La poesia di Lidia Sanseverino alla UNITRE di Napoli.

di Francesca Bruciano

 

Poesia, musica e voce si fondono nello spettacolo ‘O tuono ‘e Marzo ospitato nel teatro sede dell’UNITRE (Università delle tre Età)  presso il complesso della Chiesa  S. Maria della Libera in via Belvedere al Vomero. La rappresentazione presentata dallo scrittore- saggista e docente Luciano Galassi parte dalla poesia di Lidia Sanseverino, poetessa napoletana dall’animo nostalgico, dalle sue composizioni liriche e musicali in dialetto e in lingua,  raccolte nel suo libro Pe’ t’asciuttà na lacrema, fino alla  esibizione di sue performance teatrali cui hanno voluto rendere omaggio gli artisti intervenuti con la loro partecipazione. In questa occasione la Sanseverino ha saputo ben mostrare le sue doti recitative interpretando dal vivo e in modo estroso le sue poesie, come Signora Matematica, Dumméneca d’ajere,  ed alcune canzoni, tra le quali ‘A marcetta d’ ‘a munnezza, di cui ha composto anche la musica. Oltre all’autrice si sono esibite Mariarosaria Petrungaro che ha recitato, animandole con costumi ad hoc, due poesie della Sanseverino, fra cui ‘O tarallo; a seguire Antonietta Puja ha recitato una poesia musicata dalla stessa Lidia; la voce-chitarra è stata quella di Lucio Costa che ha saputo con maestria mantenere una calda atmosfera intonando alcune canzoni del repertorio classico napoletano concludendo con Luna Rossa. A conclusione i ringraziamenti ed il saluto della Presidente della UNITRE, dott.ssa Mariarosaria Figliola. La poesia di Lidia Sanseverino può in realtà essere considerata, per qualità e caratteristiche intrinseche, un esempio di alta poetica che affonda le sue radici nelle emozioni del passato, nel ricordo del tempo che fu, nel quale ritroviamo la figura dello scugnizzo, della zingara, dei vicoli di Napoli; a  fare da cornice la famiglia, ‘A cummara, ‘O camurrista e la rievocazione di artisti emblematici come Raffaele Viviani, anima della tradizione napoletana del Novecento. Ma in tutte le sue liriche, meritevoli di onori e di riconoscimenti ottenuti in questi anni- nei quali tra i tanti concorre come finalista al prestigioso Premio “Ettore De Mura” del 2000 - coesistono l’amore, la passione, il pianto, l’allegria e i sapori di vita vissuta che ella riesce ad esprimere, allorché a suo dire “la poesia paragonata a una “scugnizza” diviene maestra di vita ed eterna creatura, nella quale non devono mai mancare metrica, rima e pensiero, ma perché riesca occorre musicalità, fantasia e sentimento”.

 

 

 

 

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