Teatro Nuovo – Stagione 2015 – 2016 

Le strategie fatali

di Elio Barletta

Jean Baudrillard (Reims, 20 giugno 1929 – Parigi, 6 marzo 2007) è stato un filosofo e sociologo francese di formazione tedesca. Avendo nonni contadini e genitori dipendenti pubblici, al liceo – grazie al suo professore di letteratura e filosofia  Emmanuel Peillet – venne a contatto con la patafisica, la corrente artistica nata dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry, che – nel romanzo Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (1898) – la definisce come “la scienza delle soluzioni immaginarie...... che si prefigge di studiare il particolare e le eccezioni e spiegare l'universo supplementare al nostro ”. La patafisica attuale – riaffermando gli assiomi del suo inventore – continua a soffermarsi, mediante l'arte e la letteratura, sulle eccezioni che affiancano le teorie e i metodi propri alla scienza, trattando in un tutt'uno il non senso, l'ironia e l'assurdo.

Primo della famiglia a frequentare l'università, Baudrillard studiò alla Sorbona di Parigi lingua e letteratura tedesca che insegnò in molti licei di Parigi e provincia, pubblicando recensioni letterarie e traduzioni di autori come Peter Weiss, Bertolt Brecht, Karl Marx, Friedrich Engels e Wilhelm Emil Mühlmann. Critico e teorico della postmodernità e la società simulacro, si accostò ad uomini di molteplice cultura quali Gilbert Durand, Edgar Morin, Michel Maffesoli, Roland Barthes, Marshall McLuhan. Fu tra i fondatori della rivista Utopie (1967/1980), insegnò all'Università di Parigi X Nanterre, diresse l'Università di Parigi IX Dauphine (1986/1990).

Formatosi sulla critica del pensiero scientifico tradizionale e sul concetto di virtualità del mondo apparente, fu avverso alla televisione ed alle tendenze sociologiche contemporanee – commemorazioni, donazioni di massa per le vittime dello tsunami, altri eccessi – da lui ritenute “mezzi osceni dell'estensione totalitaria del Bene finalizzata ad ottenere una coesione sociale”. Nei primi libri  Il sistema degli oggetti, Per una critica dell'economia politica del segno, La società dei consumi – si concentrò sul consumismo e i diversi modi di consumazione dei beni, concludendo – in dissenso da Marx – che: non è la produzione il motore e il protagonista della società capitalista, ma il consumo; i bisogni naturali dell'uomo sono già costruiti e niente affatto innati.

Con l’incremento dell’attività di scrittore e della popolarità, i concetti da lui espressi si fecero sempre più oscuri, di sempre più difficile interpretazione, mostrando un progressivo allontanamento da tematiche sociologiche ed un avvicinamento a teorie filosofiche e letterarie. Scrisse quindi il libro Le strategie fatali (1983), ed. Feltrinelli (2011) – pietra miliare nella sua carriera – che presenta un bizzarro scenario metafisico basato sulla proliferazione e la crescente supremazia degli oggetti sui soggetti, proliferazione dichiarata “oscena”. È il trionfo finale di un mondo così accentuato nella sua “oggettificazione”  da renderlo del tutto incomprensibile anche agli studiosi. Nel capitolo Estasi e inerzia, l’autore spiega come gli oggetti e gli eventi si superino continuamente nella società contemporanea, espandendo il loro potere al di fuori ed oltre se stessi, determinando così la loro “estasi”: il bello più bello del bello nella moda, il reale più reale del reale in televisione, il sesso più sessuale del sesso nella pornografia. L’estasi è dunque oscenità – pienamente esplicita, nulla di nascosto – ed iperrealtà già precedentemente da lui descritta, ma ora raddoppiata e intensificata. La società viene vista in una crescita altalenante (croissance et excroissance) che espande e secerne beni, servizi, informazioni, messaggi, richieste sempre più incessanti, superando tutti i limiti razionali in una spirale di crescita e riproduzione incontrollate. Non si è più nel Reale, ma nell’Iperreale. Non si è più nella Storia, ma nella Non-storia. Non si vive più l’era del Politico, ma del Transpolitico.

«L’enigma si è capovolto: una volta era la Sfinge che poneva all’uomo la domanda dell’uomo, che Edipo ha creduto di risolvere, che tutti noi abbiamo creduto di risolvere, oggi è l’uomo che pone alla Sfinge, all’inumano, la domanda dell’inumano, del fatale, della disinvoltura del mondo verso le nostre azioni, della disinvoltura del mondo verso le leggi oggettive. L’oggetto (la Sfinge), più sottile, non risponde. Ma bisogna pure che disobbedendo alle leggi, eludendo il desiderio, risponda in segreto a qualche enigma. Che cosa resta se non il volgerci dalla parte di questo enigma?»

Il napoletano Lino Musella (premio Le Maschere del Teatro miglior attore emergente 2014 e premio Hystrio ANCT 2015) ed il milanese Paolo Mazzarelli (premio speciale Scenario 2001, Premio Enriquez alla drammaturgia 2005) – hanno costituito una Compagnia nel 2009, nella quale condividono creazione scenica, individuazione dei temi, sviluppo della drammaturgia, definizione e messa in scena dei personaggi. Insieme hanno costruito il soggetto e la scenografia di un lavoro in due tempi della durata di 2 ore e 30 minuti complessiva di intervallo, che – recando lo stesso titolo del libro di Baudrillard ed ispirandosi ad esso con alcuni richiami di stampo shakespeariano – è andato in scena, in prima assoluta, al Teatro Nuovo da mercoledì 2 a domenica 6 dicembre, con il seguente assetto:

scrittura e direzione di Lino Musella Paolo Mazzarelli – assistente alla regia Dario Iubatti – attori Marco Foschi, Fabio Monti, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Laura Graziosi, Astrid Casali, Giulia Salvarani – costumi Stefania Cempini – sound design e musiche originali Luca Canciello – direttore di produzione Marta Morico – comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo – amministrazione Katya Badaloni – assistente di produzione Claudia Meloncelli – direttore tecnico dell’allestimento Roberto Bivona – elettricista Cristiano Carìa – fonico Jacopo Pace – grafica Fabio Leone – foto di scena Marco Parollo – produzione MARCHE TEATRO in collaborazione con Compagnia Musella–Mazzarelli e EmmeA Teatro.

 Sono tre le storie che si intrecciano l’una all’altra, ciascuna frazionata nei due tempi, con sette attori che interpretano sedici personaggi, riuniti in un’unica multiforme ricerca su alcuni dei grandi temi di oggi (il terrore, il porno, i nuovi media) ed alcuni temi eterni dell’umanità (il maligno, l’illusione, il fantasma, il Teatro).

I molti concetti presi dal libro come fonte d’ispirazione, non sono sviluppati interamente. Si fanno frequenti i richiami ai concetti di “illusione” e di “scena”, le attinenze con l’irrazionalità – l’idea di simulacro e di enigma – e  molti gli oggetti in scena, primo fra tutti una bomba (oggetto caro a Baudrillard e purtroppo tristemente attuale) più un video “porno”.

La scenografia presenta un palcoscenico confusamente ricco di mobili ed oggetti. Sapienti le luci, appropriati il sound design e le musiche originali di Luca Canciello, ben assemblati i costumi assemblati di Stefania Cempini. Lino Musella e Paolo Mazzarelli hanno magistralmente dominato la scena con atletici movimenti e gustosi travestimenti fatti di gesti e volti mutanti di espressione fino alla sorpresa. Con Marco Foschi eccellente e in gran vena a incarnare personaggi ed affrontare situazioni, ottimi Fabio Monti, Laura Graziosi, Astrid Casali, Giulia Salvarani. Mettendo in scena immagini reali e letterarie – vedi l’Otello – che si sovrappongono in continuazione, questo nuovo spettacolo si arricchisce di un intenso gioco teatrale e – usando Shakespeare e Baudrillard come chiavi – apre le porte ad una scrittura ricca di mutazioni di personaggi e di colpi di scena oscillanti sul confine sottile fra comico e tragico. Sette attori si concedono il gioco di sedici personaggi.

La scelta di Baudrillard ha fatalmente infuso nei dialoghi del testo tutta l’incomprensibilità di quello scrittore; il risultato è stato che l’intero 1° tempo ha lasciato il pubblico – seppur plaudente – manifestamente interdetto. Non così è stato per il 2° tempo, alla fine del quale molte chiamate hanno degnamente salutato l’indiscussa bravura di tutti.

 

Alle ore 21 e 10, ci si avvia a casa.

 

Napoli, 9 dicembre 2015

 

 

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