Teatro Nuovo  Stagione 2014 – 2015

La misteriosa scomparsa di W

di Elio Barletta

 

Nei sessantanove anni finora vissuti – è nato a Bologna il 12 agosto 1947 – oltre che fitta è stata anche varia la gamma di settori artistici e mediatici in cui si è cimentato Stefano Benni: scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta, drammaturgo. Tralasciando la gran mole di articoli, scritti, disegni, pubblicazioni varie da lui prodotta, bastano i suoi tanti libri, spesso editi da Feltrinelli – tredici romanzi, sedici antologie di racconti, quattro raccolte di poesie, quattro drammaturgie – a testimoniare il notevole impegno letterario che ha trovato  conferma nelle traduzioni di quei testi in trenta lingue diverse.

Ha collaborato con i settimanali L'espresso e Panorama, con i satirici Cuore e Tango, i mensili Il Mago e Linus, i quotidiani La Repubblica e Il manifesto e, da qualche anno, suoi racconti inediti compaiono in arabo nella rivista Al Doha.

Per la televisione fornì all’amico Beppe Grillo battute e gag che indussero L'Umanitàorgano del PSDI – a chiedere (invano) la rimozione del comico dalla RAI TV. Fu impegnato in due film come attore ed in otto per la sceneggiatura o per il soggetto o per la regìa, uno dei quali con l’interpretazione di Dario Fo, Paolo Rossi, Viola Simoncioni, un altro ancora con la regìa di Francesco Laudadio, l’interpretazione ancora di Grillo, la musica di Fabrizio De André e Mauro Pagani. Dal 1998 al 1999 ha diretto la collana editoriale “Ossigeno”, scrivendo anche un racconto e improvvisandosi fumettista.

La sua narrativa umoristica e satirica è ricca di mondi, situazioni, aspetti immaginari costruiti con ampio uso di giochi di parole, neologismi e parodie appartenenti ad altri stili letterari. I suoi testi di teatro contengono autentiche miscele di fantasia libera, comicità corrosiva e invenzioni divertenti, tutte pensate per fustigare sulla scena la moderna società italiana, frequentemente dedicate ad amici attori, attrici e registi che ne sono diventati gli interpreti ed i realizzatori principali.

Il primo suo volume dedicato al teatro comprende sei racconti sceneggiati che ripropongono, con acuta ironia e sfrenata originalità, miti della letteratura e dello spettacolo contemporaneo revisionati; i loro titoli sono: La misteriosa scomparsa di W, Sherlock barman, La signorina Papillon, La moglie dell’eroe, La topastra, Astaroth.

Il primo è costituito dal monologo di una donna comune, che ha nome “V” ed è nata in modo definito “funambolico” «e in quell'attimo, miracolo, per la gioia a tutti i parenti ricrebbero i capelli, e una suora cresimina si spogliò dalla sua palandrana rivelando un corpo stupendo, abbronzato, nato per l'amore…». Ripercorrendo col pensiero la sua vita, in modo comicamente e drammaticamente folle, quella donna va alla ricerca del pezzo che le manca – un’altra “V” – per ricostituire la sua entità originaria, che ha nome originario “W”.

È questo il lavoro – nono della presente stagione – che è andato in scena al Nuovo, da mercoledì 18 a domenica 22 marzo 2015, con la regìa di Giorgio Gallione, le scene e i costumi di Guido Fiorato, le musiche di Paolo Silvestri, le luci di Aldo Mantovani. Ma per una vicenda tanto paradossale – una parte V alla ricerca ferma e decisa del suo tutto W – era difficile scegliere una protagonista capace di lottare e battersi da sola, con rabbia, per necessità di sopravvivenza e difesa dello spirito critico, ma che poi finisse, quasi per un incantesimo magico con il  trasformare la stretta opprimente dell’angoscia nell’esplosione liberatoria della risata. E persona più indicata per tale ruolo difficile e solitario non poteva che essere quella autentica padrona dello spettacolo che è la romana Ambra Angiolini.

Dopo aver esordito appena quindicenne in Bulli & pupe su Canale 5 e con Non è la RAI, ha descritto un’ascesa artistica che la vede oggi, ancora giovane, conduttrice televisiva, conduttrice radiofonica, cantante, attrice di teatro e di cinema, come dimostrano il David di Donatello e il Nastro d’Argento conquistati per la sua prova in Saturno Contro e l’affermazione nel recente film La scelta di Michele Placido.

Per la prima volta sola in palcoscenico, Ambra si muove, corre, piroetta, sta ferma, in piedi,  seduta, passando disinvoltamente dal ridicolo al doloroso e viceversa. Si interroga sull’infelicità e l’incompletezza. Indaga su povertà e guerra, amicizia e intolleranza, giustizia e amore: «Sono stata con Wolmer 6 anni e 2 mesi. Abbiamo totalizzato 12.346 baci e 854 coiti con una media di orgasmi per lui del cento per cento, per me del sedici per cento, media complessiva, secondo lui del cinquantanove per cento, che non è male.»

Tutto sembra sgretolarsi intorno a lei: si perde il coniglietto Walter, muore il nonno Wilfredo, sfuma l’amicizia con la compagna di scuola Wilma, termina squallidamente la vicenda d’amore che la legava al giovane ato Wolmer. Il testo svelto, aggressivo e dissacrante di Benni è brillantemente reso vivo ed efficace dalla  perfetta ’interpretazione di tale magnifica interprete.

Il pubblico, dopo aver assistito attentamente in un silenzio interrotto spesso da sommesse dimostrazioni di consenso e divertimento, ha alla fine, dopo più di un’ora, applaudito calorosamente.  

 

Napoli, 25 marzo 2015

 

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