VIVERE NAPOLI

Origini greche del centro storico cittadino 

di Elio Barletta

Sono tante le strade del mondo – dalle più celebrate ed imponenti alle più sconosciute e miserande – con le quali si rapporta da sempre il genere umano. In esse gli abitanti di ogni epoca e  latitudine sono nati, hanno vissuto, studiato, lavorato, amato, scherzato, bivaccato, cospirato, combattuto, transitato, trovato la morte. Anch’esse nascono, crescono, fioriscono, eccellono, decadono, degradano, muoiono. Nel loro aspetto si intravede non solo la realtà presente dei luoghi. Come per tutti i reperti archeologici – cercando di asportare con cura, anche idealmente, l’inutile ed il dannoso – strato dopo strato emergono tracce autentiche dei tempi passati.

Dopo decenni di un oblio più profondo dei tanti oblii che addormentarono la città, ecco finalmente che torna di moda citare via Duomo, non per riferire l’esito del miracolo di San Gennaro, né per indicare i negozi tradizionalmente dediti all’abbigliamento delle spose e dei bambini, né per riferire l’ennesimo fattaccio di camorra a Forcella. Oggetto delle nuove attenzioni sono le tante testimonianze storiche, artistiche, religiose, civiche da rivalutare ed incastonare in un circuito culturale e turistico che già sta facendo parlare di sé, coniato con lo slogan “la via dei musei”.

Ci accingiamo a trattare di un’arteria particolarmente meritevole di menzione, non tanto e non solo per il numero di eventi e personaggi di cui è stata teatro, quanto per la varietà di spunti che da essa si possono trarre. Il primo riguarda il suo tracciato: assolutamente rettilinea come il corso Garibaldi ed il corso Umberto, con i suoi 1200 metri di percorso si pone per lunghezza rispetto ad essi al terzo posto assoluto. Il secondo riguarda la sua età. Se si considera che le  due vie citate hanno trovato apertura ufficiale a fine Ottocento – durante il cosiddetto Risanamento – mentre in tale periodo via Duomo ha significato l’ampliamento, l’estensione e l’adeguamento ai tempi di alcuni percorsi risalenti ai secoli della Napoli greca, si può ben dire di essere di fronte al più antico rettilineo cittadino.

Il terzo spunto ci allarga l’orizzonte perché non riguarda soltanto questa strada, ma l’intera zona interessante la 2a e la 4a Municipalità, individuabile su apposita cartina o da foto aerea dell’abitato. L’agglomerato urbano di Napoli – altrove prevalentemente costituito da tante vie tortuose e di quota variabile, perché condizionate dai profili delle coste, dai dislivelli del terreno e dal contorno delle colline – è lì che presenta due fasci di strade rigorosamente rettilinee e parallele intersecantesi ortogonalmente fra loro, retaggio di quello che fu il nocciolo primario di Neapolis.

Le origini di ciò si rifanno niente di meno che all’architetto ed urbanista greco Ippodamo di Mileto (498–408 a.C.) che – come ha esclusivamente riferito Aristotele – è stato il primo a concepire e realizzare schemi planimetrici regolari di pianificazione urbana dopo che in tante città – come nella sciagurata Napoli dell’ultimo dopoguerra – le case erano state costruite prima delle vie. La struttura da lui prevista era un impianto stradale a schema ortogonale con divisione del territorio realizzata mediante una griglia di assi longitudinali – strade principali dette plateiai, larghe circa sei metriorientati in direzione est–ovest, intersecati da assi perpendicolari – strade secondarie dette stenopoi, larghe tre metri orientati in direzione nord–sud, formando così isolati di forma quadrata o rettangolare. Le aree così definite erano destinate a case private separatamente da costruzioni riservate ad attività commerciali, amministrative o religiose, lasciando spazi per eventuali aumenti di popolazione e allargamenti del centro cittadino. Con il favore ed il sostegno di Pericle – che lo favorì nel riassetto di Mileto e gli commissionò la sistemazione del Pireo – applicò i suoi concetti nella costruzione di colonie sulla costa ionica, in Turchia (Smirne), in Magna Grecia [Metaponto (MT) e Megara Iblea (SR)]. Tracce delle sue innovazioni si ritrovano anche a Siracusa, Taranto, Locri (RC), Selinunte (TP), Poseidonia (Paestum).

I Romani adottarono gli stessi criteri nella planimetria dei castra (accampamenti militari) e poi dei municipia e delle civitas (insediamenti urbani distinti da Roma). Le strade generalmente orientate secondo la direzione nord–sud (le stenopoi greche) erano i cardines (cardini), che si intersecavano con strade orientate secondo la direzione est–ovest (le plateiae greche), ossia i decumanus (decumani), parola originata dalla linea tracciata dagli àuguri, proprio da est a ovest, quando interpretavano i presagi degli dèi. Il più lungo ed importante fra i cardini era il cardo maximus che collegava la ianua prætoria (porta pretoria, al nord) con la ianua decumana (porta decumana, al sud), mentre il più lungo ed importante fra i decumani era il decumanus maximus che collegava la ianua dextera (porta destra, ad est) con la ianua sinistra (porta sinistra, ad ovest). All’incrocio fra le  due arterie, negli accampamenti sorgeva il prætorium (alloggio del comandante), nei centri urbani il forum (piazza, mercato) che sostituiva l’agorà dei Greci. 

Il cardo maximus era di particolare importanza poiché collegava due delle quattro porte principali dell'insediamento e, solitamente, una di esse era maggiormente decorata e riconoscibile, in quanto indicava la strada consolare che conduceva a Roma. Essa poteva essere quella posta a nord o a sud, a seconda dell'ubicazione geografica della civitas, rispetto alla capitale dell'impero. La divisione dei terreni da assegnare seguiva le linee dei cardini e dei decumani tracciate con l’aiuto di uno speciale strumento, la groma. Era chiamata centuratio (centuriazione) perché si generavano tanti quadrati, ciascuno dei quali – di lato lungo 2400 piedi – costituiva il fondo per 100 famiglie (centuria), ad ognuna delle quali toccava sortes (a sorte), un lotto di due iugera essendo un iugerum – da iugum (giogo) – equivalente all'area di terreno arabile in una giornata di lavoro con una coppia di buoi aggiogati, pari a circa un quarto di ettaro (2.519,9 m²). In varie campagne d’Italia ed all’estero esistono tracce di centuriazione. L'orientamento secondo i punti cardinali poteva essere modificato per inclinarsi e attestarsi su una grande via di comunicazione preesistente o su di un elemento geografico importante, come ad esempio il corso di un fiume.

Un discorso più attento su via Duomo non può prescindere dal già menzionato suo inquadramento in Neapolis, la città che – distaccandosi verso est dalla Partenope di Pizzofalcone – sorse sul pianoro tra i valloni dell'attuale via Foria e di via S. Maria di Costantinopoli, la calata Trinità Maggiore, la depressione di Castel Capuano ed il mare. La struttura urbana ippodamea, ereditata dai Greci, rispettata dai Romani e rimasta abbastanza inalterata nei secoli successivi – oggi costituente la porzione di centro storico di Napoli protetta dall'Unesco – è formata:

in direzione est–ovest dalle tre strade create alla fine del VI secolo a.C.: il decumano superiore (via Pisanelli, via Anticaglia e via SS. Apostoli); il decumano maggiore (via San Pietro a Maiella e via Tribunali), più largo degli altri, rappresentando la via più importante della città antica, avente al centro (attuale piazza San Gaetano) l’agorà e poi il forum; il decumano inferiore (via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia e via Forcella;

 in direzione nord–sud, più cardini, fra i quali via Atri, vico Giganti, via San Gregorio Armeno, via Duomo, ecc.

Originariamente il decumano maggiore era largo 5,92 m, mentre i cardini risultavano larghi da 2,96 a 3,55 m. Per il perfetto incrocio tra cardini e decumani, si formavano insulae (riquadri) di 187 x 37 m che, essendo create secondo i criteri urbanistici del periodo della colonizzazione greca, risultavano rettangolari e non quadrate come nello schema ippodameo originario, inframmezzate dagli stretti vicoli ancora esistenti e tipici dell'urbanistica napoletana.

I tre decumani erano sostanzialmente simili fra loro nei tratti terminali, mentre l'agorà (poi forum) subiva una suddivisione nella vita pratica quotidiana: nella zona nord, presso la basilica di San Paolo Maggiore, si svolgevano le funzioni religiose; nella zona sud, verso la basilica di San Lorenzo Maggiore, si impiantavano il mercato, l'aerarium (erario) ed altre strutture con funzioni civili. Gli scavi annessi alla chiesa di San Lorenzo Maggiore visitabili mostrano i resti di epoca greca di quei mercati.

Il sistema stradale fin qui ricordato è rimasto sostanzialmente invariato nei secoli mantenendosi, in alcuni tratti, al massimo livello di corrispondenza rispetto alla struttura primaria, mentre, in altri, il livello è decisamente più basso per le modifiche – talvolta radicali – subite dall'assetto urbano. Esempi in tal senso sono costituiti dal decumano superiore, notevolmente mutato nell’aspetto antico per lo stravolgimento in più punti della sua direzione e, tra i cardini, proprio da via Duomo che invece ha subito una sostanziale risistemazione in epoche relativamente recenti per il sostanziale ampliamento e prolungamento della carreggiata rispetto alle dimensioni precedenti a seguito degli interventi del Risanamento. Anche il decumano inferiore è stato  allungato lievemente verso est nel tratto da piazza del Gesù Nuovo fino a via Domenico Capitelli.

Cardini – non solo per la loro importanza architettonica – ma, soprattutto per la loro centralità nella vita popolare cittadina, assolutamente da ricordare nell’ordine delle foto sottostanti sono:

via Nilo, via San Nicola a Nilo, Via Atri, via San Domenico Maggiore e via San Gregorio Armeno. Ad esse va attribuito anche il pregio di essere utilissime scorciatoie di collegamento fra i decumani, fino a qualche decennio fa vivacizzate dalla presenza di botteghe di artigianato il più vario – dalla sarcitura degli abiti usati alla costruzione delle casse da morto – botteghe andate purtroppo scomparendo già prima della dolorosa crisi economica ancora in atto.

Napoli, 13 aprile 2016

 

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