Bagnoli, archeologia e bradisismo

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Bagnoli negli anni 50, prima della grande colmata a mare dei rifiuti industriali dell’Italsider con i tracciati di assi romani come da ipotesi del mio studio.

 

Aree archeologiche come definite negli anni 80 dalla Soprintendenza Archeologica.

di Antonello Amaddeo

      Questo articolo fu pubblicato sulla Pubblicazione Trimestrale dell’Associazione Ingegneri e Architetti della Campania, nel numero 4/1995, come contributo della mia appartenenza al Centro Studi dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Napoli, ne segue il testo integrale:

     La variante per la zona Occidentale (ora Piano Regolatore Generale) comprende un territorio più ampio della piana di Bagnoli, ma, per adesso trovo interessante occuparmi della parte più controversa del dibattito sul futuro dell’area.

      Attualmente le aree di interesse archeologico per la Soprintendenza rispetto a Bagnoli sono : a sud l’isola di Nisida e la collina di Posillipo, a nord il limite della antica via Antiniana che corre parallela a via Terracina, proveniente dal Vomero attraverso la Mostra e lo Zoo collegando le terme di via Terracina a quelle di Agnano.

      Tralasciando per adesso lo studio di codeste aree archeologiche, troppo importanti per parlarne in breve, sembrerebbe ad un approccio un po’ superficiale che circoscrivendo un qualsiasi intervento nelle aree industriali dismesse, non sia necessario occuparsi di archeologia per potere progettare a Bagnoli.

      Il sito è stato interessato da movimento umano sin dall’età cumana con percorsi a terra e navigazione sotto costa, ma, ha subito terribili sconvolgimenti dovuti al bradisismo che in circa 2500 anni ha fatto oscillare il suolo in un intervallo di almeno 13 m.

      Cito solo un esempio : Nisida nel secondo secolo a. C. era attaccata a Coroglio, dopo 3 secoli il suolo si è abbassato di 5 m rendendola un’isola.

      La stessa Variante della Zona Occidentale (PRG) a pag. 25 dice : “La Gaiola, in epoca romana, non era un’isola bensì la piccola altura di un promontorio che si estendeva in mare per alcune centinaia di metri rispetto all’attuale linea di costa. Sul promontorio sorgevano ville e templi, mentre alla base si estendeva una struttura portuale. Poco lontano vi era un tunnel che permetteva la comunicazione con Coroglio e Pozzuoli.”  

      Il fenomeno del bradisismo da tempo per fortuna ascendente ha interessato la zona anche nel periodo 1982-1985 raggiungendo 1 m nella Pietra, 50 cm tra Bagnoli e l’Ilva e 20 cm a Coroglio; mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse iniziata una fase discendente.

      Nel periodo augusteo furono fatte grandi opere, grandi infrastrutture, distrutte completamente in meno di due secoli di bradisismo discendente.

     Dopo queste premesse portando avanti una teoria del Maiuri per il quale esisteva una strada la via Puteolana, che da Neapolis raggiungeva Puteoli via Mare (A. Maiuri, I Campi Flegrei, pag. 14) vorrei provare ad abbozzare un’ ipotesi di studio.

      L’ipotesi si basa sul prolungamento delle preesistenze di strade romane del periodo augusteo tramite i propri assi; proiettando l’asse della Grotta di Seiano scopriamo che arriva fino all’antica Pozzuoli passando nel mare dove a circa un km dalla Pietra si unisce con l’asse viario che parte dalla Crypta Napoletana proseguendo per via Diocleziano fino a piazza Bagnoli, strada costruita nel 1568 a sinistra della via romana; sempre nello stesso punto a largo della costa attuale si unisce anche l’asse dei tratti della via Antiniana della Mostra e dello Zoo.

      Premettendo che il presunto asse Pozzuoli – Grotta di Seiano passa al largo dei moli dell’Italsider, la zona ha vincoli militari ed è stata industriale fino a ieri, si può intuire perché non ci sono state campagne di rilevazione o ricerche aereo fotogrammetriche, sia sottomarine che consentano di smentire o confermare questa semplice ipotesi di studio; quindi, c’è il rischio di trovarsi di fronte a un parco archeologico sottomarino che si estende da Mergellina a Pozzuoli e chiaramente oltre.

     Occorre realizzare al più presto una vera e propria carta a archeologica del territorio sommerso, corredando ogni individuazione con schedature descrittive, con documentazione fotografica e filmata. Con rilievi planimetrici quotati e riferibili alle presenze archeologiche di terra.

      Quindi, qualsiasi preesistenza greco – romana si troverebbe sotto metri di acqua a centinaia di metri dalla costa o nel terreno alluvionale della Piana di Bagnoli, ex campagna fertile, ex mare, ex palude, ex Italsider.

 

22/06/2015

 

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