Napoletani di nascita o d’adozione

Giuseppe e Cesare Rosaroll

 

L’arteria che parte trasversalmente da via Foria all’altezza della Caserma Garibaldi, costeggiando un buon tratto delle mura ed un torrione d’epoca aragonese per andarsi a collegare al corso Garibaldi, è conosciuta dalla gran parte dei napoletani – con un rafforzamento della lettera sibilante “s” – come via Rossaroll.

In realtà si tratta di una strada dedicata a Cesare Rosaroll–Scorza, il patriota figlio di Giuseppe Maria Rosaroll–Scorza, di origine svizzera, entrambi datisi alla carriera militare, entrambi assuefattisi alle guerre ed entrambi morti in combattimento.     

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Giuseppe nacque il 16 settembre 1775 proprio a Napoli dove visse fino a quando – era il 1973 – scelse di indossare l’uniforme di cadetto dell’esercito. Regnava quel sovrano dopo Carlo III il secondo della casata partenopea dei Borbone che fu progressivamente nel tempo Ferdinando IV Re di Napoli, Ferdinando III Re di Sicilia, Ferdinando I Re delle Due Sicilie, dalla plebe soprannominato Re Lazzarone per le frequentazioni e Re Nasone per le caratteristiche somatiche.

Il periodo di quasi sessantasei anni di permanenza complessiva sul trono uno dei più lunghi della storia ebbe, per quanto concerne Napoli, capitale del Regno e sua città natale, un’interru-zione di alcuni mesi dovuta alla cocente sconfitta tramutatasi in una vera e propria rotta, a Civita Castellana, dove i suoi settantamila uomini comandati dal generale austriaco Karl von Mack furono sopraffatti dall’armata napoleonica del generale Jean Étienne Championnet. La conseguente fuga dell’intera Corte a Palermo, le devastazioni ed i saccheggi delle truppe francesi in Campania, la resa firmata a Sparanise dal conte Francesco Pignatelli in qualità di vicario generale, la sanguinosa guerra civile fra filo borbonici e filo fraancesi, portarono il 23 gennaio 1799 alla proclamazione della Repubblica Napoletana.

Giuseppe aderì subito al nuovo regime e nel costituendo esercito repubblicano fu nominato capitano. Ma quella situazione fu assai breve. Travagliata da mille problemi di carattere organizzativo, economico, sociale, con una classe di dirigenti anche eccellenti, ma del tutto distanti dalle necessità e dalla comprensione del popolo, macchiata dalle tante violenze perpetrate anche dai suoi peggiori sostenitori, abbandonata dalle milizie francesi ormai in procinto di lasciare l’Italia, la Repubblica fu sanguinosamente spazzata via – prima in battaglia e successivamente nell’e-liminazione fisica degli insorti – dall’armata costituita dal cardinale Fabrizio Ruffo a difesa della Monarchia e della Santa Fede, perciò detta sanfedista. Con il ritorno del re e la dichiarazione di decadenza dello Stato repubblicano ci fu la prima crudele Restaurazione borbonica. Il Rosaroll fu catturato dai sanfedisti a Castel Nuovo e condannato a morte.

Riuscì però a fuggire e rifugiarsi in Francia. Rientrò in Italia con le armate napoleoniche nelle file dell’aggregata Legione italiana, una formazione esistita negli anni 1799–1800, formata da una brigata di granatieri, fucilieri, cac-ciatori a cavallo, artiglieri, armati vari, per un totale di 8000 uomini (piemontesi, cisalpini, romani e napoletani).

A Spinetta Marengo, frazione di Alessandria, partecipò alla nota battaglia durata circa quindici ore – il sabato 14 giugno 1800che si concluse con la vittoria delle truppe francesi sulle truppe austriache della seconda coalizione: scontro fra 45.000 uomini con un bilancio di 15.000 morti. Entrò poi nell'esercito della Repubblica Cisalpina, lo Stato preunitario dell'Italia Settentrionale comprendente le odierne Lombardia ed Emilia-Romagna, formatosi nel 1797 sul modello istituzionale della Francia rivoluzionaria.

A Milano scrisse, assieme ad un certo Pietro Grisetti il trattato rimasto famoso La scienza della scherma, edito dalla stamperia del Giornale Italico. Ai primi del febbraio 1806 seguendo le truppe francesi, che, riorganizzate e poste sotto il comando del generale maresciallo dell’Impero André Masséna, invasero nuovamente il Regno di Ferdinando IV, rientrò a Napoli il 14 del mese.

 Nei pochi anni in cui il Regno di Napoli fu retto da Gioacchino Murat mostrò chiaramente la sue doti di militare. Il modo con cui si impegnò nella campagna di Sicilia del 1811 a fianco del sovrano gli procurò, nel 1812, la nomina al grado di maresciallo di campo, il titolo nobiliare di barone, la partecipazione alla campagna di Russia.

Dopo la Restaurazione (1815) ebbe da Ferdinando di Borbone il comando di una brigata e poi della I divisione di Messina. In questo periodo scrisse numerosi trattati di tecnica militare come:

*) La scienza della scherma esposta dai due amici il barone Rosaroll Scorza commendatore dell'ordine reale delle Due Sicilie, maresciallo di campo ecc. e Pietro Grisetti capo di battaglione del I.mo reggimento dell'artiglieria. Napoli: nella Stamperia Reale, 1814.

*) Scherma della bajonetta astata. Del barone Rosaroll Scorza, commendatore dell'ordine reale delle Due Sicilie, maresciallo di campo ecc.. Napoli: dalla stamperie de' fratelli Fernandes, strada ponte di Tappia, n. 18, 1818.

*) Scherma della bajonetta astata, del barone Rosaroll Scorza. Napoli: stamperia fratelli Fernandes, 1818.

Da comandante della piazza di Messina, nel marzo 1821 – il patriota e storico Pietro Colletta lo giudicò “vago di libertà e per natura immaginoso ed estremo” – tentò di organizzare le forze militari delle Due Sicilie di stanza in Sicilia e Calabria per un'estrema resistenza alle truppe  austriache entrate nel Regno per reprimere la rivolta costituzionale del 1820. Costretto a fuggire, e condannato a morte in contumacia (sentenza del 27 febbraio 1823), si  rifugiò in Spagna dove combatté nelle file dei costituzionali (1822–23). Quando, nella primavera del 1823 la rivoluzione spagnola fu soffocata dall'esercito francese, si recò prima in Inghilterra e poi in Grecia per aiutare gli indigeni nella lotta per l'indipendenza. Morì in combattimento come soldato semplice, senza aver ricevuto alcun comando nell'esercito rivoluzionario greco, a Nauplia (in greco: Ναύ-πλιiο, in italiano Napoli di Romània), comune della Grecia alla periferia del Peloponneso.

 

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Cesare Rosaroll–Scorza nacque a Roma, il 28 novembre 1809. Seguì il padre nell’esilio a cui era stato costretto, in Spagna ed in Grecia. Nel 1825, dopo la morte di Giuseppe, tornò a Napoli. Nel 1830 entrò nell’esercito borbonico come soldato semplice di cavalleria. Nel 1833 progettò, con il caporale Vito Romano e il tenente Francesco Angelotti, un attentato a Ferdinando II. Sperava che il successore predestinato – il principe di Capua Carlo Ferdinando di Borbone, fratello del re –  concedesse la Costituzione sul modello della Costituzione spagnola del 1812.

Lo scrittore e  patriota Luigi Settembrini nella Parte prima delle Ricordanze della mia vita, ricordò la vicenda:

«Francesco Angellotti uffiziale, Cesare Rosaroll e Vito Romano sotto-uffiziali de' cavalleggieri della Guardia congiurarono di uccidere il re in una rassegna. Furono uditi ragionare tra loro il Rosaroll e il Romano, e furono denunziati dal sergente Paolillo: essi sentendosi scoperti e perduti, per non avere tormenti, deliberarono d'uccidersi l'un l'altro con le pistole: al colpo il Romano morì, il Rosaroll ferito sopravvisse, e fu giudicato e dannato a morte con l'Angellotti. Si richiedeva un grande esempio per la milizia: i due giovani condotti sino al patibolo, e sentita tutta l'amarezza della morte, ebbero grazia del capo e furono mandati in galera. L'Angellotti nel 1839 tentò fuggire dal bagno di Procida e fu ucciso. Cesare Rosaroll nel 1848 moriva colonnello a Venezia combattendo per la causa d'Italia. Mostrò tanta prodezza che fu chiamato l'Argante della Laguna: innanzi al patibolo, e sul campo di battaglia ebbe cuor di lione: chi lo conobbe non poté non amarlo, né può non ricordarsene con affetto.»

Amnistiato nel febbraio 1848, fece parte del corpo di spedizione di 15 000 uomini che il governo costituzionale di Carlo Troya o (Troja) – storico, politico e primo ministro costituzionale del Regno delle Due Sicilie – inviò in Lombardia, al comando di Guglielmo Pepe, in aiuto del Regno di Sardegna, nella guerra contro l'Impero Austriaco la Prima di indipendenza. Rimase ferito nello scontro di Santa Lucia. Dopo il richiamo dell'esercito delle Due Sicilie da parte di Ferdinando II, il 31 luglio 1848 Cesare Rosaroll si recò con numerosi altri militari dell'esercito borbonico (Guglielmo Pepe, Luigi e Carlo Mezzacapo, Enrico Cosenz, Alessandro Poerio, Girolamo Calà Ulloa, ecc.) a Venezia assediata, e qui fu colpito a morte presso Marghera, il 27 giugno 1849.

 

 

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