L'Isola di Arturo e di Graziella

di Laura Bufano 

Molti di noi pensano all’isola come luogo ideale dove potersi ritrovare. Il fatto che sia totalmente circondata dal mare ci consente di sentirci lontani da tutto e da tutti anche se la nostra isola si trova soltanto a mezzora di aliscafo da Napoli … . Come percepiamo la maggior parte di noi napoletani le isole del nostro golfo? Capri la conosciamo poco e pensiamo che sia praticabile solo da una ristretta élite; Ischia bella, ma in estate molto affollata e poi c’è Procida, percepita come isola che racchiude mille tradizioni ancora fortemente radicate nell’animo dei suoi abitanti, dove la natura ancora sorprende per la sua bellezza. Ognuno di noi, allora, può scegliere la sua isola, il luogo dove sentirsi a proprio agio. Dopo aver proposto Capri per una breve” fuga” dalla realtà, questa volta vi propongo Procida, che era fuoco migliaia di anni fa, oggi un piccolo mondo colorato nell’azzurro del nostro golfo. L’isola è piccola, per girarla basta un fine settimana. Da Napoli in aliscafo, o da Pozzuoli in traghetto, si arriva al porto di Marina Grande e da lì si prosegue per via Roma dove ci si può fermare per un caffè e una lingua di Bue, dolce tipico procidano fatto con pasta sfoglia e crema. A questo punto carichi di energia si può proseguire per Terra Murata e una volta in cima si può godere di una vista spettacolare con il mare, il Vesuvio, la Penisola Sorrentina e Capri. Lì, si può visitare anche l’Abbazia di San Michele Arcangelo, patrono di Procida. Il vecchio castello borbonico, che per un secolo e mezzo è stato una prigione, invece non si può visitare. Più in basso c’è un esempio di architettura procidana “ il Casale Vascello “ e ancora più giù all’estremità di Piazza dei Martiri si scorge un altro punto panoramico , la Corricella, incantevole borgo marinaro dove massimo Troisi ha girato le scene del “Postino” suo ultimo bel film. Su via Vittorio Emanuele c’è la vecchia pensione “Eldorado”, dove nel 1957, vissero Elsa Morante e suo marito Alberto Moravia. La Morante sull’isola compose e ambientò il suo capolavoro “ L’isola di Arturo “. Oggi l’Eldorado, con il suo profumato giardino di cedri e di limoni, è sede del Premio e del Parco Letterario dedicato alla scrittrice. Per arrivare alla spiaggia della Chiaia bisogna raggiungere Piazza Olmo e percorrere i 182 gradini della discesa a mare, io vi consiglio di rinviare ad un’altra volta e di raggiungere Marina di Chiaiolella e  cercare il ristorante” Crescenzo”, per provare i piatti tipici della cucina procidana. In cucina, ci sono ragazzi con alle spalle diversi anni d’esperienza e di studio presso l’Istituto Alberghiero. Qui si mangia pesce, perché il nostro mare è un mare pescoso, infatti ogni giorno al porto di Marina Grande, al porto della Chiaiolella e di Corricella arrivano  diversi pescherecci carichi di pesce e di frutti di mare, e allora i cuochi del ristorante Crescenzo ( arrivati alla terza generazione ) tengono conto degli arrivi giornalieri per preparare menù del giorno speciali. Da tenere presente: la pasta alla pescatora con alici e peperoncini verdi; l’insalata di limoni con la menta rigorosamente dell’isola e anche qualche assaggio di piatti di terra come il coniglio con le olive, la parmigiana di melanzane. Se vogliamo dare un giudizio sintetico alla cucina procidana, possiamo definirla mediterranea – francescana, per i suoi prodotti e per la sua semplicità. “ Proceta”, in napoletano, è anche l’isola di “ Graziella “ , dal romanzo del giovane scrittore Alphonse de Lamartine . Egli durante un viaggio in Italia resta colpito dalle belle terre del golfo di Napoli ed in particolare dalla semplicità della gente dell’isola di Procida e in particolare di Graziella, una bella procidana di cui si innamora. Graziella è divenuta un mito, l’immagine della tipica donna procidana: mediterranea, solare, semplice e bella. Da circa 50 anni, nell’ambito di una grande festa popolare che si svolge in estate, la Sagra del Mare, viene eletta “ Graziella  “, vestita con il tipico costume procidano. E allora, come scriveva Elsa Morante nell’Isola di Arturo : “ Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino, mi accontenterei di essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua”

Per saperne di più: La cucina procidana di Clelia Ambrosino. Ed. Intra Moenia

Napoli, 4 settembre 2013.


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