Ultimo verde in collina

Fermiamo il cemento in via Bonito!

di Elio Barletta

Il 1° aprile 2011 il Dott. Sergio Zazzera, nella rubrica che tiene costantemente su Il Brigante, si occupò della riqualificazione dell’area vomerese che dal largo Cacciottoli degrada di livello fin giù al viale Raffaello. In quell’articolo il nostro brillante giornalista ricordava l’iniziativa che la Compagnia napoletana del gas prese, a seguito di una variante al piano regolatore del lontano 1929, di potenziare la fornitura del combustibile, già in atto dall’ancor più lontano 1891 per i motori a gas trainanti le due funicolari di Chiaia e di Montesanto, onde soddisfare le esigenze domestiche delle famiglie residenti in collina. Fu così che nel 1935 fu realizzato un gassometro della capacità di 5000 metri cubi accompagnato da “una elegante villetta in stile liberty, che si fa apprezzare particolarmente per le ringhiere e la scala esterna in ferro battuto”.

Lo scorrere dei decenni ed il sopraggiungere di nuove tecnologie portarono alla dismissione dell’impianto e ad uno stato di degrado riguardante la sua struttura metallica e la villetta stessa.

Menzionando la delibera consiliare n° 44/2001 e la successiva delibera di Giunta n° 2365/2002 del Comune di Napoli per un ambizioso progetto di riqualificazione dell’area, da convertire in un attrezzatissimo parco agricolo urbano, approvato anche dalla Regione Campania, nonché le varie vicissitudini che portarono all’esproprio dell’area, Zazzera concludeva il servizio riferendo che il 28 marzo di quell’anno, ossia del 2001, alla presenza dei vari referenti locali ed ambientali, fu presentato alla stampa e al pubblico il plastico del parco, da intitolare all’agronomo suicida Carmine Minopoli, per lavori in via di realizzazione che avrebbero dovuto durare sei mesi.

Sono trascorsi quasi due anni e non credo che quel progetto abbia trovato attuazione, nemmeno parziale. Passando più volte per vico Cacciottoli non ho riscontrato alcun segno particolare di conferma che qualcosa si stava facendo.

Quell’articolo mi servì però per tornare molto indietro nei ricordi della mia vita. La rubrica di Zazzera prevede la possibilità di commenti da parte dei lettori. Vi risposi sottolineando che quel gassometro mi ricordava gli anni dell’infanzia e della prima fanciullezza. Specificatamente, dal giugno 1940 al settembre 1943 per i bombardamenti aerei angloamericani (fattisi sempre più frequenti e distruttivi) e dal settembre 1943 al marzo 1944 per i bombardamenti aerei tedeschi (via via più sporadici), quella calotta cilindrica, che sotto la spinta o la rarefazione del gas andava su e giù nelle ventiquattr’ore, era fonte di seria preoccupazione per tutti gli abitanti dei Cacciottoli e della zona sovrastante che ascende via via fino a via Bonito. In tale strada ho abitato con madre, padre e fratello, dal 1939 al 1967 (ben 28 anni!), al civico n. 29, giustamente denominato Palazzo Panorama, allora di proprietà dei commercianti tessili Capasso. Le quattro foto qui riportate, scattate da angolazioni diverse, spero che ne diano l’idea.  

 

Dalle finestre e dal balcone con affaccio a ponente del nostro appartamento, il n° 18 al quarto ed ultimo piano della scala A, in uno scenario che si sventagliava dalle isole di Ischia e Procida, a Posillipo alto, alla collina dei Camaldoli, alla raggiera di strade attorno a piazza Medaglie d’Oro, fino a Materdei, allo Scudillo, alla collina di Capodimonte, ai paesi ed ai monti retrostanti, la sagoma di quel gassometro emergeva tra un fitto intreccio di fogliame di alberi di fico e di noce, allora fittissimi e sistemati secondo terrazzamenti ascendenti dal viale Michelangelo fino alla curva sottostante.  

Nel gomito destro di quella curva un cancello in ferro, modernizzatosi negli anni, contrassegnava il civico n° 27. Dava l’accesso ad un lungo viale che si snodava in un tripudio di verde rimasto inalterato fino all’inizio degli anni cinquanta. Insieme al tratto di via Bonito denominato Parco Fiore, costituiva uno degli angoli di Vomero più resistenti alla minaccia del cemento.  Negli anni delle scuola media, nelle primissime ore del pomeriggio, fra la fine del pranzo e l’inizio dello svolgimento dei compiti, scendevo da casa laggiù a giocare con i vari ragazzini della zona a nascondino, a correre, a imitare gli adulti nel fare alla guerra, spesso andando a calpestare i bordi del seminato, provocando i brontolii, le minacce e talvolta gli inseguimenti di don Luigi, il contadino proprietario di quei terreni (arricchitosi e sparito dopo averli venduti) che a fine estate veniva a vendere in prossimità del cancello i fichi freschi raccolti al momento.

Quella mia risposta all’articolo di Zazzera ha suscitato l’interesse dell’ing. Alberto Maccarone venuto ad abitare proprio nel palazzo a me tanto caro. Ricordando telefonicamente o via email la progressiva edificazione della zona, non abbiamo potuto trascurare la tragedia avvenuta alle ore 8 circa del 17 maggio 1955, quando il rustico appena ultimato di uno dei primi palazzi edificati in fondo al viale del n° 27 sprofondò interamente in una voragine apertasi tra le fondamente, uccidendo più di dieci operai, il capomastro ed il direttore dei lavori, l’architetto Antonio Monizzi, mio professore di disegno in 3a media.  

Oggi l’ingegnere mi invia un comunicato e varie notizie di iniziative prese dagli abitanti della zona contro l’ultimo attentato al verde residuo che riporto in calce integralmente. In una situazione generale di minaccia ad un ambiente che da via Bonito fin giù ai Cacciottoli ed a piazza Leonardo avrebbe dovuto e potuto essere ben più consono ad un paese civile e ad una natura meravigliosa, nel segno di quei ricordi fanciulleschi che mi fanno pensare ai fanciulli di oggi e di domani, sento qui la spinta morale di solidarizzare con quegli abitanti e di invitare i lettori di queste righe a sottoscrivere una protesta più che sacrosanta.

 

    C o m i t a t o  S a n  M a r t i n o

Civica Associazione per la Difesa dell'Ambiente

Viale Michelangelo 33 - 80129 Napoli - Tel. 081 556 77 10

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Petizione Presentata al Comune di Napoli

Per la Costituzione Del

 PARCO VERDE PUBBLICO IN VIA GIUSEPPE BONITO

            Il Comitato San Martino, Presidente Franco Di Mauro, ha formalizzato al Comune di Napoli la richiesta per il salvataggio dell’area verde, di 2.400  metriquadri, tuttora esistente tra i Civici 27 e 29 di via Giuseppe Bonito.

            L’area verde, nel pieno centro storico di San Martino, è oggetto recentemente di un tentativo di cementificazione, tale da cancellarla per sempre dall’orografia ambientale di Napoli, privando così i cittadini, in modo irreversibile, di una delle ultime aree verdi residuali ancora presenti nel territorio del quartiere Vomero.

            Chiediamo a tutti coloro che sono sensibili alle tematiche ambientalistiche e di salvaguardia ecologica, sia se residenti in Napoli che in altre città, la FIRMA ON-LINE della nostra petizione, facilmente raggiungibile in Internet, è sufficiente: 

> digitare su Google “PETIZIONE VIA BONITO”

> fornire i dati: Nominativo, Indirizzo E-mail, Indirizzo Civico (via, piazza, …).

 

 

 

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