PIETRA E STELLA

(Napoli tra spiritismo e filosofia)

di Ugo Cundari

 

recensione di Luigi Alviggi

In quest’opera di grande interesse, pur di campo molto specifico, viene sviluppata una articolata descrizione degli eventi relativi al periodo aureo dello spiritismo nella nostra città, con speciale riferimento alle sedute della celebre Eusapia Palladino, medium pugliese assurta a fama internazionale. Esse furono organizzate e svolte in un laboratorio dell’Università di Napoli – sotto controllo scientifico di strumenti all’avanguardia per l’epoca – da tre famosi scienziati del tempo: Antonio Cardarelli (1831-1927), il maestro, il medico che ha dato il nome al grande ospedale partenopeo; il fisiologo Filippo Bottazzi, artefice dell’iniziativa, e l’amico medico Sergio Pansini. Nel testo tali sedute vengono riferite in dettaglio. L’anno degli esperimenti più importanti è il 1907, ma l’intervallo di grande propensione per questo ambito è a cavallo dell’inizio 900 e dura più di mezzo secolo, dal 1870 al 1920 all’incirca. A quei tempi Napoli era tra le capitali dello spiritismo, con circoli spiritici, giornali specifici (“Lo spiritismo” è del 1863), libri, moda diffusa di tenere sedute in case private. 

“Proprio a Napoli, infatti, si rileva una larga dif­fusione delle sedute (alle quali partecipano soprat­tutto nobili e aristocratici) ma anche delle pubblicazioni in merito e, soprattutto, c'è un am­biente già ben predisposto a questo tipo di ricerche e di scoperte, per una sorta di propensione natu­rale della città verso il senso ultimo dello spiritismo, o almeno di quello bottazziano, che intuisce l'esistenza di un ponte tra spirito e materia. (...)

Fatto sta che Napoli ha da sempre una vocazione verso ogni aspetto della realtà che non sia ortodosso, e in generale verso tutti i fenomeni misteriosi. In fondo, gli stessi esperimenti spiritici di Bottazzi ribaltano ogni valore e dimostrano che la vita sfugge ad ogni umana comprensione, che la stessa scienza con i suoi strumenti può contraddire i suoi presupposti e dimostrare scienti­ficamente che, oltre alla logica, ha pari diritto di esistenza anche l'illogico.”

Dunque, come oggi si organizzano incontri di burraco allora si tenevano sedute per interrogare l’aldilà. Come cenno storico, dell’inizio 900 sono gli abbozzi della teoria della relatività di Einstein; nel 1906 vengono istituite in Italia le prime cattedre di psicologia e, a seguire, si svilupperà la psicoanalisi; del 1907 è “Les demoiselles d’Avignon”, dipinto di Ricasso considerato da taluni il più importante del XX secolo. Veri e propri sconvolgimenti, dunque, in vari campi.

Eusapia Palladino, cameriera in casa del medico Ercole Chiaia, napoletano appassionato di sedute spiritiche, è da questi accidentalmente scoperta come medium per un episodio assolutamente straordinario avvenuto nel corso di una seduta in una stanza della casa in cui entra la donna a portare delle bibite. Assurta a grande celebrità, chiamata ovunque in Italia e all’estero, morirà povera e dimenticata nel 1918. Con l’età le sue eccezionali prerogative sono andate affievolendosi.

Dagli esami scientifici e da test particolari è emersa l’inconfutabilità di taluni fenomeni osservati nel corso delle sedute, e le prove sono proseguite da quei tempi fino ai giorni nostri, ribadendo che non tutto – anche se molto! – è finzione e cialtroneria nelle sedute spiritiche. Certo, presupposto del metodo scientifico è la riproducibilità esatta ed indefinita di un fenomeno, osservato sempre con la stessa evoluzione, in condizioni di parametri al contorno ben controllati e definiti. In tal senso gli eventi di cui stiamo parlando non sono affatto riproducibili a volontà in quanto spesso il caso la fa da protagonista, e dunque non si può parlare di fatti scientifici veri e propri.

Fondatore dello spiritismo fu Allan Kardec (1804-1869) - pseudonimo del francese Hippolyte Rivail, filosofo e pedagogo - che per primo ne pose le basi pubblicando, nel 1857, “Il libro degli spiriti”. Egli dà forza al dualismo materia-spirito, ed è convinto di reciproche basilari indipendenze. In seguito, in effetti, a negare in assoluto lo spiritismo non sarà tanto la scienza quanto il materialismo. In taluni casi lo spiritismo verrà chiamato anche psichismo, cui farà seguito, in tempi più o meno brevi, l’aggancio alla psicologia e ai fenomeni poco noti collegati alla psiche umana. Lo spiritismo, poi, entrerà a far parte della più vasta branca dello spiritualismo.

L’Autore – Ugo Cundari, napoletano – giornalista, scrittore e traduttore, ha scritto molti libri, diversi di essi su Napoli. La sua prosa è piacevole e, in questo caso, molto avvincente per l’argomento trattato.

Lo stile è piano, classicheggiante, fluido, oggi quasi una preziosa singolarità.

Apre il libro un distico di incerta origine e ancor più incerta traduzione, forse del IV secolo d.C., ascrivibile al mito di Castel dell’Ovo secondo il quale l’integrità di un uovo - posto in un’antica caraffa e celato nelle sue fondamenta dal poeta Virgilio - comporterebbe la sopravvivenza della città di Napoli nei secoli, giusto viatico a fenomeni di indistinta natura quali quelli di cui si tratta.

Scrive il Bottazzi:

“I fenomeni medianici, che non sono pure allucinazioni di coloro che as­sistono alle sedute, dette spiritiche, sono feno­meni biologici dipendenti dall'organismo del medium. E se tali sono, essi avvengono come se fossero operati da prolungamenti degli arti natu­rali o da arti addizionali che gemmino fuori dal corpo del medium, e in esso rientrino e si risolvano, dopo un tempo variabile, durante il quale si rivelano, per le sensazioni che in noi provo­cano, come arti in nulla di essenziale differenti da quelli naturali.”

Si tratta dunque, per il fisiologo, di articolazioni invisibili - anche se generate dalle analoghe visibili (sdoppiamento medianico) - di durata limitata nel tempo e con possibilità d’azione concreta nell’ambiente circostante. E qui la rigenerazione di arti amputati in alcuni organismi viventi (p.e., la coda nella lucertola) e il fenomeno dell’arto fantasma nell’uomo (arto perduto che il soggetto sente ancora appartenergli, con dolori e sensazioni relative) affacciano parallelismi interessanti.

Anche il celebre Cesare Lombroso (1835–1909), psichiatra fondatore dell’antropologia criminale - cioè della disciplina che collegava le anomalie fisiche di un individuo con il suo carattere delinquenziale secondo una rigida tipologia, poi smentita dagli sviluppi nel campo - nel 1891 a Napoli, insieme con Leonardo Bianchi, dichiarò la propria conversione alla credenza in “fatti” spiritici come autentici, ammettendo uno iato inspiegabile tra scienza e fenomeni incorporei di quel tipo. Insomma, i nostri nonni, da buoni conterranei, ci credettero, e si può a buon diritto citare il famoso “non è vero, ma ci credo”, tra l’altro titolo di una commedia di Peppino De Filippo del 1942. 

 

Ed abbiamo un profluvio di nomi celebri arrivati a convincersi sui “qualcosa”, misteriosi ma innegabili: Alexandre Dumas, Giuseppe Garibaldi, Alessandro Manzoni, Salvatore Di Giacomo, Francesco Mastriani, Arthur Conan Doyle padre di Sherlock Holmes, Gabriele D’Annunzio, per citarne solo alcuni.

In sintesi, pare esistere un “quid” di imprecisata natura che, in presenza della funzione catalizzatrice di taluni individui con caratteristiche molto singolari, si estrinseca nel mondo fisico che ci circonda con fenomeni di natura inspiegabile ma sicuramente accertati dalla testimonianza di tantissimi. Non dunque ufo, ma eventi reali e concreti.

Superare barriere di tempo e di spazio, abolire i limiti fisici, trovare nuovi leggi di regolazione del mondo, in una parola affacciarsi al paranormale. Forse alla crisi delle modernità e al nichilismo generalizzato dei giorni che andiamo vivendo una delle risposte – e questa senz’altro originale! – può essere il divenire seguaci dello... spiritismo.

 “Chi non è disposto ad accettare anche ciò che non si aspetta non scoprirà mai nulla di nuovo”

Eraclito

 

UGO CUNDARI: Pietra e stella

(Napoli tra spiritismo e filosofia)

Stamperia del Valentino, 2012 – pp. 120, € 16,00

 

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