Cristiana Buccarelli

‘Gli spazi invisibili’

di Rolando Attanasio

 

Le storie che ci racconta Cristiana Buccarelli sono intrise di luoghi mitici, definiti dalla stessa autrice come luoghi non luoghi o confini di una consapevolezza emotiva.
Infatti è proprio l’uso della memoria emotiva, l’ossessione per un passato trasfigurato da immagini fantastiche e la sua narrazione scorrevole ciò che caratterizza questa scrittura.
Ogni luogo diventa un bagaglio di spazio invisibile, che l’autrice considera forse l’unico mezzo salvifico per evitare che il proprio vissuto diventi una condanna, questo spazio appare improvvisamente come un fattore quasi mistico dal contenuto misterico e simbolico.
I Racconti sono legati tutti da questi spazi magici, da ombre mnemoniche, da catapulte psichiche atemporali …
La Scrittrice versa i propri ricordi dal passato, li cristallizza e li fa rivivere attraverso la dimensione visiva di personaggi e storie, in una narrazione quasi smarrita nel tempo, in una sorta di viaggio mitologico.
Qui la realtà è mito stesso.
Si tratta ovviamente di storie e di posti incantati che però il lettore sente affiorare attraverso una memoria lucida.
Chi legge questi racconti viene appunto spinto oltre, nella dimensione visiva di un viaggio emotivo e fisico.
Così si può cogliere ad esempio una sorta di nostalgia magica nel viaggio rocambolesco di una ragazza e di un poeta attraverso il Salento e l’Italia centrale; si tratta di due personaggi molto diversi e si avverte un senso d’imprevedibilità nell’affrontare ogni giornata, che il poeta suscita nella ragazza, la quale in realtà è una scrittrice, l’unica in grado di capire il valore ed il senso delle poesie di lui, mentre l’accompagna tra vari passanti e saltimbanchi di strada.
In realtà questo senso d’imprevedibilità si ripropone in ognuno di questi racconti ciclicamente, quasi inesorabilmente. Singolari sono i personaggi stessi: don Mimì il puparo di Aci reale, il signor Nino affittacamere di Favignana, i due amanti di Sant’Agata dei Goti, la vecchia Teresa fedele al culto pagano delle capuzzelle in una chiesa nel centro antico di Napoli, una svizzera solitaria che vive con il suo cane in un’antica casa procidana e così via.
In ognuno dei racconti l’autrice porta alla luce le vicissitudini dei personaggi raccontati, ma anche il loro lato oscuro, ed ecco che il contenuto di queste stesse figure appare ribaltato; possono essere considerati gli attori stessi di una scena o di un affresco imprevisto e assolutamente personale, rappresentano essi stessi un luogo di peregrinazione e rifugio. 

 

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