Leccornia e refrigerio per l'estate: il gelato

di Laura Bufano

In questa seconda metà di luglio fa veramente molto caldo e allora scatta il conto alla rovescia per la tanto agognata pausa estiva . Nell’attesa c’è un modo per consolarsi : un buon gelato. Nell’intera gamma dei termini specifici dell’arte culinaria, poche parole hanno un’applicazione più diffusa ed un significato più incerto della parola “ gelato “. I gelati si sono trasformati nell’arco di sette secoli e attraverso diversi paesi, come l’Asia, il Medio Oriente, l’Europa e l’America, e allora i confini linguistici sono spesso confusi e, le varianti, infinite. Tutto questo per un cibo molto particolare, ma che, dopotutto, è basato su pochi, semplici ingredienti. Ma proviamo a ricostruire la sua complessa storia a partire dalle sue origini bibliche!  Pare che Isacco offrì ad Abramo latte di capra misto a neve, dicendogli: “ Mangia e bevi, il sole è ardente e così puoi rinfrescarti “. Quando i romani occuparono la Grecia, impararono ad utilizzare la neve e il ghiaccio per consumo alimentare e per raffreddare le vivande. Una vecchia ricetta tramandata da Plinio il Vecchio ci fa capire quanto già tra i romani fosse vicino il concetto di sorbetto, infatti essi mescolavano ghiaccio tritato finemente e miele ad un’altra porzione di ghiaccio mescolato con succo di frutta, in modo da realizzare una specie di crema ghiacciata. Con la caduta dell’Impero Romano, i gelati sparirono, ma non in Oriente, dove l’invenzione delle bevande fredde continuava a perfezionarsi e il gelato cominciò nuovamente a diffondersi. Poi, gli Arabi inventarono gelati più raffinati, e li portarono in Sicilia ricca di frutta e di neve. In seguito i gelatai siciliani portarono il gelato a Napoli, poi a Firenze, Milano, Venezia, poi sempre più su. Volendo rintracciare napoletani che hanno contribuito alla  storia del gelato dobbiamo arrivare al 1600, quando un certo Tortoni inventò il gelato tra due biscotti. “ Il Biscuit Tortoni “ consisteva in gelato, amaretti e rum. L’epoca in cui si diffonde maggiormente a Napoli il consumo di gelato è l’800. Diverse sono le testimonianze e gli aneddoti riportati su personaggi famosi che parlano di questo prodotto. La più conosciuta è quella che riguarda Giacomo Leopardi, si dice che il poeta durante il suo soggiorno a Napoli, nel 1833, frequentasse il Caffè di Vito Pinto, a largo Carità, consumando anche tre gelati alla volta. A quell’epoca il gelato si produceva a mano con un contenitore che girava in una miscela di ghiaccio tritato e sale per poi distaccare con una spatola , lo strato che si gelava gradualmente. Le ricette erano tramandate da padre in figlio, entrambi molto gelosi del proprio sapere. Lascerei perdere il gelato industriale e mi concentrerei su quello artigianale che ancora oggi si può mangiare a Napoli. Se vi trovate al Vomero e precisamente a Piazza Vanvitelli, vi consiglio di non perdere il gelato di Bufala di” Fantasia di gelati “. A via Chiaia, ma anche in altri punti di Napoli e periferia c’è la gelateria” Casa Infante “che fa parte del gruppo Leopoldo. Marco e Fabio Infante  hanno fatto fortuna in questo periodo nero dell’economia mondiale, essi hanno dichiarato: “ Le aziende che fanno produzioni di qualità ed erogano servizi d’eccellenza sono le sole a poter fronteggiare momenti come questo.” Macaron è il gelato di Casa Infante che vi consiglio. Una gelateria pluripremiata a livello nazionale in vari concorsi è il ” Bilancione ”,  potreste  passeggiare in quella meravigliosa zona in compagnia di un gelato al gusto “ crema di limone “, vi sorprenderà. Per mangiare un buon gelato alla frutta di stagione , c’è la storica gelateria” La Scimmia “ , a Piazza Carità. Per il gelato al cioccolato in tutte le sue varianti c’è ” Gay Odin ” , naturalmente!  In via Galiani, a Mergellina, c’è la gelateria “ Remy “, che ha alle spalle un aneddoto interessante: fu aperta da un marchigiano nel 1919 che non aveva intenzione di stabilirsi a Napoli, ma arrivò da noi  per raggiungere gli stati Uniti e partire come emigrante. Questi si innamorò a tal punto della città che abbandonò il suo precedente progetto e fondò la gelateria che ora è alla sua quarta generazione.

Per saperne di più: “Il mio gelato “ di Enzo Vannozzi  Ed. ETABETA

Napoli, 24 luglio 2013

 

 

 


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