Rolando Attanasio racconta Cavea d’Artista

 

 

 

CAVEA d'artista è un progetto insolito in scena dal 18 luglio al 15 agosto sul Lungomare di Napoli - Rotonda Diaz- Parthenope Village.

Nelle installazioni realizzate all'interno delle gabbie vi sarà un isolamento degli spettatori selezionati dall'artista con l'ausilio di cuffie che lo immergeranno totalmente nell'ambiente audiovisivo delle opere.  La cavea dell'artista prende vita attraverso un fitto reticolato di colore che appare come un labirinto senza uscita ingabbiando la mente dell'artista e lo sguardo dello spettatore. Il pensiero dell'artista si trova in contrapposizione con il vivere sociale e politico del proprio tempo, perché troppo puro e slegato dai meccanismi d’interesse generale e strumentale del vivere sociale e si distacca dal sociale pur vivendo nel sociale. In questo gioco gli artisti sono pericolosi e spesso esclusi attraverso meccanismi perversi che non sono visibili. Performance di Agnese Perrella Attraverso musica e danza viene descritto il passaggio della cavia nella cavea, dall'oppressione alla liberazione. La performance sarà comprensibile solo a colui che sarà abbia nel mondo/anima dell'artista, isolandosi dal contesto circostante.

Tanti gli artisti in programmazione: Vighen Avetis, Giuseppe De Bartolo, Massimo D'Orta, Sasi Menale, Albino Palamara, Annamaria Volpe. Ci sarà una proiezione Video “IL SANGUE VERDE di Andrea Segre”, l’intervento musicale di Francesco Grosso e Gennaro Barba del gruppo Demonilla, un cortometraggio inedito di Giuseppe Gagliardi “LOST HOURS” e ogni sabato alle ore 18 sarà possibile l'incontro con l'artista.

Pitture, Performance e Video Art sono di Rolando Attanasio e a lui chiediamo un racconto d’autore di CAVEA.

“I latini, erano molto precisi nel definire le “gabbie” in generale. Quelle per animali selvatici e fiere erano definite con il termine: “CAVEA” luogo dove venivano tenute le fiere e ogni tipo di animale in stato di cattività “AVIARIUM” erano le gabbie atte ad ospitare prevalentemente uccelli e simili CLAUSTRUM, invece, era una gabbia che ospitava in genere: le bestie feroci . Un certo tipo di Arte, quella non allineata al sistema generale, è alla ricerca e per sua natura della verità delle cose, dell’essenza, del non visibile ad occhio nudo, della lungimiranza, del sogno e spesso le sue strade s’ inerpicano su sentieri non battuti, luoghi non comuni dove si rischia l’Antisocialità e l’incomprensione, l’esclusione psicologica e fisica dalla stessa società che condivide e accetta determinati valori. ( la società dominante, ovvero, una società che accetta alcuni valori e li condivide per uno scopo anche personale ) Spesso, questo pensiero non allineato, si trova in contrapposizione con il vivere sociale e politico del proprio tempo, perché troppo puro e slegato dai meccanismi d’interesse generale e strumentale del vivere sociale e si distacca dal sociale pur vivendo nel sociale. Questa attuale civiltà che, da un lato cerca la stabilità e durevolezza delle cose ( quella dei normali cittadini ) e dall’altro la conferma della propria leadership per restaurare e riconfermare la propria appartenenza ad un ruolo sociale più elevato. In questo gioco gli Intellettuali veri sono pericolosi e spesso esclusi, anche dai meccanismi perversi che non sono visibili. L’Artista nell’antichità aveva un suo ruolo specifico ed una sua riconoscibilità che via via è andata sbiadendo fino alla non riconoscibilità di un suo ruolo specifico nell’organigramma sociale in generale. Questa posizione ibrida, di intellettuale libero e di ricercatore di verità assolute lo ha portato spesso a configgere in alcuni casi oppure ad addomesticarsi in altri, proprio come si usa fare con le belve del circo. E’ ovvio che ci sono invece artisti allineati che traggono solo profitto, ma solo perché Allineati e adattati al “sistema dominante sociale”. Il sistema dominante può addirittura sembrare Anti, anzi spesso si forgia proprio nella sua cultura dell’essere Anti, cresce in seno a questo concetto e poi diviene Leadership Autoreferenziale. Il tema dell’esclusione è subdolo, perché, da un lato il processo generico dell’Arte di Sistema crea Artisti super pagati e potenti che non configgono con il sistema sociale e dall’altro invece Artisti poveri che non possono partecipare alla vita progettuale e sociale. Questa condizione genera una sorta di meccanismo dove, in maniera quasi occulta, si genera la credenza che: l’Artista non allineatosi sia Autoescluso, sia pazzo, Anarchico, Estremista o peggio Antisociale; e che non ci sia invece nessuna colpa o mancanza del Sociale in Generale, sia del pensiero generico dei normali cittadini e sia della Leadership che invece cerca di strumentalizzare l’Artista quando gli conviene. Soprattutto quando l’Artista stesso è Popolare, questo poi indipendentemente dal messaggio che manda. Cosa è questa se non una “Gabbia”? Uno dei tanti tentativi di mettere al margine e costringere l’intellettuale genuino all’autoemarginazione oppure, ancora peggio ad una resistenza infruttuosa: L’Alienazione dell’Arte ( il cane che abbaia alla Luna). Questo accade ogni qualvolta un Artista o un Intellettuale Libero crea, genera o abbraccia verità scomode, che mettono in crisi il baricentro di un equilibrio di potere, anche all’interno di strutture pubbliche come: Musei, Teatri e gestione di Spazi. Spesso questi direttori Artistici sono incapaci nel loro ruolo, oppure sono dei manovratori, essi stessi spinti da lobby e Partiti e che devono ricambiare piaceri e poltrone. -Come si può accettare questo? -Come si può ricercare la verità se a capo di certe strutture ci sono queste storture? Ecco le domande che si pone la “Belva” resa tale, ma che in realtà era un libero pensatore. -Come si può parlare ancora di Democrazia? Quando il termine stesso è stato abusato e deviato in una serie di soprusi e ingiustizie sociali? Cavea è un grido contemporaneo, il grido dell’ intellettuale libero dalle costrizioni mediatiche, dalla politica e dal sistema dell’Arte che appiattisce ogni slancio e preconfeziona i prodotti intellettuali generando un mercato intorno ad essi. Nell’Era Digitale e nel terzo millennio L’Intellettuale è libero e non deve essere più relegato al ruolo passivo di “marionetta”, questo spesso accada per mancanza di strutture sociali reali o per l’Azione della complicità dei critici che costruiscono il caso e impongono e sanciscono il valore commerciale tesaurizzando la sua opera e vampirizzandone il lavoro. L’Artista è un ricercatore di verità anche scomode. Cavea è però la condizione di transito in cui si trovano molti Intellettuali liveri che non sono scesi a compromessi, Artisti rifiutati dalla società e dalla Leadership del momento. Cavea è una condizione di claustrofobia indotta per mancanza di spazi vitali, per mancanza di strutture destrutturate e decontestualizzate e per mancanza di reali progetti di supporto economico alle realtà locali che operano nel mondo della Cultura reo marginale per mancanza di fondi o per una non reale volontà politica. Cavea è la discriminazione che opera la società nei confronti di ogni intellettuale che non si è mercificato o non si è piegato al sistema delle lobby.

E’ tutto avviene in maniera non visibile o quasi ed in maniera sottile come anticipa un grande Intellettuale del calibro di Antonin Artaud nel suo famoso saggio: Il suicidato della società. Dove evoca il grande pittore Olandese Vincent Van Gogh morto suicida non per mano sua come si conosce ma per mano della stessa società ipocrita che lo ha costretto ad un ruolo marginale. «Come un’inondazione di corvi neri nelle fibre del suo albero interno», la società suicidò van Gogh. Non fu dunque il pittore a soccombere a un suo delirio, ma un delirio ben più vasto e maligno, l’affatturamento capillare che è la prima opera della società stessa, a farlo soccombere. Non si creda, però, che qui Artaud anticipi le innumerevoli accuse alla società cattiva e oppressiva che hanno ammorbato i nostri anni. Artaud, come sempre, è ben più radicale. Non gli basta il predominio di una classe sull’altra, o la malvagità del denaro, per inchiodare la società. Ma è la magia nera della società stessa, l’universale fattura che essa fa agire su tutti a essere chiamata qui da Artaud con il suo nome. È questa la prima e insuperata forma di «crimine organizzato» che ci governa. Van Gogh, e come lui Gérard de Nerval, o Artaud stesso, stavano per sottrarsi alle maglie di quella fattura, ma ne furono alla fine catturati di nuovo, come vittime preziose, di cui spartirsi le spoglie. “

 

(napoliontheroad luglio 2015)

 

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