Un Bacio di Ivan Cotroneo

Recensione di Luigi Alviggi

 

Napoletano, giovane romanziere e sceneggiatore (cinema, tv, radio), Ivan Cotroneo (1968) è anche alle prese con la sua prima regia cinematografica e “La kriptonite nella borsa”, ambientato a Napoli, uscirà a breve sugli schermi, tratto da un suo romanzo del 2007. “Un bacio” (2010) è la breve ma graffiante sua ultima opera, ispirata ad un reale fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti qualche anno fa.

La realtà di una effimera vicenda sentimentale viene investigata da tre diversi punti di vista: quelli dei due protagonisti – Lorenzo ed Antonio, studenti sedicenni – e di una loro docente ultraquarantenne, Elena. L’arduo percorso del vero spesso è impervio. Nello stupendo “Rashômon” (1950) - film di Akira Kurosawa - la verità viene offuscata dalle versioni contrastanti dei diretti interessati; nell’intricata commedia pirandelliana “Così è (se vi pare)” (1917), l’imperscrutabilità della vera identità della signora Ponza – conoscere la quale diventa ghiotta meta per tutta la cittadina - e il suo amletico “io sono colei che mi si crede” finale, ripercorre l’enigma concreto della ricerca di una verità unica per tutti. Nel nostro caso la verità è, in effetti, incontrovertibile e tragica, ma all’Autore piace indagare, da tre diverse prospettive, parallelismi ed incongruenze di azioni ed esiti che conducono a comportamenti antitetici, per sfociare infine nella violenza che tutti colpisce da vicino.

Sappiamo che la formazione dell’identità sessuale dell’individuo si fissa nella seconda adolescenza (l’età dei due ragazzi). Durante questa fase si superano gli aspetti narcisistici e le tendenze bisessuali – caratterizzanti la prima adolescenza – e il soggetto, nella grande maggioranza dei casi, si volge all’eterosessualità. Ma questo processo, delicato nell’essenza, non sempre giunge a compimento, e sappiamo purtroppo quanto, a tutt’oggi ed anche nel nostro paese, siano gravi, reiterate ed immotivate, le manifestazioni di omofobia. In decine di paesi, peraltro, l’omosessualità è ancora considerata un reato. 

La prosa usata da Cotroneo ha il pregio di consegnare una patina fascinosa al narrato, direi d’antan, o meglio, fuori dal tempo, che senza dubbio dona un soffio di straordinario alla vicenda.

Lorenzo è un ragazzo d’Istituto che va in affidamento ad una coppia giovane. Michele e Maria hanno già provato ad accoglierlo nel passato ma poi, sopraffatti dalle difficoltà, hanno dovuto rinunciare. Questa volta pare andare meglio. Lui non è cattivo, è solo turbato da un passato che intuiamo per nulla facile. Riflessivo, attento, sa immedesimarsi nei panni dei suoi ospitanti, quasi genitori, che lo trattano come un figlio. Frequenta la scuola, dove presto iniziano a chiamarlo Lorenza. Ed è in quel luogo che vede Antonio restandone colpito. Da qui all’innamoramento il passo è breve.

 

“Antonio aveva il sorriso. Una delle operatrici mi aveva spiegato che non esistono persone belle o brutte, esistono solo quelli che hanno qualcosa, e alla fine tutti, chi piú e chi meno, hanno sempre qualcosa se hai voglia di guardare bene. Mi aveva fatto studiare uno a uno gli altri ragazzí e ragazze che erano con me nel1'istituto. Uno aveva le braccia, uno il naso, un'altra i capelli e c'era uno che aveva le mani. Secondo lei, io avevo gli occhi. Ma forse diceva cosi perché non parlavo tanto, e allora le sembrava che alla fine avessi solo gli occhi. Non lo so se era vera, questa cosa degli occhi.

Antonio aveva il sorriso, ma non con me, con me mai.”

 

Lo smalto sulle unghie, il vestire in modo ambiguo, non ci vuol molto perchè la scuola designi un soggetto come zimbello, ed anche l’atteggiamento di alcuni docenti serve soltanto a peggiorare le cose.

Tutto si muove a piccoli passi, ma in direzione coerente e con obiettivo costante. Antonio si trova ad essere coinvolto in un sentimento unilaterale senza colpa né propensione proprie. E la sua ira monta, monta progressivamente fino a scardinare ogni difesa, e a forzare la sua natura. I due giovani si trovano ad affrontare un qualcosa più grande di loro, che li conduce a vivere una situazione impossibile. Qualsiasi via d’uscita andrà bene per cambiare un vissuto infernale.

L’unico aiuto per Lorenzo viene dalla professoressa Valente. Docente d’italiano, è lei il secondo personaggio della storia. Comprende l’animo del ragazzo e tenta di aiutarlo nelle difficoltà che i suoi comportamenti causano. Ma è una partecipazione viziata. Elena sovrappone di continuo due piani temporali: l’antico vede lei come protagonista, l’attuale il giovane allievo. Rimane nel suo cuore di donna matura l’intensa inclinazione per un’allieva con la quale aveva stabilito un rapporto di amicizia e confidenze, mentre nell’intimo accarezzava progetti più ambiziosi.

La ragazza amava la sua materia, scriveva bene, mischiava semplici interessi e trasporti affettivi, in lei ancora non ben distinti. Fondava sulla donna per aver lume nelle incertezze del presente. Poi, forse al sentir crescere una pressione esterna solo percepita, ecco il suo saper spezzare ogni vincolo e volare lontano, incontro a nuova vita, con il suo uomo. Non tutti i legami, però, cessano. Le due continuano a tenersi in contatto. Adesso, con questo strano giovane avanti agli occhi, la donna fatta vede i fantasmi del passato guadagnar corpo, nutrirsi con i fatti dell’oggi e, non paga, si abbandona ad un rimescolamento di carte per assegnarsi un gioco migliore di quel che è stato.

Elena vive il presente nel disagio, schiava di desideri che non sa tradurre - o non le è stato concesso di tradurre - in realtà. Rimane sospesa a mezz’aria tra la routine logorante e l’aspirazione al rinnovamento che saprebbe liberare in lei energie ansiose di essere messe alla prova. Scatenato dalla comunicazione di dissapori inevitabili tra giovani coniugi, eccola partire alla ricerca dell’allieva, vittima del suo sogno nascosto, confondendo uno sfogo con qualcos’altro, e andarsi a schiantare senza precauzioni contro il muro di una cortesia gelida quanto mai si sarebbe aspettata. A questo punto proverà vergogna per i suoi stessi sogni, e il non detto nell’incontro fugace inonderà di gelo il suo cuore.

Perché, perché tutto questo? Eppure lei comprende tanto più degli altri...

 

“Questi ragazzi sono infelici, troppo infelici. Portano a scuola tutto il peso delle loro vite, la famiglia che non li capisce, le loro case di provincia, portano già nei loro zaini il lavoro che non troveranno, insieme alle ragazze che già non gli sorridono e agli innamorati che non sanno parlare con loro, e poi il motorino nuovo, la macchina, la maglietta di marca, tutte le cose che non hanno e non avranno mai, si tengono addosso la disperazione, la voglia di fuggire da questo posto e la consapevolezza che invece non ce la faranno mai, che se va bene verranno presi alla fabbrica come i loro padri e fratelli maggiori, oppure finiranno d'estate a fare la stagione negli alberghi sul mare.”

 

Ultimo Antonio, Tonino, tirato per i capelli in una vicenda che mai avrebbe immaginato. Dentro, cupo, vive intatto il dolore per la fine in un incidente stradale del fratello più grande, tormento che si rinnova nelle frequenti lacrime della madre e che si scava nel silenzio ostinato del padre, mentre nelle sue azioni legge il rimprovero a che il sopravvissuto sia stato lui. Il fratello era in tutto più bravo, e questo solo fatto è ottimo motivo per fargli nascere dentro una depressione profonda. Contro la sua stessa volontà Lorenzo guadagna un posto preminente nei pensieri, ma di tutto si tratta fuorché di amore. Specie la notte e quando, a caccia con il padre, vive lunghe attese, quei pensieri divengono ossessivi. Scaturiscono dai condizionamenti che è costretto a vivere nei confronti di compagni e compagne. Pian piano l’iniziale neutralità personale di sentimenti si trasforma in odio. Se Lorenza non ci fosse la sua vita andrebbe molto meglio. Inutilmente va a prenderlo a pugni sotto casa e tenta di dissuaderlo in ogni modo: la sua testardaggine è inattaccabile. 

 

“A me Lorenzo mi ha sempre dato fastidio, per questo non capisco. Come mi guardava da lontano, e il fatto che quando mi voltavo lui c'era sempre. Mi ha lasciato fiori e poesie dentro ai libri. Pure dentro al bagno me lo sono trovato, e l'ho cacciato e sono uscito subito, prima che ci vedeva qualcuno, che poi chi lo sa che poteva pensare. Una volta mi ha seguito pure sul corso, mi stava dietro dietro per le strade e io pensavo: se qualcuno lo vede, che si crede di lui, e che si crede di me? Secondo me qualche volta mi ha pure chiamato sul telefono e poi ha attaccato. Mi facevano venire il mal di testa, quelle cose che faceva, la doveva smettere.”

 

E tutto supera il limite di guardia per un solo bacio.

È un’umanità dolente ad affacciarsi alla ribalta: essere diversi non significa essere meno meritevoli di considerazione e supporto da parte degli altri e, in primis, da coloro che più ci sono vicini. Questo positivo messaggio, certo di valore assoluto ma non sempre rispettato, sembra essere il grido di sfida lanciato da Cotroneo all’attento lettore.

 

Ivan COTRONEO – Un bacio

Edizioni Bompiani – 2010 – pp. 96 - € 9,50