“NON  ABBIATE  PAURA”

di  Allan  GURGANUS

recensione di Luigi Alviggi

 

L’incipit del libro è decisamente made in USA: cosa c’è di più americano di un pubblico di genitori che si reca in massa un pomeriggio ad assistere alla recita dei figli in un musical, teatro un auditorium di scuola superiore? Per la verità – obietterete – è cosa comune oggi anche da noi, con l’aggiunta dei nonni, in America più emarginati. Ma il seme del tutto è nato lì. L’Autore vi si reca con l’amica Jemma per applaudire il figlio adolescente di lei, suo figlioccio.

In un’anonima platea di mezz’età, il caso vuole che gli venga a sedere accanto una splendida coppia di giovani genitori, “Un’energia erotica inconfondibile. Scoppiettanti come popcorn in un microonde”, noti all’amica che gli dà subito di gomito per attirare la sua attenzione su di loro. E gli anticipa anche il racconto di una vicenda tragica che li riguarda. Basta questo perché uno scrittore attento, sempre a caccia di storie sconcertanti, attivi al massimo le antenne ricettive su di loro. Ovviamente, le lanterne dell’inquisitore prenderanno un abbaglio.

A Gurganua (North Carolina, 1947), marinaio nella guerra in Vietnam, bilaureato, arrise subito il successo con il primo romanzo “L’ultima vedova sudista vuota il sacco” del 1989 (Leonardo, 1991): due milioni di copie vendute nel mondo! Il potente “The New York Times” è un suo fan continuativo.

La vicenda narrata ha fondamenta reali. Ha inizio un afoso pomeriggio di luglio – proprio la festa del 4 - sul Moonlight Lake in North Carolina tra torme di bagnanti rosolanti al sole su teli distesi sulla sabbia. Tra loro, una ragazzina 14nne che ha il dono di casuali premonizioni, figlia unica ha già salvato la vita una volta ai suoi genitori ma ora non fa a tempo con il padre, intento a fare sci nautico. Egli finirà decapitato per una funesta casualità dal motore da 350 cavalli del fuoribordo di traino, con a bordo la moglie e guidato dal suo migliore amico con troppi gin in corpo. La consorte, ancora incosciente di fronte all’improvvisa tragedia, ne recupera il capo mozzato con il retino da pesca. Impazzirà quasi subito, appena rivedrà la figlia sulla spiaggia, preda di incubi urlanti negli anni a seguire.

Alla ragazza è stato affibbiato un soprannome per colpa di un microfono discontinuo in una recita natalizia: “Non abbiate paura”, improvvida battuta ripetuta più volte tra le risate fragorose degli astanti. Le parole del Vangelo di Luca (rinverdite da Giovanni Paolo II), sconfessate dagli eventi, saranno anch’esse profetiche e Nonabbiatepaura sarà la protagonista di una lunga odissea che si diparte dalla terribile disgrazia.

 

“Se una ragazza più bruttina - senza un padre brillante dirigente di banca - fosse stata presa in giro in quel modo, la lama delle risate sarebbe potuta essere più ta­gliente. Trecento persone che si scompisciavano dalle ri­sate avrebbero potuto spedire la poveretta in convento, menomandola per sempre. Invece la gaffe di quella sera aveva solo confermato il fascino e il coraggio del nostro Angelo Annunciatore. Malgrado l'eccessiva amplifica­zione e la scarsa sicurezza, non era forse rimasta là, sulla roccia di cartapesta, dorata dalla luce, tutto il tempo, bella come il sole?

I suoi genitori erano quelli che avevano riso più forte di tutti (in seguito le dissero: «Le star sfruttano sempre gli errori a loro vantaggio. È da questo che si riconosce una vera star. Sei stata il clou, hai salvato uno spettacolo che era solo così così. È stata la nostra unica Natività di­vertente. Tutti la ricorderanno. Non è quel che vo­gliamo, essere ricordati? Tranquilla, sei sempre la prediletta.»)”

 

Il pilota, Dennis, medico di facoltosa famiglia, scampò anche l’accusa di omicidio colposo pur avendo chiesto al giudice una pena severa. Ma la sua mente, dopo la disgrazia, comincia ad incepparsi. Intestata la maggior parte delle azioni dell’azienda familiare a vedova e figlia dell’amico, si occupa ossessivamente di loro trascurando moglie e figli propri. Rifiutato dalla vedova, passava, lui quarantenne, lungo tempo con la figlia, tra le chiacchiere della cittadina. La paglia vicino al fuoco è un materiale pericoloso e l’incendio non tardò a divampare, seguito a breve dallo scandalo generale.

Molto sottile e minuzioso il dettaglio psicologico che Gurganus fa dello sviluppo della relazione tra i due orfani, accomunati l’uno dall’insopportabile rimorso, l’altra dal dolore per il padre perduto in un’età in cui per una figlia quella figura assomma in sé tutte le doti del mondo. I due uomini, inoltre, anche fisicamente erano stati molto simili.

 

“La madre di Nonabbiatepaura appena arrivata per il colloquio e subito informata ha cominciato a urlare così forte che l'infermiera ha dovuto darsi da fare. C'era una siringa di tranquillante preparata per la ragazza, ma è la madre che si guadagna la precedenza. Già intontita, con il suo cappellino a fiori e la borsa in tinta al braccio, la madre esce barcollando dall'ufficio dell'insegnante e grida il nome e le malefatte del dottor Dennis S. a tutta la pale­stra piena di ragazze impegnate in una partita del cam­pionato interscolastico di pallacanestro e alla cinquantina di genitori che sono venuti a vedere l'incontro. Nonabbiatepaura, seguendola, vede solo file di bocche aperte. Qualsiasi speranza di elegante riserbo è bruciata.

Poi la madre della ragazza diventa una furia vendicatrice. È comprensibilmente sconvolta da quello che ha fatto il dot­tore e miglior amico prima al marito e poi alla loro unica fi­glia. In un triste incidente la madre, divenuta giustiziera per il dolore, appicca il fuoco alla berlina marrone del medico. La macchina, il luogo riconosciuto dell'inseminazione, è data visibilmente alle fiamme durante la funzione delle un­dici nella chiesa di Tutti i Santi. La madre utilizza questo fu­moso elemento di disturbo fuori dalla chiesa per correre lungo la navata, dritta addosso a lui. Indicandolo, lo accusa esplicitamente (testimoni la moglie e i tre bambini) di aver ingravidato la figlioccia non ancora quindicenne che si fi­dava di lui. «Chiedi pietà, porco. A Dio, alla tua famiglia e a me. Chiedi pietà, pezzo di cagnaccio arrapato.»”

 

Molto incisiva, anzi graffiante, la prosa di Gurganus che, con poche parole, narra il nucleo dei fatti ed avvince con foga incalzante il lettore. Egli guarda insieme il centro e il contorno, ottenendo una potenza raffigurativa non comune. Con pochi tocchi sa inquadrare i problemi esistenziali e le strategie sviluppate per superarli, o almeno per tentare di farlo. Dalle parole affiora un sarcasmo costante, a voler prendere in giro tutto e tutti, ben rappresentando il contesto di una piccola cittadina della nazione più potente al mondo e, in senso più lato, vizi e difetti del soggetto uomo.

Nemmeno il suicidio tentato del medico sbloccherà la situazione, ma al bambino neonato si provvederà comunque anche se la nonna, dissociandosi, dichiarerà riguardo alla figlia:

 

“Lei se l’è messo dentro, e ora sta a lei tirarselo fuori.”

 

Le due donne vanno a rifarsi un’esistenza in un altro stato. Qui la ragazza si diploma e si laurea, ed incontra un ragazzo molto simile a lei, anche fisicamente. Diventerà suo marito - nonostante tutto - ed avranno due figlie. Ora seguito con attenzione è l’evolversi della trafila matrimoniale di due coniugi “vincenti”, lui diventando un apprezzato radiologo di successo, lei impegnandosi a studiare il russo – tanto le dicono su fato e sventura i grandi scrittori dell’800 sovietico -, crescere le bambine e mandare avanti la casa. La madre segue la sua inarrestabile deriva, perfino arrestata per furto in un supermercato. E, con gli anni, cresce il rimpianto di Nonabbiatepaura per quel figlio partorito e subito smarrito, il cui peso finirà col prevalere a confronto delle figlie regolari, legittime, non poco amate ma “scontate”.

Poi spunta un impensabile alleato nella continua lotta mentale di lei: si diffonde il web con la mole gigantesca di dati e informazioni in esso presenti. Ha bisogno di un maestro e lo trova in uno studente, bravissimo al computer, con lei iscritto ad un corso di specializzazione in letteratura russa. Per carpire i segreti della navigazione in rete è pronta a tutto, anche al tradimento del marito, a far sesso con il giovane che, nelle lezioni impartite, comincia ad apprezzarla.

Ed ecco spuntarne ancora un altro al suo fianco, non una premonizione ma una visione, mentre è distesa sulla spiaggia con la famiglia, in cui “vede” suo figlio – non la figlia che aveva sempre immaginato -, ormai 17nne, il giorno del suo compleanno, un grosso e bel ragazzo che fa l’animatore di bambini. Questa visione sarà per la mamma inquieta il porto in cui rifugiarsi per sperare in un futuro diverso, e le fa sentire lo sconosciuto vicino come non mai “come in un marsupio assicurato alle spalle”. Corrisponde la visione alla realtà? non importa, è lo strumento attraverso cui può appropriarsi della sua adolescenza perduta, è il mezzo che l’aiuta a crescere per diventare finalmente adulta, per essere una mamma migliore ed amare di più le sue bambine. E questo nutrimento le consente anche di salire socialmente, di farsi apprezzare per le sue doti, di diventare più brillante, di tenere conferenze letterarie sfruttando il suo master.

E poi ancora – negli States può succedere anche questo – ecco il figlio telefonarle, come un qualsiasi conoscente, camuffandosi solo, all’inizio, da finto intervistatore che, poco a poco, le snocciola tutta la sua storia segreta, figlio che la sta chiamando dal prato avanti casa, che la scorge attraverso la vetrata, e che è riuscito ad infrangere tutti i firewall davanti ai quali è naufragato il desiderio di lei di sapere di più su quell’essere sottrattole e perduto lungo le strade del mondo. L’agnizione c’è tutta, trasposta da un feuilleton ottocentesco sul prato di una casa di 300 metri quadri in Giorgia, in una magnifica giornata di sole: 

 

“Era quasi immobile, e tuttavia il viso dolce sembrava così agitato dal mutare continuo delle espressioni che quasi non riusciva a chiudere la bocca. Sembrava aver paura di in­contrare direttamente i suoi occhi. Fissava invece l'asfalto del vialetto - le bici delle bambine. Appariva fin troppo consapevole dello sguardo della padrona di casa che lo stu­diava. Con gli occhi bassi, la testa, sotto il peso dello sguardo di lei, china quasi come in preghiera.

Sotto il sole forte di mezzogiorno, il ragazzo le sembrò anche troppo grande e grosso. Una stazza da atleta profes­sionista. (...)

Le ginocchia cominciarono a cederle, a perdere la loro abituale ela­sticità. Sentì una fitta acuta e pungente al centro del seno destro. Le sembrò di barcollare.”

 

Lasciamo qui i personaggi per stimolare la curiosità del lettore alle ulteriori vicende. Diciamo che la prosa di Gurganus si caratterizza per un’ampiezza direi proustiana di analisi degli stati d’animo in relazione agli accadimenti della vita. È come se l’evento, infilato su uno spiedo, roteasse lentamente esponendo ogni lato alla fiamma dell’abile artista, che desidera prepararlo a puntino per presentare un prodotto eccellente a chi si avventura nelle sue pagine. E si resta inchiodati a questa vicenda reale che, in qualche punto, si unisce alla fervida fantasia dell’Autore, come è normale che sia.

 

“Così tante strade per la gioia.

Per lo più deviazioni”

 

                            Luigi  Alviggi

 

Allan  GURGANUS: Non abbiate paura

traduzione di Maria Baiocchi ed Anna Tagliavini

PLAYGROUND, 2014 – pp. 128 - € 12,00

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