Ma perchè andare lontano?

di Laura Bufano 

L’estate sta finendo, ma permane il desiderio d’evasione, complice il nostro clima. Se avete bisogno di una breve “ fuga “ dalla realtà, perché andare lontani? Capri è il luogo ideale per far coincidere una visita dal profilo culturale con aspetti legati ai piaceri della gola. Inizialmente, Capri, era unita alla Penisola Sorrentina, successivamente venne sommersa in parte dal mare e separata dalla terraferma, di questo ci informava lo storico e geografico greco Strobone, ipotesi confermata recentemente. L’isola è passata attraverso l’epoca preistorica, greca e romana e poi attraverso il Medio Evo, il dominio Spagnolo e quello Borbonico. A partire dai primi anni del ‘900 Capri e Anacapri ( ana in greco”sopra” ) divennero meta di poeti, pittori e scrittori come: Pablo Neruda, Sibila Aleramo, Curzio Malaparte, Filippo Tommaso Marinetti e altri. Negli anni Cinquanta del ‘900 l’isola accentua le sue caratteristiche mondane e frivole e diventa, dagli anni Sessanta in poi, una meta del cosiddetto turismo di massa. Nonostante tutto riesce, però, a conservare il suo carattere di luogo dell’anima e di centro culturale. “ Ronnacàpri “ ( così Capri in napoletano ), è come una donna gravida distesa nel mare che va scoperta lentamente, passeggiando tra vicoletti e stradine, tra assolate viuzze e silenziosi sentieri che conducono a terrazze panoramiche a picco sul mare. “ Capri è un bocconcino miniscolo, ma squisito. Si può vedere in un sol giorno tanta di quella bellezza che ne rimani come ubriaco, inebetito, e non riesci a fare più nulla. Continui a guardare attorno e a sorridere…” ( Maksim GorkJ ). Dopo questo primo approccio con l’isola vi consiglio un minipranzo al “ El Merendero “ a Marina Grande dove è possibile mangiare un favoloso panino caprese, accanto al mare. Si tratta di un semplice panino condito con pomodoro, fior di latte di Agerola, basilico e olio extra vergine di oliva. Subito dopo, senza impigrirsi, vi consiglio di prendere la funicolare per poi arrivare ai piedi del Monte Solaro. Sulla destra di Piazza Vittoria inizia una stupenda passeggiata su un percorso piano, privo di difficoltà. A via Caposcuro, dove parte la seggiovia, si prosegue su via Migliera. Poco dopo si trova la più antica parrocchia di Anacapri, la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, in località Catena. Si prosegue attraverso grossi vigneti, orti, pergolati di limoni e secolari querce. Quasi alla fine c’è l’insolito “ Parco Filosofico “, fondato dall’economista svedese Gunnar Adler-Karlisson, che con l’aiuto della moglie ha creato questo luogo con lo scopo di preservare quest’area di meditazione nella macchia mediterranea. Nel parco, addentrandosi nei suoi sentieri è possibile trovare, su piccole mattonelle di maiolica, una sessantina di citazioni dei migliori filosofi dell’Occidente a partire dall’epoca di Delfi fino ad oggi. Al cancello d’ingresso è stato appeso un libretto azzurro intitolato “ Riflessioni sulla saggezza Occidentale, scritto dallo stesso Karlesson il quale invita i lettori ad intraprendere una sorta di visita guidata. Qualche metro più avanti al Parco, su una gola rocciosa che sprofonda nel mare di punta Carena si erge il Faro, e siccome di sola spiritualità non si vive, proprio al Lido del Faro, vi consiglio un’ esperienza del gusto caprese presso i locali dello stabilimento sul mare. Io farei così: ordinerei la cena e nell’attesa farei il bagno insieme al sole che si tuffa in mare! Ecco il menù che vi consiglio: due assaggi di primi, ravioli capresi con sugo fresco e basilico e scialatielli con frutti di mare. Per continuare una bella pezzogna, un tipo di pesce molto diffuso nel mare di Capri che spesso viene cucinato all’ “acqua pazza”. Per il vino, chiedete quello bianco locale, è ottimo. Per concludere, la torta caprese accompagnata rigorosamente da un bicchierino di limoncello gelato. Concluderei con una frase di Jean Paul-Sartre : “ Capri è sacra. L’obiettivo non è vederla, ma avvertirvi una certa qualità di emozione “. Se non sono riuscita ad emozionarvi, spero almeno di aver sollecitato una certo desiderio di andare sull’isola. Ma perché andare lontano?

Per saperne di più: Giallaranci mitili impazziti di luce. Le carte perdute della cucina caprese. Di Claudio Novelli. Ediz. La Conchiglia.

Napoli, 28 agosto 2013


Condividi su Facebook