“Memorie di una Terra” al Real Sito Borbonico del  Complesso Vanvitelliano del Fusaro  e gli aspetti femminili della Campania.

di Francesca Bruciano

“Memorie di una Terra” è  un articolato progetto culturale inserito in “Maggio dei Monumenti” realizzato con l’intento di porre in luce le tradizioni e la storia di una precisa area geografica a nord di Napoli, i Campi Flegrei, ed in particolare Bacoli, piccolo centro fino a pochi decenni fa a carattere prevalentemente rurale e che negli ultimi anni sente forte la necessità di un riscatto, di un rinnovamento e soprattutto di una riscoperta delle proprie risorse turistiche, paesaggistiche ed archeologiche. L’evento tenutosi nei giorni 28 e 29 maggio nelle sale dell’Ostrichina presso il Real Sito Borbonico al Fusaro si è reso possibile grazie alla partecipazione e al contributo autofinanziato dell’associazione di Promozione Sociale “delle Arti e dei Mestieri” presieduta da Nadia Severino, ed è stato patrocinato dal Comune di Bacoli, il Centro Ittico Campano e l’Azienda Autonoma Cura, soggiorno e Turismo dei Campi Flegrei. L’evento, di notevole interesse, si è esplicato in sezioni  che hanno accompagnato i visitatori attraverso un percorso che si snoda partendo dall’esposizione di foto d’epoca ai lavori di ricamo antichi e contemporanei della manifattura tessile tradizionale flegrea,  al convegno “Il principio femminile nelle origini misteriche di Partenope e dei Campi Flegrei, passando per il cammino di conoscenza “Sfogliando le stelle, tra mito e scienza” concluso con l’escursione naturalistica dedicata alle caratteristiche floro-faunistiche della antica Silva Gallinara, quest’ultima famosa per i culti dedicati ad Iside che vi si praticavano, ed infine la mostra di Arte Contemporanea dell’artista Vincenzo Maione.  Come spiega Nadia Severino, presidente dell’associazione Delle Arti e dei Mestieri:<<E’ proprio la terra flegrea, cui si lega la figura di Iside, a risaltare il principio femminile sempre presente in Campania. La Dea madre trasformata in Iside parte dalla cultura egizia e arriva fino a noi attraverso i traffici marittimi tra Puteoli, Baia, Cuma, Bacoli ponendo in essere figure principali come le sirene e la sibilla cumana. La Terra Flegrea, ha da sempre donato ai suoi abitanti il suo suolo fertile dove coltivare vite e canapa, il suo clima mite in tutte le stagioni, e le civiltà che si sono susseguite hanno sempre ricambiato con il rispetto e devozione religiosa quella stessa terra che dava loro tanto profitto. Ma essa è anche luogo mitico e leggendario dove le sirene, la Sibilla cumana e le divinità telluriche hanno accentuato l’aspetto femminile in cui sono presenti i culti isiaci. La dea Iside trovò infatti in Campania un luogo perfettamente adatto alla sua potente figura. I sacerdoti egizi, in fuga da Alessandria, portarono con sé i propri culti, i quali si fusero con quelli preesistenti, dando vita ad una miscellanea di credenze e religioni a cui però l’impero romano cercò di dare ordinamento, eleggendo Iside a dea principale soprattutto per le classi militari, per i marinai che la consideravano loro protettrice e custode delle loro anime>>.Molte sono le attestazioni del culto isiaco in Campania ed in particolare nei Campi Flegrei, tra le tante il bellissimo affresco ritrovato nella necropoli di Cappella, una frazione di Bacoli, in cui è ritratto il volto di Iside fino al busto, con il caratteristico velo sul capo, la mezzaluna e la stella ad otto punte sulla sommità della testa.

Significativa è stata l’esposizione dei lavori di ricamo antichi e contemporanei della manifattura tessile tradizionale flegrea volta a diffondere la conoscenza di un aspetto ancora poco conosciuto di questa terra. Invero nell’antico porto di Miseno sono state ritrovate tracce di una vasta lavorazione della canapa, la cui importanza fece della categoria dei cordai e dei velai della flotta misenese, una tra le più apprezzate e ricercate del Mediterraneo; ad oltre mille marinai fu assegnata la mansione di curare e allestire il “velarium” del Colosseo, il sistema di copertura a teloni molto complicato, utilizzato per riparare il pubblico dalle intemperie. Il ricamo è quindi il frutto di un’eredità storica che si presume sia stata tramandata di madre in figlia già dai tempi dell’Impero romano, e nel corso di innumerevoli vicende storiche è poi giunta fino a noi.

La sezione curata dallo studio ExE Art Project è dedicata alla raccolta inedita di foto di notevole interesse nelle quali sono immortalati momenti di vita quotidiana durante il periodo storico dagli anni trenta agli anni sessanta del 1900, costituita da 40 esemplari, provenienti da collezioni private, che ritraggono le località di Lucrino, Baia, Fusaro, Bacoli, Cappella, luoghi da sempre impregnati di storia ma che continuano a vivere nel presente.

Aspetti femminili ed esoterici sono stati trattati nel convegno “Il principio femminile nelle origini misteriche di Parthenope e dei Campi Flegrei”con una interessante relazione tenuta da Ciro Amoroso, scrittore e storico di terra flegrea, il quale ha ricostruito il percorso che i culti isiaci hanno seguito lungo le rotte commerciali, per raggiungere le coste del Mediterraneo ed in particolare nei porti di Baia e Pozzuoli, ove approdava ogni genere di mercanzia proveniente da Alessandria.                                              Sigfrido Hobel, scrittore e storico dell’arte ed esperto cultore della Tradizione ermetica ha invece trattato l’aspetto esoterico di alcune figure mitologiche da sempre presenti nella cultura partenopea, quali le Sirene e la Sibilla Cumana, delineandone le origini ed il simbolismo.  Infine Anna Manfredi, psicosintetista, insegnante di Storia e Filosofia, nonché coordinatrice del Gruppo G.R.E.N., che ha analizzato l’aspetto iconografico delle divinità femminili correlate ai culti della Grande Madre, i simboli comuni e le trasformazioni subite nella sovrapposizione delle varie culture e nei miti archeoastronomici.

Infine la mostra di Arte contemporanea del poliedrico maestro Vincenzo Maione , le cui opere rappresentano perfettamente l’anima di questa terra per l’energia e la creatività che essa riesce a trasferire. L’artista ha esposto una produzione di  otto (s)culture costituite da materiali primordiali, come terrecotte e legni, con applicazioni di materiali contemporanei e industriali, come plastiche, gomme e poliuretano. Queste opere dimostrano come la scultura non è lingua morta, ma è linguaggio concreto dell’arte moderna. Egli infatti afferma che “il tempo è momento dello spazio”.

Vincenzo Maione, classe 1970, artista, artigiano e autore napoletano residente a Bacoli, ha conseguito il diploma di Maturità d’arte applicata all’Istituto d’arte F. Palazzi di Napoli, proviene dall’Accademia di Belle Arti di Napoli dove ha ottenuto il diploma di licenza del corso di scultura. Ha insegnato disegno e storia dell’arte ed educazione artistica nelle scuole. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali anche importanti in area campana. Ha realizzato scenografie per la Rai, il Teatro Bellini e il Mercadante di Napoli. E’ inoltre restauratore e autore di disegni, poesie e racconti pubblicati in raccolta, saggi e riviste di cultura.