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per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Il poeta Galante in Costiera amalfitana

di Antonio Porpora Anastasio

 

Il primo volume dell’antologia di poesia napoletana di Giovanni Sarno Un secolo d’oro (Napoli 1968) si chiude con sei poesie di Pasquale Galante. Il secolo di riferimento è 1860-1960, vale a dire dall’anno di nascita di Salvatore di Giacomo alle due raccolte di poesie napoletane del Galante: ’A luce d’ ’e ccose… (Napoli 1955) e ’o Specchio antico (Napoli 1961).

Nato il 13 dicembre 1891 a Margherita di Savoia, Pasquale Galante, di professione gioielliere, giunge alla poesia in età matura dopo una crisi psichica seguita alla perdita dell’amatissima moglie. Questo dolore gli schiude le porte della visione artistica, di qui la necessità di esprimere in termini più alti ciò che vede e ciò che sente.

Dal 1953 partecipa a concorsi di poesia, con premi e riconoscimenti in tutta Italia, e le sue poesie sono presenti in quotidiani, periodici e in antologie letterarie italiane ed estere.

Il successo della sua poesia è dovuto a precise qualità, ben definite da Francesco Bruno fra le pagine de Il Roma: “La lirica di Galante è quella di un Poeta nuovo e antico nello stesso tempo. Essa diviene interessante di volta in volta, perché indica agli uomini la scia dei sentimenti eterni della vita e del mondo”. Insomma, si tratta di un messaggio positivo che trasmette fiducia in una vita migliore su questa terra e indica una via d’uscita dalle angosce del quotidiano. Non c’è altro da aggiungere, sia pure cercando fra le dotte recensioni di quanti si sono nel tempo interessati al Galante e alle sue cose (Lamanna, Rea, Prisco, Girace, Marotta, Di Vito, Talarico, Doria ecc.).

Dopo i citati volumi di poesia napoletana, il Galante cambia strada e scrive quasi esclusivamente in italiano. Il linguaggio si alleggerisce delle implicazioni coloristiche del dialetto e l’intensità espressiva acquista in profondità e immediatezza. Seguono l’opuscolo-strenna Pasquale Galante (Nocera Inferiore 1961) e le raccolte Prestiti di luce (Roma 1964) e La disputa delle solitudini (Napoli 1970).

Fin qui, tutte le copertine dei suoi volumi sono illustrate con schizzi e disegni del celebre fratello Francesco ― il volume Prestiti di luce è dedicato a lui: “a mio fratello Francesco / che traendo dal pennello / armoniose immagini di poesia / ha sempre dato al mio spirito / lieviti d’infinito”.

Francesco Galante (1884-1972) è stato uno degli ultimi pittori della tradizione ottocentesca napoletana. Ha lasciato un’enorme produzione pittorica e grafica, con opere presenti in molti musei e pinacoteche d’Europa e illustrazioni per edizioni di canzoni napoletane, per quotidiani e periodici, per romanzi della Treves, per libri di B. Croce, R. Bracco, F. Russo e, degna di menzione, per la prima edizione italiana della Salomé di O. Wilde (Napoli 1906). Sue decorazioni sono ancora oggi visibili a Napoli nei locali del Caffè Gambrinus, nel Teatro di Corte del Palazzo Reale, nel Teatro Mercadante, nella sala della Presidenza del Banco di Napoli, sulla facciata del padiglione del lavoro italiano in Africa alla Mostra d’Oltremare.

Le pubblicazioni poetiche del Nostro riprendono con l’antologia “mista” Di guglia in guglia (Salerno 1979) ― senza illustrazione in copertina ― e la raccolta Angela (Pompei 1980),[1] dedicata alla moglie ― “Ad Angela / che l’antica fiaba / adombra” ― così come già la seconda raccolta in napoletano ― “è tutto di Angela questo respiro / e le sue iridescenze”. L’ultima sua pubblicazione è Racconti (Pompei 1981),[2] una raccolta di otto delicatissime prose scritte in precedenza. Le copertine degli ultimi due volumetti sono illustrate con riproduzioni di opere pittoriche dell’autore stesso.

Non vi è traccia dell’annunciata Opera omnia, rimasta probabilmente allo stadio di progetto a causa della morte del poeta, avvenuta a Vietri sul Mare il 27 novembre 1983.

Questo triste evento non è l’unico legame del poeta con la Costiera amalfitana.

Era di origini pugliesi, ma già dal 1903 si trasferisce a Napoli per motivi di studio e, successivamente, passa a Nocera Inferiore. Ebbene, a partire dalla metà degli anni ’60 lo incontriamo frequentemente in Costiera amalfitana, in particolare a Lone di Amalfi. Ciò è testimoniato da alcuni volumi con dedica e dai biglietti augurali indirizzati al proprietario dell’Hotel Caleidoscopio, luogo allora incantevole ed assai esclusivo dove il poeta amava trascorrere lunghi periodi durante la “bella stagione”.

Alla costiera dedica la poesia Ravello, inclusa nella raccolta ’o Specchio antico, un lirica piena di visioni positive, che si discosta sensibilmente dalla produzione poetica mielosa ed autoreferenziale solitamente dedicata alla “Divina”. Passato, presente, esortazione, bellezza e sentimento sono tutt’uno e l’esito supera di molto i limiti storici ed espressivi imposti dal dialetto:

 

E simm’arrivate ccà ncoppa / se po’ ddì sotto ’o Cielo / ch’abbasta nu suspiro / pe sciuscià sti nnuvele.

Ma che suonne / se sònnano chist’uocchie, / e che festa int’a chest’aria! / Stu mare, / ngignato, lucente / parla c’ ’o cielo, c’ ’o sole / parla cu ’a ggente.

E ’o vverde d’ ’a muntagna, / ciniero, ciniero, / s’attira core e penziero, / e mbrugliannele / cu ’e nnuvele e cu ’e stelle, / ’e ffà girà ncantate / ’e ffà girà cu ’e scelle…

E ’a sera, / quanta luce-luce / mbiett’a sta muntagna, / e ’e llampare a mmare…! / Int’a stu munno all’antica, / ’e stelle contano sempe / ’o cunto d’ ’a nonna: / «E nce steva na vota, / a stu paese, / nu paraviso piccerillo / ch’era cunvento antico…».

E mmò… / …mmò è ’a casa / ’e chi vò sunnà / ’e chi, / a tu-pe-tu c’ ’o core, / ’o nciuce accussì: / ― Và, campa sanu sano, / comme tu te siente / e spierdete mmiez’ ’o bbene / pe puté cuntà tu pure / nzieme a ’e stelle: / «E nce steva na vota…».

 

5 ottobre 2014

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