CAMPANIA “INFELIX”

 

di Laura Bufano

 

Nel descrivere il nostro territorio campano mi sono resa conto di quanta meraviglia ci è stata concessa. Il toponimo “ Campania ” non è di certa etimologia, secondo alcuni deriverebbe dal termine latino” Campus” che vuol dire campagna. Campus inteso come “ pianura, campagna aperta “, che indicherebbe unitamente al clima favorevole, la particolare fertilità ed amenità dell’area. “ Campania felix “ : la prosperosa Campania. Eppure sento il dovere di denunciare il disastro che ci circonda. Non è possibile far finta di niente. La nostra è una regione malata, nelle aree della provincia di Napoli e Caserta ci sono più zone inquinate che sane. Un vero disastro ambientale dovuto a sversamenti, quasi sempre illegali, di ingenti quantitativi di rifiuti tossici, di veleni di ogni genere che entrano nell’ecosistema  modificandolo. L’inquinamento del suolo è un fenomeno di alterazione della composizione chimica naturale del terreno causata dall’attività umana e comporta l’ingresso di sostanze dannose nella catena alimentare fino all’uomo. Anche le falde acquifere, sia superficiali che profonde,  sono inquinate per la presenza di discariche, eppure vengono usate per irrigare terreni dove vengono coltivate verdure e alberi da frutta che finiscono sulle tavole dei consumatori locali e non. Sullo stesso terreno vengono portati animali che si cibano di quell’erba malata e che forniscono latte per il consumo diretto o per produrre formaggi. Il problema è grave e reale, la nostra è una terra violentata, che conta 2551 siti potenzialmente contaminati. Il litorale vesuviano, zona di eccellenze campane, è a forte rischio nei comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Castellammare, Ercolano, Napoli, Pompei, Portici, S.Giorgio a Cremano, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase. Anche il litorale domizio  - flegreo e Agro aversano, particolarmente nei comuni di: Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello Arnone, Capodrise, Capua, Caivano, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Csapulla, Caserta e Castel Volturno è stato abusato dai rifiuti industriali, altamente tossici, provenienti anche dal Centro e Nord Italia. La Coldiretti di Caserta ha lanciato l’allarme affermando che le contaminazioni  mettono a rischio l’economia, l’agricoltura, il turismo e soprattutto la salute dei cittadini. La correlazione tra ambiente e salute viene di conseguenza, potenzialmente sono migliaia le persone che si potrebbero ammalare o morire per aver ingerito cibi contaminati, avvelenati da rifiuti tossici, da liquidi cancerogeni sparsi su territori mai bonificati, ma con tanti soldi pubblici spesi. Un vero disastro costruito da imprenditori criminali, politici incapaci o corrotti, pubblici funzionari fannulloni, con la complicità di contadini sprovveduti e cittadini omertosi. Oggi l’abitudine della cucina sana è messa a rischio, il nostro gusto è messo a rischio, in modo strisciante e subdolo siamo arrivati a un punto che non si sa spesso cosa si cucina. Il rimedio principale all’inquinamento del suolo consiste nell’attuazione di corrette politiche di gestione di rifiuti, sensibili ai risvolti ambientali, nonché all’emanazione e rispetto di specifiche normative volte alla sostenibilità ambientale e alla tutela dell’ambiente naturale. Il cittadino consumatore può e deve difendersi acquisendo la consapevolezza che anche in un periodo di crisi come il nostro deve prestare attenzione al mangiare sano. Le zone più inquinate in Campania sono: Acerra, Caivano, Giuliano e area casalese in testa, ed è in questi luoghi che bisognerebbe bloccare la vendita dei prodotti agricoli. Conoscere i luoghi e i fenomeni degenerativi del sistema aiuta ad evitarli.

Per saperne di più: Campania Terra di veleni di Antonio Giordano e Giulio Tarro   Ediz. Denaro libri.

 

 

Napoli, 05/06/2013

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