MORTE A PARIGI
Fluctuat nec mergitur

di Elio Barletta

 


Parigi, venerdì 13 novembre 2015 – data che entra di diritto nella storia dei delitti contro l’umanità – in sequenza come in un film horror:
21:20 – un kamikaze si fa esplodere in Avenue Jules Rimet, a fianco dello Stade de France; un morto più l’attentatore; si ode tutto nello stadio, ma la partita, sospesa, viene poi ripresa. 21:25 – sparano nei ristoranti Le Carillon e Le Petit Cambodge (X arrondissement) tra Rue Bichat e Rue Alibert; almeno 15 morti e 10 feriti. 21:30 – altro kamikaze si fa esplodere in Avenue Jules Rimet, fuori dallo stadio; un morto più l’attentatore. 21:32 – sparano in un ristorante vicino, la birreria À la Bonne Bière in Rue de la Fontaine au Roi (XI arrondissement); 5 morti e 8 feriti gravi. 21:36 – sparano al bar La Belle Équipe, incrocio tra Rue de Charonne e Rue de Faidherbe (XI arrondissement); 19 morti e 9 feriti gravi. 21:40 – altro kamikaze si fa esplodere nel ristorante Le Comptoir Voltaire sul boulevard Voltaire (XI arrondissement); un ferito grave. 21:40 – 3 terroristi entrano e sparano nella sala Le Bataclan durante il concerto della band americana Eagles of Death Metal; 89 morti e centinaia di feriti (tra i quali 2 italiani); le forze di sicurezza ne uccidono 1, gli altri 2 si fanno esplodere. 21:53 – altro kamikaze si fa esplodere presso il McDonald’s nei pressi dello Stade de France; muore un passante più l’attentatore.

Rapidità e concomitanza degli avvenimenti costringono i canali televisivi di Rai e Sky a dare, per l’intera notte, notizie frammentarie, disordinate, contraddittorie. Il bilancio complessivo provvisorio, aggiornato a 4 giorni fa, è di 127 morti e 250 feriti, di cui 99 molto gravi; 4 italiani feriti, 7 terroristi morti. È impressionante il numero delle vittime – 89 – fra gli spettatori del Bataclan. L’esplosivo usato è il cosiddetto “Madre di Satana”, mistura di acetone e detergenti formanti il perossido di acetone, risultata essere un potente esplosivo primario instabile ideato dal guerrigliero palestinese Ayyāsh (come quelli impiegati negli attacchi di Londra del 7 luglio 2005, che causarono 52 vittime). 

 


L’unico terrorista sopravvissuto di quel commando – l’ottavo – forse rifugiatosi e ricercato in Belgio è Salah Abdeslam, fratello di Ibrahim e di Mohamed.


Il clima di paura della notte e spettrale della mattina di sabato 14 è accentuato dalla chiusura completa di scuole, musei, istituti di cultura, luoghi simbolo come Tour Eiffel o parco di Eurodisney, grandi magazzini, stazioni del metrò e dalla cancellazione di diversi eventi musicali e mondani. Ma – prima ancora che i corpi speciali della sicurezza e dell’ordine pubblico setaccino ogni angolo sospetto segnalato dall’intelligence – l’orgoglio francese derivante dalla consapevolezza di essere una nazione si fa sentire: la marsigliese viene cantata prima dagli studenti, poi dalla gente in strada raccolta attorno ad Hollande, poi dai deputati dell’Assemblea Nazionale. 


Chi erano gli assalitori? Dicono alcuni testimoni: «Erano bianchi, erano giovani sui 25 anni». Altri precisano: «Sembravano soldati delle forze speciali». Suddivisi in tre squadre d’attacco sono arrivati in altrettante auto nere sui luoghi delle stragi, indossando tutti cinture esplosive contenenti anche bulloni per fare maggiori vittime. Alcuni ipotizzano: «Tra loro potrebbe esserci una donna». Ed una donna sicuramente c’è, quella che oggi si è fatta saltare in aria nell’operazione di polizia a Saint-Denis in cui 2 terroristi sono morti e 7 sono stati catturati. Ma lasciamo ai lunghi e dettagliati servizi dei media il prosieguo di questa incredibile e sanguinosa vicenda. 
Veniamo invece a come la nostra gente sta vivendo questi momenti drammatici. Ai tanti messaggi di posta elettronica e su Facebook manifestanti il cordoglio e la solidarietà dei napoletani, si aggiungono alcune iniziative semplici, ma spontanee. Lunedì scorso i giovani dell'Ex Opg Je so' pazzo e del Laboratorio Politico Iskra hanno organizzato, presso la stazione della metropolitana Toledo, una manifestazione che ha visto la partecipazione di diverse centinaia di persone. 
Tante le dichiarazioni, ma una degli organizzatori – più completa ed estesa – vale per tutte: «Quello che è successo a Parigi ci lascia sbigottiti. Come ad Ankara, come a Beirut, come sempre accade negli attentati, centinaia di persone innocenti sono morte, vittime di una partita e di interessi più grandi di loro. Questi attacchi segnano l’ennesimo episodio di una guerra che ormai chiama in causa tutta la popolazione, a prescindere dalle convinzioni politiche, dalle religioni professate, dalle professioni svolte. Le tecniche della guerra vengono portate direttamente nel cuore della metropoli, rompendo l’illusione che si possa vivere una “normalità” mentre altrove si massacra». E facciamo nostro l’avvincente monito nato in quel clima di allarme collettivo: 
«Non rassegniamoci alla guerra, spegniamo il televisore, accendiamo il cervello. Disertiamo la guerra e le nuove crociate».
Il console francese Jean Paul Seytre ha successivamente incontrato i giornalisti vestito a lutto, profferendo con convinzione queste poche parole: «Siamo grati ai napoletani per le dimostrazioni di affetto e solidarietà che continuano ad arrivare».
Infine, due riflessioni. 
Un pensiero di commossa partecipazione ai genitori di Valeria Solesin – la bella ventottenne veneziana brillante dottoranda alla Sorbona falciata nel pieno della sua impegnata e brillante giovinezza – per l’altissima dignità con la quale hanno accolto la perdita della loro figlia, unica italiana uccisa al Bataclan. 


Un adattamento del motto latino di Parigi “Fluctuat nec mergitur”, apparso nella capitale francese assieme alla bandiera nei pressi di uno dei sette luoghi colpiti dagli attentati di venerdì (Afp/Faget), alla nostra città. Perché anche Napoli – malgrado tutto – “Naviga e non affonda”.

 

Napoli, 18 novembre 2015

 

 

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