Napoliontheroad

per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Ruggiero Francese: esempio, trama, versi e musica.

di Antonio Porpora Anastasio

 

Giuseppe Stefanelli, professore di storia e filosofia al liceo scientifico di Amalfi, nei primi anni ’80 pubblicò tre volumetti, Invito alla filosofia, Masaniello d’Amalfi e Breve storia di Amalfi. Quest’ultimo, consistente in una sintesi ragionata delle opere storiografiche di Matteo Camera, lo dedicò “Alla memoria di Ruggero Francese” (1891-1980).

In epigrafe, leggiamo due brevi testi del Francese a giustificare il senso della pubblicazione: “Solo le piccole patrie ed il sentimento di appartenenza ad un centro intorno al quale organizzare il proprio esistere possono far ritrovare agli uomini la convinzione che è necessario fare qualcosa per salvare il mondo in cui avanzano minacciosi segnali di distruzione e di morte”; “Coltivare il passato senza coglierlo nel presente e soffrirne quotidianamente la mediazione; coltivare il passato nello sterile egoismo della piccola patria che non la si vuole emblema del presente, significa comportarsi da cialtroni che, tra gli altri, ingannano anche se stessi”.

Perché questa dedica e queste citazioni “corsare”? Cosa legava i due?

Ebbene, erano entrambi veterocomunisti e, come si evince dal paragrafo conclusivo del volumetto dello Stefanelli, condividevano la fiducia nell’esempio della storia, l’impegno per l’affermazione e la conservazione dell’identità, e la sofferenza per la decadenza di Amalfi e dell’intera Costiera, ridotta a “un patetico presepe adagiato sulla roccia frantumata”.

Fedele all’etimologia germanica del nome Ruggiero, “guerriero glorioso”, il Francese, pur provenendo da famiglia borghese ed agiata, era assetato di giustizia sociale. Laureato in ingegneria, aveva cultura e doti oratorie che gli permettevano di coinvolgere il pubblico con argomenti chiari e decisi. Era incorruttibile, tenace, politicamente corretto e, ogni volta che ne aveva la reale possibilità, applicava alla lettera l’uguaglianza dei diritti fra gli uomini. Con l’ascesa della Democrazia Cristiana il suo ruolo fu esclusivamente quello di oppositore, ma la sua voce non mancò mai di indirizzare gli amministratori in carica verso il rispetto della propria terra, con la sua storia e le sue tradizioni, anche perché aveva la dote di vedere in anticipo le conseguenze di pensieri e parole.

Queste considerazioni provengono dalla viva voce di quanti, suoi compagni di partito o rivali politici, lo conobbero già da giovane, tuttavia, oltre ai bei ricordi, Ruggiero Francese ha lasciato testimonianza della sua personalità e dei suoi ideali in un piccolo ma significativo corpus di opere a stampa.

Prima fra tutte, l’opuscolo Come fu svegliata dal sonno dei secoli la meravigliosa Grotta d’Amalfi in cui racconta la sua prima visita, il 4 settembre 1932, a quella che oggi è conosciuta come “Grotta dello Smeraldo”, della quale fu il primo apprezzatore, colui che ne intuì l’importanza. Secondo lui, infatti, la presenza delle grosse formazioni stalagmitiche immerse per alcuni metri nell’acqua del mare era la prova di quel fenomeno bradisismico positivo che avrebbe sommerso parte del litorale costiero dando origine al mito di “Amalfi sommersa”.

Molti erano stati in quella grotta prima di lui ― per esempio il pittore Antonio Rocco (1880-1944), suo amico e da anni residente in Brasile, il quale negli anni ’20 aveva dipinto due quadri al suo interno dopo avervi calato una piccola barca (sulla stalagmite centrale e all’ingresso della grotta erano ancora evidenti delle macchie di mestica) ― ma nessuno aveva compreso la portata del ritrovamento: “…la mia passione era rivolta specialmente alla valorizzazione turistica di questo singolare fenomeno, nella convinzione che esso rappresenta una grandiosa attrattiva per l’avvenire del turismo della Costiera. Per interi anni ho fatto per questo scopo i più svariati mestieri, dal barcaiolo all’interprete, dal propagandista al giornalista, dalla guida al distributore di réclame, dall’ingegnere al fotografo”. E così, solo due anni dopo, Ruggiero Francese progettò e fece realizzare la banchina di attracco e la ripida scalinata che collega il sito alla sovrastante strada statale, l’ingresso fu ampliato e la grotta dotata di una comoda zattera per la visita all’interno. Al momento della scelta del nome della grotta il Nostro avrebbe voluto che fosse denominata “Il Tempio Azzurro sul Mare” ma, fra i tanti proposti, per evitare confusione con la “Grotta Azzurra” di Capri e le rivendicazioni da parte del Comune di Conca dei Marini, si preferì quello che tutti conosciamo.

La precedente citazione prosegue così: “Ho composto anche delle canzoni, che se non fanno venire il mal di mare a certi amici, è segno che hanno lo stomaco duro”.

Le canzoni cui il Francese allude sono: gli stornelli in romanesco Piccola Fata d’Amalfi; la serenata Amor di Primavera; le canzoni dedicate alla grotta Sole pittore! e Il Tempio Azzurro sul mare; le canzoni d’amore Perduta, Sorriso del Nord sotto il sole del Sud, Dal ruscello alle stelle, L’usignuolo della valle e ’A luna ’e miele ’ncustiera. Tutte queste canzoni sono inserite nel volumetto Piccola Fata d’Amalfi, un dramma in tre atti ambientato al tempo della seconda guerra mondiale. Il primo atto si svolge ad Amalfi, dove Elio, studente romano, viene con degli amici per rivedere Luisa, studentessa amalfitana conosciuta a Roma. Nel secondo atto, ambientato a Orbetello, Elio è confinato dall’Ovra all’Isola del Giglio e Luisa svende i gioielli di famiglia per liberarlo e fuggire con lui in Corsica, ma un potente gerarca invaghito di lei ostacola il piano. Il terzo atto si svolge in un ospedale di Milano, dove dopo cinque anni i due si rincontrano, lui medico, lei eroina partigiana ferita; il lieto fine è accompagnato dal pentimento e dalla richiesta di perdono del gerarca morente.

Allo stesso filone ideologico appartengono le strofe del Capodanno dei lavoratori (1946) da cantarsi sul motivo della Canzone de lo Capodanno, l’antico canto di questua eseguito ad Amalfi nel periodo del solstizio d’inverno da gruppi musicali spontanei e organizzati. Pur se fortemente datate, queste strofe testimoniano il vero spirito della canzone che, oltre alle strofe canoniche dedicate alla Natività e all’avvicendamento anno vecchio-anno nuovo, dovrebbe contenere improvvisazione ed attualizzazione irriverente e divertita.

Di altro interesse è ’A limunara. Motivo della campagna amalfitana, un dialogo amoroso dai doppi sensi espliciti che prevede la partecipazione di un coretto composto dagli amici di lui e dalle amiche di lei. La parte musicale, sebbene realizzata al pianoforte, lascia trasparire le origini tradizionali della melodia e il suo carattere di tammurriata. Anche ad Amalfi infatti, e fino a pochi decenni or sono, dei canti strofici e ritmati erano usati per alleggerire la fatica dei trasportatori di limoni, della carta, degli stracci, delle fascine per i panifici.

Considerando cosa è oggi la Costiera, cosa offre e cosa esibisce, forse non è del tutto inutile rinnovare la memoria di Ruggiero Francese, con i suoi entusiasmi, la sua cultura, la sua coerenza, la sua vitalità.

 

12 ottobre 2014

Condividi su Facebook