Museo Archeologico Nazionale.
Pompeiana, vernissage tra antico e contemporaneo.

di Francesca Bruciano

La storia dell’uomo coincide con la storia di un’eplosione che cambierà il volere, il sapere e il volto dell’umanità. Dal Big Bang all’eruzione del Vesuvio, al Grande Fratello e a improbabili isole. Sono storie di un viaggio spazio-temporale raccontate nella mostra “Pompeiana” di Carmine Rezzuti e Quintino Scolavino, in programma  dal 4 al 15 ottobre al Mann ospitate nelle sale della collezione degli Affreschi con la performance vocale del Gruppo Vocalia diretto da Luigi Grima.

 La mostra curata da Marco De Gemmis, responsabile del Servizio Educativo della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei  continua la sperimentazione del contemporaneo tra le opere antiche del Museo Archeologico di Napoli. Come lo stesso De Gemmis afferma:<<La mostra si inserisce in una lunga serie di iniziative, in rapporto tra contemporaneo e antico, cominciate molti anni fa. Ma proseguiremo su questa strada con mostre di arte contemporanea, in programma fino al maggio 2013, oltre che con conferenze di contenuto archeologico che aggiornano sul territorio della soprintendenza e sulle collezioni del museo con relatori provenienti da Università campane e non solo. Cerchiamo, quindi, di ospitare cose che si connettono in maniera stretta al Museo. Nel Duemila ci fu il progetto “Orologio ad acqua” e i variegati messaggi di Emporium fatto di installazioni, quadri degli artisti presenti qui ancora una volta, e in cui si lessero poesie, ma fu un evento estemporaneo realizzato in una sola giornata>>.

I due eclettici artisti Carmine Rezzuti e Quintino Scolavino,  tanto uniti da una consolidata amicizia fin dagli anni Settanta, quanto diversi l’uno dall’altro si attengono ai canoni richiesti dal Museo, traendo anzi spunto per le loro opere e dialogando con i dipinti di Pompei. Uccelli arcaici, una preistoria non ben visibile neanche nella memoria e collocati in un punto della sala dove alle spalle vi sono affrescati paesaggi idillico-sacrali con gli stessi motivi. Quelli di Rezzuti sono uccelli mitici, minacciosi o meno in un mondo vario e improbabile: <<Mi interessa se il pubblico immagina una sua realtà, una sua idea, capire i valori che il visitatore dà a una cosa che guarda – spiega Rezzuti. Ognuno inventa una sua storia, legge una propria idea. La cosa interessante è che questi uccelli sono realizzati in legno, con materiali poveri trovati sulle spiagge. Ho sempre lavorato con il recupero di materiali per poi riproporli contestualizzandoli in modo diverso e in realtà diverse, restituendo loro una nuova vita. Per questo  sono irripetibili ed unici, poiché ogni cosa trovata o scartata può essere riproposta in modo differente>>.

 Le piccole tavolette di Scolavino, le sue “camere segrete” o “macchine per giocare” sono storie in cui l’artista racconta ad esempio un viaggio che ci riconduce all’epoca dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., nel quale – afferma Scolavino – la società sognante, benpensante di allora, sembrerebbe addormentata proprio come quella di oggi che ha perso il senso delle cose, stordita da grandi fratelli, isole e tutto quel che viene proposto dalla tv>>. Esempio di abbinamento felice tra contemporaneo ed antico è una delle sue tavolette “Bacco e il Vesuvio” che, spiega l’artista << trae spunto da un piccolo affresco presente e dato in prestito al museo: un Bacco il cui vestito è un grappolo d’uva enorme. Tra il grappolo, simbolo del Bacco dionisiaco uno sguardo al di sotto di una piccola eruzione, e su , stagliata c’è il grappolo d’uva e le foglie della vite>>. <<Ma l’elemento portante, come afferma lo stesso artista, è il “Combattimento di galli” che assediano uno spicchio di melograno, tratto da uno dei mosaici più preziosi presenti in questo Museo, che ha fatto da canovaccio alla mia idea e che traduce un combattimento di linguaggi, espressione della realtà attuale nella quale ognuno litiga e rivendica le proprie cose>>.

 

  

 

 

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