TU VUO' FA L'AMERICANO

 

Renato Carosone è ancora vivo. 

di Claudia Ascione

 

Lo splendido Teatro Augusteo di Napoli, il 14 dicembre, ha ospitato la serata di premiazione del Premio Carosone.

La manifestazione dedicata alla musica napoletana, giunta ormai alla X edizione, è diventata un evento imperdibile per cantautori, artisti, musicisti nazionali e internazionali.

Quest'anno, oltre alla consueta serata di gala e di riconoscimenti del 14 dicembre, è prevista anche una mostra dei quadri di Renato Carosone, allestita nel cuore del Maschio Angioino dal 12 dicembre al 7 gennaio 2012.

Interessante combinazione, questa, per ricordare l'artista a dieci anni dalla sua scomparsa e per celebrare un Carosone anche pittore, cui sua attitudine sembra sconosciuta ai più.

La notorietà è dovuta, certo, indiscutibilmente alle sue melodie immortali e alla lezione di una musica contaminata, ironica e mai stanca, ormai simbolo della canzone napoletana del Novecento.

Renato Carosone è un musicista particolare, esuberante - inconfondibile è il suo sorriso - studioso di musica classica e del buon jazz, acuto e limpido compositore, innovatore.

Le sue canzoni, gonfie di umorismo e dignità, divertono, commuovono, stupiscono.  

 

 

Carosone nasce a Napoli, negli anni '20.

Trascorre la sua infanzia in vico dei Tornieri, for' a marina, a due passi da piazza Mercato, cuore di una Napoli stracciona eppure nobilissima, costretto, dopo la prematura morte della madre, ad aiutare la famiglia adattandosi a qualsiasi lavoro.

In seguito, inizia a studiare musica e si diploma presso il Conservatorio di San Pietro a Majella.

Renato diciassettenne, poi, parte per l’Africa scritturato da una compagnia di arte in qualità di pianista; da quel momento, le esperienze musicali si susseguono una dopo l’altra.

Chiamato alle armi, presta servizio militare durante la Seconda Guerra Mondiale sul fronte britannico della Somalia e conosce, così, la violenza della guerra.

Tornato a Napoli, dà vita al Trio Carosone, con l'olandese Van Wood e Gegè di Giacomo - batterista che diventerà il suo più caro amico - che segna una svolta nella storia della canzone napoletana; a seguito di cambi di formazione, il trio diventa un quartetto, poi un sestetto.

Negli anni '50, quando nel frattempo sul mercato compaiono i primi LP, la notorietà di Carosone cresce. Il primo successo commerciale dell'artista è Maruzzella, seguito da successive incisioni - O suspiro, Torero, O sarracino, Caravan Petrol - che conquistano le vette delle classifiche europee e nordamericane; dopo una lunga serie di concerti in Europa, difatti, l'artista approda anche in America.

All'acme del suo successo, negli anni '60, si ritira dalle scene preferendo allontanarsi sulla cresta dell’onda e non dopo, assalito dal dubbio che la moda jè-jè e le nuove armate in blues jeans possano spazzare via tutto il patrimonio accumulato in tanti anni di lavoro e di ansie.

Questo sereno congedo premonitore - arriveranno, infatti, dopo pochi anni i Beatles - lo tiene lontano dalle scene per circa ventidue anni, eccettuate brevi apparizioni televisive.

A fendere il lungo silenzio discografico, arriva il nuovo - ed ultimo - LP “Renato Carosone 82”.

Negli ultimi anni di vita, invece, si dedica alla pittura e al disegno; le sue opere oscillano tra cubismo e figurativismo relativo, avanguardia e tradizione.

Il genio, in tal modo, non rimane inespresso.

Nel 2001 si spegne nella casa di Roma, lasciando in eredità tutta la sua musica, l'arte e i meravigliosi “ritratti” di una Napoli sempre bella, sempre sincera.  

Un anno dopo la sua morte, nasce ufficialmente il Premio Carosone.

Dieci anni dopo, Carosone è più attuale di ieri: le sue canzoni sono ancora vive nell'anima porosa di Napoli.

                                                                              15 Dicembre 2011

 

 

 

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