NA TAZZULELLA ‘ E CAFE’

 

di Laura Bufano

 

Io non rinuncio alla moka, amo la preparazione del caffè perché rappresenta il dovuto rispetto per il piacere che ci regala. E poi il suo gorgoglìo, l’aroma e la tazzina giusta, quella di porcellana con grosso spessore per non disperdere il calore. Il caffè, quello di casa, bisogna berlo seduti per poterlo godere fino in fondo. E’ il rito quotidiano delle 3 C : caldo, carico, comodo. Quello della mattina è quello che preferisco, mi concilia con il risveglio e trasmette al mio corpo il segnale che un nuovo giorno è cominciato . Poi incontri un amico e dici:” Prendiamoci il caffè “, o devi parlare di lavoro e suggerisci: “ Prima un caffè ? “. Dopo pranzo, o dopo un riposino , pensi al caffè prima di riprendere le varie attività.  Allora mi chiedo: “ Ma il caffè fa male ?” Bisogna dire che il caffè è una sostanza sempre diversa a seconda della miscela e delle concentrazioni e quindi gli effetti della tazzina cambiano. Questo è il motivo principale per cui è così difficile, per la scienza, emettere un verdetto sul caffè. Mi viene in mente la scena di “ Questi fantasmi “ quando il grande Eduardo spiega ad un dirimpettaio il piacere del caffè : “ Io per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè … e me lo devo fare io stesso, con le mie mani”:Diciamo pure che il buon senso ci dice di non rinunciare al caffè, ma anche di non esagerare . La prima macchinetta fu costruita nel lontano 1691, da Du Belloy, ma a Napoli fino a tutto il 700 non ebbe grande successo. La vera e propria diffusione del caffè in città avvenne nei primi anni dell’800, quando comparve la figura del Caffettiere ambulante che girava per le strade alle prime luci dell’alba. Risalgono a quello stesso periodo : il Caffè dei Tribunali ( meta preferita degli avvocati ), il Diodati, il Caffè d’Italia, ma il Caffè per antonomasia fu il Gambrinus, affrescato per la maggior parte da Caprile e che accolse personaggi come Crispi, Labriola, Caracciolo, Colonna, Pignatelli, Di Giacomo, Serao, Gemito, Murolo e D’Annunzio , quest’ultimo  in quei locali scrisse “ A Vucchella”. Il caffè è un'altra eccellenza napoletana, e in particolare vi  voglio parlare del caffè Passalacqua , azienda di Casavatore  di Napoli. La storia dell’azienda inizia nel 1948 con una torrefattrice da 5 Kg. Oggi lo stabilimento è di 5000 mq., completamente automatizzato,  con una capacità produttiva di 3460 Kg. all’ora. Interpreti e custodi della migliore tradizione del caffè napoletano,i Passalacqua  selezionano le miscele più pregiate al mondo , ne producono ben 16 diverse, estremamente competitive in rapporto all’altissima qualità . Il caffè Passalacqua è sempre più richiesto in Italia e in tutto il mondo. In tutti i bar Mexico cittadini potrete concedervi il piacere di bere un caffè Passalacqua, essi si trovano al Corso Garibaldi, a Piazza Dante, Piazza Garibaldi, Via Tino Da Camaino, Via Scarlatti e Via Piscicelli. Facendo domande sul caffè, al barista di turno, sono rimasta veramente meravigliata della sua conoscenza sul prodotto, mi ha detto che il caffè va trattato con cautela perché è “ Vivo “, soffre dei cambiamenti di temperatura, e muore quando viene macinato!.

 

Per saperne di più : I racconti sul caffè, 25 storie scritte da più autori  ED. Caffè Moak

                                     Sua maestà il caffè di Semino Pietro Ed. Vallardi

 

Napoli, 22 gennaio 2013

 

Condividi su Facebook