La Libreria Pagina 8 celebra la “Giornata della Memoria”.

 

 di Francesca Bruciano

Istituire  la Giornata della Memoria riconosciuta dalle Nazioni Unite e celebrata anche in Italia dal 2001 vuol dire riparare la fatica del ricordo di chi è sopravvissuto ai campi di sterminio. Vuol dire perciò dare voce al silenzio, alle testimonianze, che ancora oggi rischiano di essere imprigionate.  Il negazionismo, la corrente di pensiero che pone in dubbio l’esistenza dei campi di sterminio e delle camere a gas, sta cercando di riproporsi come verità assoluta negando la veridicità storica della Shoah.  Per questo è necessario ricordare, per non dimenticare, ma soprattutto  è importante riscoprire la storia attraverso l’ascolto e il confronto per fare emergere l’amore e il desiderio di pace”.  Confronto che si esplica in un percorso, al quale hanno partecipato i ragazzi di un liceo napoletano, trasposto poi nel libro “Altro non siamo che voce. La storia e la memoria” (Armando Editore 2011) di Loredana De Vita, presentato alla Libreria Pagina 8 in Fuorigrotta, di Valentina Castellano.  Il libro si propone di non lasciar parlare solo la storia, per quanto essa vada ribadita e mai negata,  ma anche l’intensità del desiderio di bene cui tutti gli esseri umani ambiscono:<<Sono stati proprio i ragazzi del liceo dove insegno Lingua e Letteratura inglese  – spiega De Vita -  che mi hanno spinto a lavorare su questo percorso perché mi sono accorta della crescente indifferenza verso i fatti della storia, soprattutto nella riproducibilità di questi fatti della storia. Quindi ho incominciato ad avvicinare loro cercando di sensibilizzarli, soprattutto  sull’importanza del considerare l’altro uguale a te nella propria diversità, poiché soltanto accettando questo tipo di percorso, confrontandosi con l’altro, riconoscendone il valore, si può trovare un accordo. Io dico sempre, come dice anche David Grossman, di guardare l’altro con gli occhi del nemico, cioè di guardarti come l’altro vede te stesso per cercare di superare le difficoltà. Io credo che ciò sia possibile ma bisogna lavorarci molto>>. Il libro raccoglie e alterna riflessioni e racconti, poesie e partiture teatrali per provare ad analizzare non solo il passato disumano che appartiene a tutti, ma il presente che è già futuro.  Esso si arricchisce della preziosa testimonianza di Alberta Levi Temin, una rifugiata sopravvissuta alla retata di Roma nell’ottobre del 1943, originaria di Ferrara. Ma che il resto della sua vita l’ha trascorsa e la vive qui a Napoli. Lei era una maestra che all’epoca aveva 24 anni, ora ne ha 93. Nel libro è narrata la storia dell’ incontro tra Alberta e una donna cristiana che ha sempre sentito forte il richiamo della propria comunità. Un connubio profondo tra due mondi, due età, esperienze personali differenti che procedono insieme. Quindi: << Alberta per me è stato il testimone -  continua De Vita – avevo già letto molti libri sull’argomento però lei con questo suo inneggiare alla vita e alla pace, il fatto di avere amici di tutte le religioni, di tutte le culture, mi ha portata per mano a capire che è possibile vivere in armonia. Lei è una sopravvissuta, invece molti dei suoi familiari sono morti nei campi di concentramento. Tra tutti ricorda con molto amore un cugino di 16 anni morto ad Auschwitz. Adesso Alberta è un’amica per me, è parte della mia famiglia>>. Il senso della memoria è non solo ricordare la tragedia e gli orrori dell’Olocausto ma è un invito a riflettere sui tanti genocidi che si susseguono nel mondo, alle intolleranze e al razzismo, all’omofobia. Ricordare può e deve diventare un’opportunità  per costruire un futuro nuovo e migliore fondato sull’accettazione del “diverso”, sul superamento di barriere mentali e di pregiudizi.

 

 

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