L’emozione e la vita nel romanzo di Giuseppe Miale di Mauro.

di Francesca Bruciano

La Libreria Pagina 8 in via Lepanto a Fuorigrotta ospita questo mese un ciclo di incontri letterari che vede protagonista lo scrittore e i suoi lettori. A dare il via è stato il libro “L’ultima volta che mi sono emozionato” edito da Caracò, che segna anche l’esordio letterario del  giovane attore e regista teatrale napoletano Giuseppe Miale di Mauro.

Il romanzo breve  introdotto dalla prefazione di Alessandro Haber racconta la vita borderline di un personaggio maledetto intento ad inseguire la sua grande passione per il teatro. Passione  per la quale ha dovuto fare molte rinunce, alcune delle quali gli hanno provocato tanta sofferenza.

Ma perché gli attori sono tutti uguali? Si chiede Andrea Castiglia , protagonista della storia. Sempre in giro tra spettacoli, alberghi, teatri, ora non ne può più. Sopravvive alla routine fatta di sorsi d’alcol e parole recitate con desolante automatismo. Ad un certo punto, mentre sta recitando il monologo finale dell’Otello di Shakespeare, quello in cui avrebbe dovuto uccidere Desdemona, un vuoto di memoria lo sorprende e non riesce ad andare avanti. Tra lo stupore dei suoi colleghi che crederanno ad un malore, e il pubblico in silenziosa attesa, Andrea Castiglia tace come se qualcuno avesse staccato l’interruttore della voce. E’ proprio  quell’istante che gli procura emoziona, lo scuote fino a  portarlo ad esaminare la sua esistenza. E quell’attimo in cui sembra cadere in un abisso, sarà solo il segno di una rinascita e di un risveglio dal torpore in cui era solito vivere da troppo tempo. Ma il destino crudele è già segnato.

La parabola di Andrea Castiglia attore si intreccia con quella dell’uomo che vorrebbe costruire ma che fa di tutto per demolire. Difficile cancellare il passato, troppo arduo ricostruire il presente. L’egocentrico personaggio, a tratti Bukowskiano, come lo definisce Haber, ha fatto dell’autodemolizione una vera arte. L’attore, come in un gioco di specchi,  si confronta con la sua vera identità, quella di uomo qualunque, di un attore tra i tanti attori, che aspetta di cogliere l’attimo, che ha paura di affrontare la vita affidandosi al destino. Così Andrea non diviene mai protagonista della propria esistenza e quando l’attimo arriva e lui se ne rende conto è ormai troppo tardi.  Andrea racchiude quindi tutto quanto è riconoscibile in un attore: paura, angoscia, emozione, ambizione, alienazione.  Anche se,  afferma l’autore:  “Fare l’attore è per me il mestiere più bello del mondo”.

Nel libro di Miale di Mauro si possono cogliere molti aspetti relativi a tematiche attuali che spaziano dal potere dei mezzi mediatici, in particolare la tv, rea di aver contribuito a penalizzare il teatro, e quindi la cultura,  alla precarietà del lavoro che investe ormai tutta la società;  al sesso,  alla solitudine,  ai problemi  legati al riscaldamento terrestre, a valori come l’amore, l’amicizia, la maternità, o contrapposti come la vita e la morte.

 Un bell’esempio di narrativa contemporanea, un pezzo di teatro racchiuso in un frammento di  vita vera,   che turba e commuove, che vuole raccontare il presente e che, a mio avviso,  ben si adatterebbe ad una trasposizione teatrale.  Come del resto è già accaduto per un’altra opera. L’autore ha invero scritto con Nicolai Lilin  Educazione Siberiana”, spettacolo di cui Giuseppe Miale è anche regista e che debutterà al Teatro Stabile di Torino nel 2013.

 Giuseppe Miale  di Mauro ha all’attivo molte esperienze in campo teatrale sia come attore che come autore e regista. E’ stato uno dei protagonisti dello spettacolo Gomorra, andato in scena dal 2007 al 2012. E’ coautore di Quattro, scritto insieme a Mario Gelardi, vincitore dei premi  Girulà 2007 e Ustica per il teatro 2005. Ha diretto, nell’edizione 2010 di Napoli Teatro Festival Italia, lo spettacolo La città di dentro, scritto con Angelo Petrella. Sempre con Mario Gelardi editore di Caracò, ha scritto Santos, uno spettacolo tratto dal racconto di Roberto Saviano. Inoltre è tra gli autori de La ferita (Ad est dell’equatore, 2009) e de La giusta parte (Caracò, 2011).

L’autore napoletano con questo libro edito da Caracò, che in napoletano arcaico vuol dire chiocciola, ha saputo coniugare narrativa contemporanea ed impegno civile, che - come afferma Mario Gelardi – sono i due capisaldi della editoria Caracò.

Speriamo  quindi di rincontrarlo al più presto con il suo nuovo romanzo che, mi assicura sta già scrivendo.

Dicembre 2012

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