCOCO’ MOSTACCIUOLI E SUSAMIELLI

di Laura Bufano

 

Molti classici della tradizione dolciaria partenopea sono nati a partire dalla seconda metà del Cinquecento  all’ombra dei chiostri, poi dal 1860 addio suore cuciniere, i conventi vengono confiscati e i dolci diventano affare laico. Se parliamo del Roccocò dobbiamo allontanarci nel tempo, infatti alcuni manoscritti fanno risalire la ricetta al 1320 ad opera delle monache del Real Convento della Maddalena .Il termine ” roccocò “ deriva dal francese “roncaille “ dovuto alla sua forma barocca simile ad una conchiglia arrotondata. Dal mescolamento di mandorle, farina, zucchero, canditi e pisto ( mix di cannella, chiodi di garofano, coriandolo, anice stellato e noce moscata ) nasce questo biscotto cotto al forno dal profumo esotico e dal colore ambrato. La preparazione rituale inizia prima della Festa dell’Immacolata in modo da gustarne uno o due, a fine pranzo, in tutto il periodo delle festività a partire da dicembre fino al giorno dell’Epifania. Per renderli meno duri si usa intingerli nel vino rosso o in un bicchierino di marsala o di vermouth, oppure in un calice di spumante o anche in uno di vino bianco secco. Non si sa molto sull’ origine del termine “Mostacciolo o Mustacciuolo”,  probabilmente deriva da alcune antiche preparazioni contadine che utilizzavano il mosto tra gli ingredienti, “mustacea” era infatti il loro nome latino. Caratteristica forma romboidale, si preparano ancora in tutta la Campania nel periodo natalizio e possono avere diversa consistenza a seconda della preparazione della pasta composta da farina, acqua, vaniglia, cannella e altre spezie in polvere, buccia d’arancia e cacao. Dopo la cottura al forno vengono ricoperti di glassa di zucchero bianca o nera per via del cacao amaro in polvere. I “ Susamielli “ sono dei biscotti tipici natalizi napoletani a forma di “S”,  zucchero, cannella, agrumi ,canditi e il miele liquido ne fanno,più di un biscotto, esso è  un dolce pregiato per tutte le occasioni. A differenza di quel che si potrebbe pensare, i susamielli non devono il loro nome alla caratteristica forma ad  “ S “, bensì al fatto che, come ci informa Luigi Settembrini nelle “ Ricordanze della mia vita “ del 1879, in origine venivano ricoperti e insaporiti con i semi di sesamo. La tradizione ci racconta di tre specie diverse di susamielli, ognuna con la propria storia, le proprie caratteristiche e la propria bontà. Il “ Susamiello nobile “ , di forma circolare e preparato con farina bianca; il “ Ssamiello per zampognari” impastato con farina più povera ed elementi di scarto; il “ Susamiello del buon cammino “ ripieno di marmellata di amarena. A margine una curiosità, spetta alle Clarisse del Convento di Santa Maria della Sapienza la variante a forma ellittica del Susamiello, e per questo motivo che i susamielli con questa forma vengono anche chiamati “ sapienze “. Un vassoio di questi dolci presentati a tavola per il fine pranzo nel periodo delle feste può rappresentare un motivo di convivialità e socializzazione, consumateli tranquillamente, con calma, ammorbidendoli in un buon vino da “ meditazione “, il resto viene da se

Per saperne di più:  -Il Pasticciotto & C. divagazioni e ricordi sui dolci natalizi di Vittorio Accardi Ed. Grimaldi & C.   -  I Dolci Napoletani di Luciano Pignataro Ed. Newton e Compton.

 

Napoli, 14 novembre 2012

 

Condividi su Facebook