BREVI OSSERVAZIONI SU “LE ZANDRAGLIE”, DI LUCIANO GALASSI

 

   Il libro "Le zandraglie" di Luciano Galassi è una sostanziosa selezione di ingiurie dialettali napoletane rivolte alle donne dal 1500 ad oggi e, dopo averlo letto con crescente interesse, pagina dopo pagina, ci si rende conto che il suo contenuto è una “pietra angolare" per la conoscenza del carattere partenopeo; quello più vero e genuino, quello del "popolino" per intenderci, del quale il "popolo bene" fa sue le parole, conservandone il senso e la pregnanza  (la zòccola è e rimane sempre tale, in tutti gli strati della società).

      Il libro di Galassi può essere visto perciò come un punto di riferimento, un "vademecum" della cultura, della saggezza, della verità e dei costumi di Napoli, che dall'antichità sono giunti sino a noi grazie anche a tali ingiurie, nelle quali, attraverso l'attenta e puntigliosa ricerca dell’autore, ritroviamo una parte significativa dell’anima partenopea. Le espressioni offensive raccolte nel libro invitano al sorriso, mettono buonumore, perché sulla pagina perdono il loro carattere negativo per assumere quello allegro di racconti di vita vissuta napoletana sempre dipanati sul filo della satira, dell’ironia, dello sberleffo luminoso e geniale; laddove, come ben si sa, quelle proferite in concreto verbalmente mantengono inalterata la loro connotazione oltraggiosa e lasciano spesso presagire la possibilità di imminenti "mazzate".

      Nel leggere il libro saltano subito alla mente, con plastica evidenza, luoghi, scene e situazioni da cui hanno avuto origine le singole ingiurie (valga per tutte, a mo’ di esempio, "capèra", a pagina 26), al punto che, più che un libro con intenti compilatorî, l’autore sembra aver scritto la sceneggiatura di un film il cui  protagonista è il popolo di Napoli con la sua colorita, beffarda e irriverente multivalenza.

 

 

 

Francesca BRUCIANO

Napoli, 7 gennaio 2012

 

  

 

 

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