Il “Frankenfish” Project sul lago. 

di Francesca Bruciano

 

Nell’ambito dell’ampia rassegna “Bussate alla porta degli Inferi” giunta alla VII edizione e in corso fino al primo maggio, l’azienda agricola “Il Giardino dell’Orco” presenta il progetto “Frankenfish” con l’esposizione di Land Art dell’artista artigiano e autore Vincenzo Maione che in questa occasione ha voluto realizzare un’installazione-scultura in legno e materiali riciclati con l’assistenza tecnica e la collaborazione di Ernesto Collutta e Dario Scotto Di Luzio.

L’opera lunga m 10, alta m 3.00 e profonda 3 m. è visibile all’interno del giardino situato lungo il periplo sinistro del Lago Averno, con l’intenzione in seguito, di renderla galleggiante sulle acque.

L’idea, che ha richiesto circa due settimane tra progettazione e realizzazione, è stata quella di ricordare personaggi famosi, letterati, artisti e filosofi che in varie epoche furono affascinati dalle bellezze naturali e dal passato greco-romano dei Campi Flegrei nel periodo del Grand Tour a partire dal XVII° secolo; da qui il tributo in particolare a Mary Shelley che fu in visita a Napoli insieme al suo compagno e attraversò il golfo per visitare le antichità sparse sulle coste di Baia. Fu proprio in occasione di siffatto viaggio che scriverà il primo vero romanzo di fantascienza “Frankenstein” pubblicato nel 1818. Seguirà poi  “L’Ultimo uomo”, pubblicato nel 1826, considerato uno dei più importanti romanzi di questa autrice ed indicato come una delle opere antesignane della moderna fantascienza. Ambientato tra Inghilterra, Francia e Italia, narra della fine dell’umanità a causa della peste, in un periodo che va dal 2073 al 2100. Tale romanzo fu duramente criticato a quel tempo e rimasto sconosciuto fino agli anni Sessanta. Ad esso Vincenzo Maione si è ispirato per realizzare la sua opera. L’artista rivela: <<sono rimasto colpito da questo componimento la cui trama narra e descrive con chiari riferimenti i luoghi dell’Averno, nei quali il/la protagonista, di cui non viene rivelata l’identità sessuale, dice di aver scoperto nel 1818, nella grotta della Sibilla vicino a Napoli, scritte su alcune foglie sparse, le profezie dell’indovina; le raccoglierà e riordinerà per poi rielaborarle e trasformarle nel romanzo immaginato come la narrazione in prima persona di un uomo che vive alla fine del XXI° secolo>>. “ Frankenfish” oltre ad appassionare i giovani studenti alle molteplici tecniche artistiche diventa così anche un mezzo per attrarre visitatori in questi luoghi suggestivi nei quali storia, mito e leggenda si mescolano fino a confondersi. Sempre presso il Giardino dell’Orco domenica prossima si concretizzerà il XII Ciclo tour, una passeggiata cicloturistica sul tema “La riscoperta dei siti flegrei ritrovati” con percorsi itineranti ed escursioni naturalistiche e fotografiche dei Campi Flegrei. Per quanto riguarda l’aspetto storico archeologico, interessanti risultano i luoghi adiacenti al lago quali il Tempio di Apollo e la Grotta della Sibilla Cumana sopracitata, situata sul fianco meridionale dell’Averno scavata nella collina di tufo che separa il lago di Averno dal lago di Lucrino. In realtà è una grotta di circa 200 m, probabilmente creata per collegare il lago al mare, la quale veniva considerata luogo sacro sin dall’età romana e associata allo Stige infernale e ai luoghi dell'Acheronte per le caratteristiche infiltrazioni d'acqua che creando un fiumiciattolo sotterraneo davano suggestione all’ambiente. Ma questa struttura tenebrosa era forse un percorso di origine militare, illuminato da grandi pozzi lungo le pareti laterali. Per questo motivo lo scopritore, il grande archeologo Amedeo Maiuri (1932) volle riconoscervi l’ “Antro” della Sibilla, nel quale Virgilio ambienta il vaticinio della Sibilla ad Enea, venuto alla ricerca del luogo nel quale fondare una città che sarà progenitrice di Roma . Prima di allora, però, seguendo il racconto virgiliano, l’antro era sempre stato assimilato ad un profondo tunnel sul lago d’Averno. Infine la Grotta di Cocceio, un cunicolo scavato dai romani per scopi militari, che collegava il porto Julius alla città bassa di Cuma  e oggi non più visitabile a causa di danneggiamenti strutturali avvenuti durante la seconda guerra mondiale, che hanno reso la grotta pericolante.  

 

 

 

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