SENDER  PRAGER

di Israel Joshua Singer

 

recensione di Luiggi Alviggi

 

Vigoroso rappresentante della categoria dei single che, genuini o di ritorno, rappresentano oggi un settore in costante espansione in barba ai timori di solitudine e depressione diffusi largamente in tutti gli strati sociali, il 44nne Sender Prager è proprietario di un fiorente ristorante in Varsavia. In questo ha, come dipendenti, un folto stuolo di collaboratrici femminili considerato da sempre territorio di libera caccia, nell’illusione comune di tutte le prede che, prima o poi, sarebbe capitolato con la fortunata di turno. Per tutte loro, e non solo per loro, è sempre pronto uno “studiolo”, proprio a fianco della cucina, con un bel sofà di velluto rosso e, sopra di esso, il quadro di una donna nuda. I clienti smaliziati, amici di bagordi del padrone, lo chiamano “camera nuziale”:  

Finché Sender non prendeva moglie, ciascuna sperava e voleva credere che lui l’avrebbe portata via dalla cucina per sistemarla dietro al bancone e metterla alla cassa a contare il denaro.  

Il libro è del 1937 ma potrebbe essere anche dei giorni nostri, con riferimento ai cosiddetti “scapoli d’oro”, proprio quello che viene considerato Sender da tutto il vicinato.

Purtroppo per le scommettitrici così non avviene e, quando l’ambito dongiovanni decide di por fine allo stato brado, la scelta cade sulla proposta del fidato rabbi di sposare una fanciulla illibata, di eletti costumi e di pari virtù, Edye Barenboim, con la metà dei suoi anni. Privo di esperienze precedenti, il maturo fidanzato si ritrova esposto, e non saranno poche le sue omissioni riguardo quanto è indispensabile sapere prima di iniziare con buon auspicio una vita in due. Molteplici erano stati i tentativi di accasarlo prima, ma lui aveva sempre fiutato e scansato le trappole:  

“Vuole la panna ma non il latte” dicevano le donne con rabbia di quel giovane che pensava a spassarsela ma non prendeva impegni. “Troppo facile!”

e lui, di rimando:  

Perché mai dovrei prendere una moglie per gli altri, dal momento che posso pren­dere le mogli degli altri per me?” risponde­va beffardo.  

ma l’età, certo, cambia ciascuno di noi in maniera imprevedibile...

Nel locale – rigorosamente kosher – nel giorno delle nozze viene offerto a tutti i poveri un piatto di crauti e salsicce. C’è da giurarci che, in ciascun piatto, sarà cascata qualche lacrima della derelitta che lo ha preparato. Un po’ guastafeste è il cane Briton che, con la lunga pratica nel locale, si è abituato a distinguere i clienti dai poveri in questua e, quindi, ringhia a quanti si affollano numerosi, eccitati per il pranzo insperato. Sender e Briton, un bulldog, – per inciso - hanno molti tratti in comune, sia fisici che comportamentali.   

Sender, Sender,” sospirava “non è bene che l'uomo sia solo, ha detto Dio quando ha creato Adamo. Un ebreo deve avere una moglie, dei figli... Che ne sarà di te?”  

Le parole del rabbi sono sagge, non di pari livello la sua scelta che il “povero” Sender, è bene dirlo nel caso, segue alla lettera così che, in due mesi, si ritrova alla cerimonia nuziale. Ovviamente, essendo la fanciulla orfana e non benestante, dal corredo al resto – financo una nuova parrucca per la suocera, oltre il fitto di un confacente nuovo appartamento -, tutte le spese delle nozze cadono a carico del futuro marito. E non basta. Isolato alla cerimonia, per non avere parenti prossimi in città né amici invitati per non fare brutte figure, è succube dell’esame accanito dei parenti di lei, di ceto superiore, vanitosi e crudeli come si confà all’occasione:  

È questo lo sposo... ebbene vada come vada... l’importante è che siano felici...  

Un terribile zio, di esaltata prosopopea e con moglie di pari livello, riesce a mettere in difficoltà anche il rabbi giunto ultimo, unico supporter dello spaesato Sender. E le delusioni, per il disorientato consorte, iniziano già dalla prima notte di nozze... la seconda notte sarà Briton a giacere nel letto al fianco del padrone.

Dopo la rabbia accesa contro i parenti e l’idea iniziale di ripudio, ragionando meglio, Sender pensa di lasciare le cose come stanno per non esporsi al ridicolo aggiuntivo di quanti lo circondano. Gabbato ed offeso, prende ad ignorare la moglie e torna quello di prima, anzi peggio, ricadendo nelle mire di tutte quante avevano perduto la speranza con lui maritato. Anzi, divenuto mascalzone e brutale, riscuote ancora maggior successo con le spasimanti.

La narrazione mantiene un ritmo denso di humor, con uno stile sciolto e piacevole. Il libro può leggersi d’un fiato con sensazioni frizzanti che, in più tratti, muovono al riso. L’Autore è bravo, per alcuni anche più del celebre fratello Isaac B. Singer, e quest’opera, anche se breve, ne è testimonianza. Israel J. Singer (1893 – 1944) nacque in Polonia e fu un grande viaggiatore. Dal ’34 visse negli Stati Uniti. Giornalista, fu ricca la sua produzione di romanzi e novelle. Un glossario finale al testo chiarisce gli intraducibili termini ebraici riportati nella narrazione.

Con il continuo farsi del male, i capelli bianchi aumentano a vista d’occhio e lo sfortunato Sender perde ad una ad una tutte le prerogative che lo rendevano prezioso agli occhi femminili. L’astro nascente diviene il garzone del ristorante, Moritz, che va ad occupare l’ambito posto di sostituto alla cassa mentre il destino perfeziona, un passo per volta, la sua azione sullo sventurato proprietario caduto in disgrazia. E quando questo accade, sappiamo che esso non esercita mai la propria potenza con mano lieve. E, infatti, succederà tutto quello che mai l’aitante Sender Prager avrebbe pensato, e a cui anche il povero Briton assiste stupefatto...

Briton sedeva sulla soglia del ristorante con la bocca aperta, la bava che gli colava lungo le guance, e guaiva sconsolato.

 

Israel Joshua Singer: SENDER PRAGER

traduzione di Elisabetta Zevi

Adelphi, 2015 – pp. 84 - € 8,00

 

 

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